RE123+
Magi

Etichetta: Bad Mood Man Music
Anno: 2010
Durata: 48 min
Genere: post-metal/post-doom con tratti drone e ambient


"Magi" è un disco strano, misterioso, di difficile decifrazione. E' un disco che sfugge a qualunque definizione, o meglio, che si presterebbe a diverse definizioni, senza che nessuna di esse riesca a coglierne in pieno l'essenza. "Magi" è una mosca bianca all'interno della grande famiglia della Bad Mood Man Music, e per estensione della Solitude. "Magi" è, soprattutto, l'album d'esordio di una criptica realtà musicale bielorussa, i re123+. Questo progetto, legato in qualche modo al gruppo progressive rock Re1ikt, vede all'opera il chitarrista Ljubychev, il chitarrista e percussionista Demidenko, il fisarmonicista Kozlov ed il batterista Sudarev. Nel libretto non sono stati indicati termini di riferimento, in relazione al luogo nel quale è stato registrato questo CD. Semplicemente, è riportata una data, il 7 gennaio 2009, il giorno dopo l'Epifania cattolica. Perchè ho specificato questo? Perchè "Magi" è in apparenza un lavoro ispirato a quei Re-Magi che hanno visitato Gesù neonato, portandogli in omaggio oro, incenso e mirra. I titoli stessi delle composizioni qui presenti ("Way To The Son", "Three In A Desert" e "Gold, Ladan, Mirra") sembrano far riferimento a quell'episodio evangelico. Tanto più che "Magi" è il titolo stesso dell'album.
Qualcosa però non torna. A parte i titoli, nel resto del libretto (di lussuosa fattura, di dodici facciate) non ci sono riferimenti a questa tematica. Anzi, la copertina ci mostra due bambini vestiti in maniera strana, riprodotti in una fotografia che sembra scattata moltissimi anni fa. Il resto del libretto consiste in fotografie, ed in stralci del libro di Umberto Eco "L'Isola Del Giorno Prima".
Tutto è ambiguo. Più si cerca di comprendere i re123+, più tutto risulta contraddittorio, sfuggente. E parte del fascino di questo progetto musicale, penso stia proprio nell'alone di mistero, che suggerisce tantissime cose, ma in maniera fumosa, enigmatica.
La musica non è da meno. Definirne il genere, tra l'altro, non è impresa da poco. In parte è sperimentale, in parte penso che sia improvvisata. Le parti più strutturate riconducono al post-metal, in parte al post-core. Vi sono riferimenti al funeral doom, ma sono così stravolti da spingermi a coniare il termine "post-doom". Tante sezioni poi sono spiccatamente ambient, se non addirittura drone. A parer mio, i musicisti hanno voluto creare un qualcosa di particolare, forse ispirandosi ai gruppi della HydraHead, della Ipecac, della Southern Lord e così via.
La prima composizione è la più complessa, con i suoi quasi 30 minuti di durata. In essa, si susseguono sequenze di suoni, di armonici, che piano piano si trasformano in qualcosa che alla lontana potrebbe ricordare un funeral doom. Interviene poi una voce straniante, inquietante, i cui vocalizzi sono decisamente disturbanti. E tutte queste sezioni si accavallano l'una all'altra, in maniera a volte studiata, altre volte (penso) improvvisata. "Way To The Son" (questo è il suo titolo) racchiude in sè qualcosa di mistico, di ascetico, alle volte vicino nelle suggestioni ai canti dei bonzi, alle litanie ortodosse, ai canti armonici dei mongoli-tuvani. E' una traccia estrema in tutti i sensi, che mette a dura prova la pazienza dell'ascoltatore, ma che è anche in grado di stimolarne tante associazioni mentali, fino ad esplodere in un grande fascino.
"Three In A Desert", di 10 minuti, è più che altro uno strumentale per percussioni, con qualche nota distorta di chitarra che si fa sentire di tanto in tanto, prima del disturbante finale. Molto particolare, e più vicina all'ambient che ad altri generi.
"Gold, Ladan, Mirra", infine, occupa i suoi nove minuti con una melodia semplice e ripetitiva delle chitarre. Anche questo è uno strumentale.
Sinceramente, è difficile valutare questo CD, considerato il fatto che devo presentarlo ad un pubblico di lettori generalmente appassionati di metal. Di metal qui c'è ben poco, a parte i suoni superpotenti. Ed anche il funeral doom è molto distante. Siamo in ambito sperimentale, talvolta minimale. Insomma, tutto è così strano in questo "Magi". I punti di riferimento sono davvero pochi. Credo sia quindi il caso di avvicinarsi a questo lavoro con curiosità, e voglia di rischiare. Le seconda e la terza canzone, a parer mio, non sono eccezionali. Più strana e bizzarra è la prima, lunghissima, infinita "Way To The Son".
Sicuramente, "Magi" non è un disco per tutti i palati. E' comunque un lavoro personale, e penso che la Bad Mood Man abbia fatto bene a mettere sotto contratto questi re123+. Chissà che non trovino la loro strada, magari presso quelle etichette alternative che oggidì sembrano andare tanto di moda. Magari, in barba a tutti, potranno trovare degli sbocchi di popolarità imprevisti. Ripeto, chissà...
(Hellvis - Giugno 2010)

Voto: 7


Contatti:
Mail re123+: re1ikt@tut.by
Sito re123+: http://re1ikt.com/

Sito Bad Mood Man Music: http://www.myspace.com/badmoodman

Sito Solitude Prod.: http://solitude-prod.com/