QUO VADIS
Forever

Etichetta: Earth A.D. Records
Anno: 1996
Durata: 38 min
Genere: techno-death


Primo album per i canadesi (del Quebec per la precisione) Quo Vadis, un gruppo totalmente sconosciuto in Italia ma che ha sfornato due grandi album finora. Lo stile di "Forever" è a metà strada tra il techno-death ed il death melodico, e le canzoni sono molto varie senza essere tutte dello stesso stile. Per descriverlo credo sia il caso di fare una rece traccia per traccia, anche se non mi piace sto metodo.
Le prime tre canzoni sono quelle più vicine al death melodico, visto che la struttura delle canzoni si basa sulla melodia e non sulla violenza del death, anche se restano comunque delle differenze con quanto fanno tutti i gruppi svedesi visto che queste canzoni sono ben più intricate e complesse rispetto al puro death melodico. Da notare che nella terza canzone "Carpe Deum" c'è una parte di violino (presa da "La Follia" di Corelli) suonata dal chitarrista Arie.
La quarta traccia è un breve intermezzo recitato con in sottofondo una chitarra con suoni "liquidi". Arrivano quindi 3 canzoni in puro stile techno-death, ricordano alla lontana gli ultimi DEATH e "Testimony Of The Ancients" dei Pestilence, e qui la melodia va in secondo piano, la parte più importante è tenuta dai riff violenti ed intricati.
Dopo questo terzetto è il turno della strumentale "The Day The Universe Changed", una canzone praticamente perfetta, con continui cambiamenti tra parti incazzate e parti più melodiche, in cui il gruppo dà il meglio dal punto di vista tecnico. La nona traccia è un altro intermezzo recitato con una chitarra pulita in accompagnamento, e poi arriva la conclusiva "Sans Abris", quella che io considero la vera perla dell'album: come stile non c'entra un bel nulla col resto, ma è troppo figa!!! E' una canzone lenta e malinconica, per nulla metal, direi che è una canzone blues e nemmeno rock, in cui c'è come ospite una soprano che sovrappone la sua voce angelica a quella grezza di uno dei cantanti del gruppo. Il risultato è spettacolare, una canzone tranquilla ma molto evocativa, che conclude nel migliore dei modi l'album.
Come detto sopra le capacità tecniche di questi 4 ragazzi sono molto alte, in particolare spicca il batterista Yanic, che dimostra di avere molta fantasia e di essere pure eclettico, visto che se la cava egregiamente sia nelle parti pestate ed intricate, sia in quelle rilassate e lente. Il cantato è diviso tra i due chitarristi, che si alternano tra un growl bello cavernoso, un growl aspro simil-Carcass ed uno screaming.
La produzione è buona, nulla di clamoroso ma tutti gli strumenti sono ben definiti e bilanciati. La confezione è molto buona, a me la copertina piace molto (una foto filtrata in blu di un fiume che scorre in un bosco), ed il libretto comprende i testi e tutte le note del caso.
Insomma, questo è un album che consiglio a tutti gli amanti del death metal molto tecnico e con una buona dose di melodia. Trovarlo è un po' dura, ma io ne ho visto qualche copia nelle fiere dell'usato. Al massimo basta fare un ordine in Canada, i prezzi dei loro mailorder sono convenienti, e la scelta è ottima, visto che la scena death metal del Quebec è attualmente la migliore al mondo per quantità e qualità.
(teonzo - Luglio 2002)

Voto: 9


Contatti:
Sito internet: http://www.quovadis.qc.ca/




In quanto a musica tecnica ed originale il Canada presenta una delle attuali migliori scene al mondo e i Quo Vadis sono davvero un parto eccellente di quella terra. Il caro vecchio techno-death, suonato con perizia e maestria, linee melodiche a dir poco sopraffine, intermezzi di grande pathos, e un finale a sorpresa con una canzone fuori contesto, meravigliosamente fuori contesto: un mix favoloso che accontenta sicuramente i palati più fini. Facendo due conti: l'originalità c'è, l'abilità pure, l'intensità anche, quella fucina di talenti che è il Canada è una garanzia, mi sa che son proprio da comprare, e di corsa...
(Orion - Agosto 2002)

Voto: 8.5