RAVENCLAW + SVARROGH
Split CD

Etichetta: Atlantida Productions
Anno: 2003
Durata: 71 min
Genere Ravenclaw: ambient/viking
Genere Svarrogh: death/black con influenze folk


Gran bello split questa nuova uscita della Atlantida! Nonostante i Ravenclaw e gli Svarrogh suonino musiche così diverse, la qualità globale è piuttosto buona. Se proprio bisognasse muovere una critica, si potrebbe temere che i fan dei Ravenclaw non apprezzino gli Svarrogh e viceversa. La mia opinione è che qualunque amante della buona musica apprezzerà entrambi in egual modo. Basta ascoltarli al momento giusto.
Passiamo ora a commentare iniziando dai Ravenclaw. Il duo austriaco/lituano formato dal capoccia dell'Atlantida Ruslanas e Alex torna sulle scene con un lavoro pieno di feeling e misterioso come non mai. La loro parte di CD si intitola "Zalgirio Musis" e presenta sei tracce molto omogenee.
Ho avuto modo di ascoltare il lavoro precedente della band, "Where Mighty Ravens Fly", ma non mi aveva entusiasmato. I Ravenclaw davano un'impressione di immaturità. Il loro rendimento non era costante: altalenava da parti interessanti ad altre evitabili. In pratica, il duo si esprimeva al meglio negli strumentali ipnotici ed atmosferici. Zoppicava invece nelle sezioni più propriamente black.
Sembra che anch'essi se ne siano accorti e questo mi fa felice. In "Zalgirio Musis" di black non ne rimane che qualche indizio, qualche influenza. Le sei tracce che lo compongono sono un lungo viaggio nelle atmosfere più cupe e gelide. Allo stesso tempo è impossibile impedire alla propria mente di viaggiare e sognare. Le lunghe parti strumentali, spesso accompagnate da suoni di battaglia, portano l'ascoltatore indietro nel tempo. I rumori della natura suggeriscono lunghe camminate nelle foreste umide del nord, notti passate nelle capanne dei villaggi, tenebrose riflessioni sulla necessità di uccidere il proprio nemico o venire ucciso.
L'ispirazione vichinga della band trova qui una realizzazione migliore rispetto al passato, più credibile. Sebbene non manchino canzoni valide come "Lietuviai Napasiduoda", la maggior parte di "Zalgirio Musis" è costituita da strumentali con voce narrante ed effetti sonori. I Ravenclaw non possono quindi essere inseriti nel gran calderone viking. La loro musica è personale e introspettiva. Muove i sentimenti tramite le suggestioni. Spesso le sonorità sono delicate, caratterizzate da chitarre acustiche e flauto. Altre volte sono i sintetizzatori o il computer che creano atmosfere vuoi più misteriose vuoi più epiche.
Nel loro precedente lavoro avevo paragonato le loro sezioni ambient agli ultimi lavori di Burzum o ai primi di Mortiis, come stile compositivo. Con "Zalgirio Musis" il songwriting dei Ravenclaw si è fatto più personale ed è un gran passo avanti.
E' importante segnalare anche il passaggio dall'inglese al lituano nei testi e nei titoli. Pertanto faccio i miei complimenti ad Alex e Ruslanas per il miglioramento. Continuando di questo passo potranno fare cose egregie. Ah, dimenticavo. La musica attuale dei Ravenclaw non è per tutti. Se ascoltata in un momento sbagliato potrebbe sembrare troppo pesante da digerire. Le composizioni spesso sono così dilatate da sembrare quasi asfittiche.
Tutt'altro genere è quello proposto da Svarrogh. Questo è il nome del progetto solista di Dimo Dimov, ragazzo bulgaro trapiantato in Germania. La sua parte di CD porta il titolo di "Baxas Xebesheth 1883" e presenta otto tracce. La versione integrale di questo lavoro conta quindici tracce ed è tutt'ora disponibile se cercata in qualche mailorder. La sua musica è molto interessante. Si tratta di un death/black a volte sinfonico spesso contaminato da elementi folk. Dimov si rifà alla musica del suo paese d'origine, la Bulgaria. Non per niente alcuni testi sono in bulgaro, oltre che in tedesco e in inglese.
Per "Baxas Xebesheth 1883" è coadiuvato da un elemento ospite del quale però non sono riuscito a trovare nessuna informazione. La qualità di registrazione è abbastanza buona.
Dopo una breve introduzione ecco partire la nervosa "Welkes Schwarz". Si tratta di un brano veramente godibile, valido sotto tutti gli aspetti. La sua struttura è complessa: i cambi di ritmo sono numerosi, quelli di riff non si contano. E' difficile descrivere la canzone minuziosamente. Le strofe black vecchio stile vengono spesso intervallate da passaggi di puro death, ritmiche thrash, assoli melodici. Il finale, addirittura, presenta una melodia mediterranea accompagnata dalla chitarra classica. La voce di Dimov è in genere un normale strillo black ma non esclude cadute nel gutturale, passaggi narrati o cantati a voce pulita. Ottima canzone, forse fin troppo vitale per il "nero avvizzito" citato nel titolo!
"Breathing Kathaarian Dust", il cui titolo fa molto DarkThrone, possiede un riff che i Fenriz e i Nocturno Culto attuali si possono soltanto sognare. Questa traccia si può considerare un tributo alla "band più odiata del mondo". Dimov non poteva onorarli meglio. Grande tiro, potenza e melodie una più bella dell'altra. Molti passaggi vengono coloriti dai puntuali interventi delle tastiere. Una canzone di black tradizionale come da tempo non se ne sentiva. Ottima!
"Die Hämische Pein" possiede un'introduzione inquietante, sussurrata ed acustica. Ad essa segue un mid-tempo non molto aggressivo. I suoni oscuri possiedono un che di eroico. Le parti folk danno quel tocco di popolare che non guasta. Musicalmente è meno incisiva delle due tracce che l'hanno preceduta ma rimane una canzone molto valida.
"Potoceta Hemirni (part I)" mostra il lato più death di Svarrogh. Il cantato è in gutturale, l'esecuzione è brutale. Sembra addirittura un'altra band quella che suona, talmente diversi sono il suono e il modo di cantare. Dimov dimostra di cavarsela più che bene anche in questo genere. Il ragazzo ha un talento non comune, davvero! Una nota: nella versione originale questa traccia è seguita da altre due parti.
"Am Nebelhain" ci riporta in territorio black. Il riff iniziale è molto popolaresco, sulla vena dei primi Einherjer. Anche in questo caso la musica è molto bella e le melodie sono ispirate. Ecco cosa caratterizza il lavoro di Dimov: si respira ispirazione pura, quella che nasce nel cuore di un individuo per velleità interne e non stimoli esterni. Certo, gli Svarrogh sono derivativi però non ci troviamo di fronte al classico mix di influenze. Questa one-man-band possiede una personalità propria che gli permette di trovare spunti imprevisti e sempre azzeccati. Il finale sembra troncato: non so se sia un difetto del mio CD, se è stato tagliato per lo split o se sia così anche nella versione originale.
"Sa Lebedi I Vrani". Si tratta di una composizione intimista, caratterizzata dal cantato pulito e da un ampio uso di tastiere. Se queste ultime non ci fossero si potrebbe parlare di folk apocalittico. E'una traccia molto strana, triste e malsana. Peccato che la qualità di registrazione lasci a desiderare con i suoni che vanno e vengono.
L'ultima traccia si intitola "Tyzhen Dyzhd" ed è un brano black vecchio stile sempre ricco di influenze folk. Anche in questo caso le scelte melodiche sono sempre di ottimo gusto. Pur non facendo mai nulla di innovativo, questi Svarrogh sono una realtà interessantissima. Il finale presenta un assolo di chitarra quasi heavy metal!
Posso quindi complimentarmi con Dimo Dimov per le belle canzoni che ha scritto e per il talento. Naturalmente ha ampi margini di miglioramento e deve fare attenzione a non subire un'involuzione. "Baxas Xebeshet 1883" è un gran bell'ascolto e mi ha messo la curiosità di ascoltarne la versione integrale.
P.S. Questo CD viene venduto a 5 euro, è un masterizzato con copertine stampate in bianco e nero.
(Hellvis - Settembre 2003)

Voto Ravenclaw: 7.5
Voto Svarrogh: 8.5