RAVENTALE
Mortal Aspirations

Etichetta: Bad Mood Man Records
Anno: 2009
Durata: 53 min
Genere: doom / black metal


La prima cosa a cui ho pensato ascoltando il terzo album targato Raventale è stata "ma che diavolo è successo ad Astaroth?". Per chi non lo sapesse, Astaroth è il titolare di questa one man band russa che, circa un annetto fa, mi aveva davvero rapito con il suo secondo disco intitolato "Long Passed Days", un album in cui il black metal andava ad appoggiarsi su quelle bellissime atmosfere di malinconico dolore, di contemplazione della natura, nel silenzio della solitudine. Non è certo una soluzioni nuovissima, ma ho sempre amato questo taglio sicuramente meno abusato della musica estrema e mi tornavano con piacere richiami ad Agalloch, Katatonia e il Burzum di "Filosofem". Capirete bene, quindi, che quando mi è arrivato questo nuovo "Mortal Aspirations" le aspettative erano ben alte... E invece sono rimasto un po' deluso. Intendiamoci, questo lavoro non è affatto da buttare, anzi, è sicuramente ben fatto, ma la musica di Astaroth è molto diversa da quella che avevo conosciuto con "Long Passed Days". Si è persa, infatti, gran parte di quella nostalgica tristezza, quel dolore che traspariva in una musica lenta e avvolgente che però puntava davvero al racconto di una perdita, un pianto disperato narrato con il ringhiare di una bestia ferita. Tutto questo è quasi scomparso in favore di un approccio più epico e magniloquente, che però a conti fatti mi sembra più artificioso.
Entriamo un po' più nello specifico: innanzitutto la Bad Mood Man ha fatto come sempre un ottimo lavoro a livello di confezione e se "Long Passed Days" riportava una copertina con un rudere dimenticato nel folto della foresta, questa volta abbiamo la silhouette di un corvo che si libra sullo sfondo di un cielo notturno. Nessuna delle due immagini è il massimo dell'originalità, ma sono assolutamente funzionali alla musica. Ecco, appunto, parliamo della musica. Si parte con "The Fall Of The Mortal Aspirations" e subito vediamo come l'atmosfera sia decisamente cambiata: delle tastiere leggere e spettrali fanno da breve introduzione allo scatenarsi di un riff sì melodico, ma assolutamente più energico e rabbioso che in passato. L'incedere del brano è fiero, guerresco e per nulla votato alla contemplazione; di tanto in tanto ci sono dei rallentamenti dove si aprono le tastiere, ma anche qui la ricerca non è tanto quella elevazione spirituale che sentivo nel primo, quanto piuttosto la grandeur del black metal sinfonico. Per carità, tutto legittimo e il brano non è affatto brutto ma, francamente, diciamocelo: così la band ha ceduto il passo in personalità e si è un po' standardizzata.
Ma continuiamo con l'ascolto. Dopo "Cosmos Inside", una pacchianata di un minuto e mezzo di tastiere e cenni di elettronica, si continua con "My Birds Of Misfortune" e qui torno a respirare un po' di aria di casa. Indubbiamente anche qui si sente quell'approccio battagliero e oscuro alla composizione, ma si percepisce anche il ritorno a certe soluzioni che mi avevano tanto convinto in passato, soprattutto quando le chitarre, le tastiere e la sezione ritmica si fondono in un fluire unico che ti pulsa direttamente nello stomaco. "A Fading Scent Of Cinnamon And The Naked", invece, si apre con la più lenta e pesante anima doom di Astaroth, ma ben presto la bestia che una volta si lamentava ferita torna oggi a compiere vendetta con ritmiche serrate.
Ancora un breve intermezzo, questo sì malinconico e triste, con "Watching A Luna Becomes Thy Face" e poi torna a farsi sentire il vecchio Astaroth con la dolente "The Silhouette Of Despair" sebbene, bisogna dirlo, a livello di composizione siamo ben lontani dai fasti di "Long Passed Days".
Ancora un brano breve e veloce, "Escape To The Stars", e arriviamo finalmente a "Suicide As A Destined End", a parere di chi vi scrive il brano migliore del disco: qui torna a farsi sentire alla grande il musicista che avevo elogiato nella mia precedente recensione con un lungo brano pieno di sofferenza e dolore. Le chitarre accompagnano come un fiume il lamento lontano della voce di Astaroth, mentre le tastiere riempiono l'aria ammantando il tutto con delicatezza. Qualche accenno acustico a metà brano e poi ancora un fluire continuo fino allo scatto finale di rabbia e ribellione. Davvero ottima.
Con "A Ravens Fade", una breve composizione ambient per sole tastiere, si chiude l'album e arriva il momento di tirare le somme di questo lavoro. Ribadisco che non si tratta di un lavoro disprezzabile, tutt'altro, però allo stesso tempo si è persa un bel po' della magia che avevo sentito nel precedente lavoro. Si tratta di una scelta di stile e quindi va rispettata, ma personalmente credo che Astaroth con "Mortal Aspirations" abbia fatto un passo indietro. Speriamo di tornare presto a parlare di eccellenza, e non solo di un buon lavoro, con il prossimo disco.
(Danny Boodman - Maggio 2010)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito Raventale: http://www.myspace.com/raventale

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