QUILL-PEN
Speed Child

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 43 min
Genere: heavy metal con influenze prog rock


I Quill-Pen non sono una vera e propria band. Questo progetto, infatti, nasce da un'idea di Davide Fontanel (voce, chitarra e tastiere), che decide di costruire una band per poter realizzare dei concept musicali su storie inventate. Oltre a lui, quindi, troviamo Alessandro Mirone al basso, Fabio Tomba alla batteria ed Emanuela Savio e Romolo Del Franco alle voci soliste.
La storia di questo concept racconta le peripezie passate da un mercantile inglese, lo "Speed Child", che deve raggiungere Port Royal per consegnare un carico d'oro. Alla fine la nave riuscirà a raggiungere il suo obbiettivo, ma non prima di aver attraversato numerose difficoltà come tempeste e abbordaggi da parte dei pirati.
Musicalmente parlando "Speed Child" è un lavoro decisamente interessante, dato che riesce nella non facile impresa di mantenere un suono classico e tradizionale, pur senza risultare anacronistico o una mera scopiazzatura di altre band. I Quill-Pen costruiscono le loro canzoni su un impianto di heavy metal tradizionale, su cui però si innestano passaggi vicini al progressive rock, momenti acustici, ottimi inserti di pianoforte e atmosfere sinfoniche mai troppo invadenti. Insomma, sarà per l'ambientazione marinaresca, sarà per i numerosi punti di contatti musicali, ma questi ragazzi mi hanno ricordato i Savatage di "The Wake Of Magellan".
Certo, bisogna dire che ci sono ancora alcuni aspetti su cui lavorare: innanzitutto, cosa comprensibile in un'autoproduzione, il suono non è perfetto, con un mixaggio poco bilanciato che non permette un amalgama efficace ed alcuni strumenti sono un po' penalizzati (le chitarre suonano un po' deboli). Anche la performance dei singoli musicisti, sebbene ben al di sopra della sufficienza, necessita di ancora un po' di lavoro, soprattutto per quanto riguarda le parti vocali maschili, ma in generale possiamo dire di trovarci di fronte ad un gruppo ben assortito e capace di costruire una proposta musicale convincente e personale.
I brani sono tutti di buona fattura, con delle punte davvero pregevoli e qualche normale caduta di tono. Tra gli episodi più interessanti non si può non citare la bella apertura affidata a "1775", un brano sostenuto e vitale giocato ottimamente sulle chitarre; l'ottima "Pirates" che mette in evidenza il lato più progressive del gruppo e che soffre solo nel suono delle tastiere che a volte sembrano troppo poco naturali; e anche "Into The Stranger Ship", varia e ricca di sfaccettature, che racchiude un po' tutti gli elementi del sound dei Quill-Pen uniti da una grinta particolarmente efficace. Il capolavoro del CD, comunque, è senza dubbio "The Morning Of A New Day", un bellissimo brano semi-acustico influenzato dai Savatage del periodo Zak Stevens dalle magiche atmosfere, che dimostra il vero grado di maturità della band.
Insomma, come ho già anticipato, a mio parere i Quill-Pen hanno davvero ottime potenzialità e, almeno in parte, hanno dimostrato di averle sfruttate al meglio. Tutto adesso sta nel riaggiustare il tiro in modo da mantenere quanto di buono c'è già e di correggere le imperfezioni. La mia speranza è che questi ragazzi raggiungano un buon contratto discografico con una etichetta che sappia prendersi cura di loro, che non si limiti a buttarli nel calderone, ma che invece sappia puntare su questa band. Fidatevi, se i Quill-Pen riusciranno ad avere un discreto budget, libertà artistica e un produttore artistico capace di valorizzarli, vedrete, verrà fuori una band con i fiocchi.
(Danny Boodman - Dicembre 2006)

Voto: 7.5


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