RAVENCLAW
Where Mighty Ravens Fly

Etichetta: Atlantida Productions
Anno: 2003
Durata: 73 min
Genere: ambient, black


I Ravenclaw sono nati nel 2002 con lo scopo di creare una specie di musica vichinga, totalmente innovativa per l'underground. Non sempre l'ambizione corrisponde ad effettive capacità. In effetti lo stile dei Ravenclaw non è totalmente personale ma si tratta di un'insieme di varie influenze. Si sente però che la band cerca di fare qualcosa di non banale. O almeno, ce la mette tutta.
Il duo è composto dal patron dell'etichetta lituana Atlantida Productions, Ruslanas Danisevskis, e dall'austriaco Alex Wieser, già in forza a Hrossharsgrani e Uruk-Hai. "Where Mighty Ravens Fly" è il loro disco di debutto. E' stato registrato su un quattro tracce. La copertina, professionale, mostra un corvo e dei monti innevati sullo sfondo.
Tra vento, tuoni e gli strilli di un corvo ecco risuonare le note rilassate dell'introduzione. Si intitola "In Battles" ed è uno dei primi brani composti dai Ravenclaw. Infatti è già apparsa nella compilation Atlantida Vol. 13 assieme ad un'altra traccia presente in "Where Mighty Ravens Fly": la bonus-track "Atlantida (Fighting for Atlantis)". "In Battles" è uno strumentale breve, monotono e dai toni soft. La melodia è suonata soltanto da sintetizzatori. I rumori di battaglia sullo sfondo creano un effetto straniante, visto che oppongono la loro violenza alla malinconia delle note.
Anche la seguente "Fenriswolf" non è una traccia inedita. Anch'essa è comparsa in precedenza su una compilation della Atlantida, la quattordicesima per la precisione. Dopo i primi leggiadri arpeggi e la voce narrante, i Ravenclaw provano ad essere violenti con una mitragliata di drum-machine e una voce acutissima. Forse "Fenriswolf" avrebbe dovuto essere una canzone strana, in realtà mi sembra sconclusionata e deludente. La qualità di registrazione è veramente infima. Meglio proseguire.
"Shores Of Heaven" non è altro che un brano basilare di pianoforte. Il suono del mare fa da sottofondo. Come detto per l'introduzione, anche in questo caso il tema è ripetuto in maniera ossessiva. Questo modo di comporre penso sia stato ispirato dagli ultimi due lavori di Burzum ("Daudi Baldrs" e "Hlidskjalf") e dai primi album di Mortiis ("Fodt Til A Herske" o "Ande Som Gjorde Oppror").
Le stesse atmosfere dello strumentale precedente introducono la successiva "Valhall (Der Rabenwinter)". In breve, la drum-machine interviene a supporto degli strilli del cantante. Il ritmo è piuttosto lento, l'atmosfera è tesa e inquietante. Il brano è senz'altro mille volte meglio di "Fenriswolf". Si tratta di un black strano ed estremamente primitivo, ma capace di creare una certa suggestione. Peccato per le frequenti accelerazioni che rovinano un po' il tutto. A dimostrazione che il duo dà il suo meglio nei mid-tempo e nei frangenti ambient.
Il gorgoglio di una fonte introduce "Ravenclaw". Si tratta di un altro brano minimale che nulla aggiunge a quanto ascoltato in precedenza. E' comunque piacevole all'ascolto.
"A Vikings Jouney" possiede una melodia medievale di pregevole fattura. Gli onnipresenti rumori di battaglia fanno da sottofondo alle fredde ed epiche sonorità dei tempi passati. La lunga sezione finale si ripete allo spasimo. Le influenze principali sono quelle già citate in precedenza. Difatti il buon Varg viene tributato con la cover di "Hermodr A Helferd", la cui versione originale si trova su "Daudi Baldrs".
"Power & Might" è un'altra traccia essenziale, intima, con voce narrante. Peccato solo che ad un certo punto riparta quell'irritante drum-machine che, forse, dovrebbe creare un clima di violenza. Se si fossero fatti accompagnare da una stampante ad aghi il risultato sarebbe stato lo stesso. Queste parti non sono per nulla soddisfacenti e cancellano la tensione misteriosa, oscura e fredda creata ad arte dalle parti di sintetizzatore.
Un combattimento all'arma bianca annuncia la successiva "Sword Of Honour". Diamo onore al merito. Quando i Ravenclaw creano certe atmosfere stranianti, come in questo strumentale, le loro composizioni acquistano tutto un altro spessore. Certo, verso la fine ripartono drum machine e cantato ma, stranamente, le cose sembrano funzionare un po' meglio. Inoltre, la parte suonata dal pianoforte è molto evocativa.
"Set Sail (A Vikings Journey Pt.II)" ci conduce di nuovo tra mare e malinconiche atmosfere. Sensazioni di nostalgia vengono comunicate all'animo dell'ascoltatore. La traccia è lunga e monotona come potrebbe esserlo un lunghissimo viaggio per mare, desiderosi di una terraferma che sembra non essere mai in vista. Peccato che il finale, con la sua battaglia e le "sfuriate" black, non sia all'altezza di quanto ascoltato nei dieci minuti precedenti.
"Weltenbrand" è una breve outro dai toni stranamente allegri, rilassati. Pacifici.
"Where Mighty Ravens Fly" si conclude qui. E' stata però aggiunta la già citata bonus-track "Atlantida (Fighting For Atlantis)". Questa traccia è da considerarsi, cronologicamente, come la prima canzone mai composta dai Ravenclaw. Gli elementi ci sono già tutti, nel bene e nel male. Voci misteriose, voce strillata, drum machine risibile (in questo caso è meglio del solito) e ridondanti passaggi di sintetizzatore.
Che dire in conclusione? I Ravenclaw devono ancora maturare. Le idee ci sono ma la realizzazione non è ancora all'altezza. Penso che la band dovrebbe insistere sull'ambient, un genere nel quale mi sembra discretamente creativa. Se le parti black sono proprio irrinunciabili occorre allora migliorare la qualità di registrazione.
Un debutto altalentante.
P.S. Questo CD viene venduto a 5 euro, è un masterizzato con copertine stampate in bianco e nero.
(Hellvis - Settembre 2003)

Voto: 6.5