QUEENSRŸCHE
Tribe

Etichetta: Sanctuary
Anno: 2003
Durata: 42 min
Genere: metal


Dopo 3 anni e mezzo dall'ultimo lavoro in studio ("Q2K", settembre 1999) esce "Tribe", il nono studio album dei Queensrÿche. Nei mesi precedenti all'uscita ufficiale avvenuta nel luglio 2003 ci sono state molte voci sul gruppo: l'uscita dalla band di Kelly Gray, i progetti solisti realizzati da Tate e Rockenfield, l'uscita via via sempre più posticipata dell'album, ma anche i diversi problemi tra i vari membri della band sono tutti elementi che hanno contribuito a creare molta curiosità ed anche perplessità su quanto stava succedendo intorno al mondo Queensrÿche.
La notizia che ha letteralmente sconvolto tutto è stata però quella riguardante il rientro di Chris DeGarmo nella band, purtroppo però limitato alla sola realizzazione dell'album (nel relativo tour è entrato a far parte della band Mike Stone, che già aveva suonato nell'esibizione di fine anno 2003).
Il disco è composto da 10 brani ed indiscutibilmente è un album in qualche modo legato ai fatti di attualità seguenti a quel fatidico 11 settembre. È una sensazione che si può cogliere proprio con un ascolto anche superficiale: in effetti non occorre entrare in merito ai testi o affrontare particolari discorsi politici:. Il sound è cupo, anche grezzo, ma sostanzialmente diverso dal "grezzo" di "Q2K": infatti su "Q2K" il sound era più diretto, molto hard rock e più studiato per i live, mentre la percezione che si ha ascoltando "Tribe" è proprio quel senso di antico, tribale appunto. La batteria è molto acustica con vari inserimenti percussivi, basso molto pieno, avvolgente e distorsione delle chitarre mai esasperata ma con le valvole che lavorano a mille!
Come songwriting è un lavoro che prende alcuni elementi che già possiamo trovare in "Q2K" ed altri che invece riportano al capolavoro che è stato "Promised Land". "Rhythm Of Hope" per esempio ricorda molto le atmosfere di "Real World", il brano scritto per la colonna sonora del film "Last Action Hero". In generale quindi si può dire che tutti gli elementi portano ad un lavoro "decadente", sicuramente riflessivo e profondo come non si ascoltava dai tempi di "Promised Land". La velocità stessa delle canzoni, generalmente più lenta rispetto alle precedenti, contribuisce a rendere l'ambientazione più cupa e quindi a favorire questa interpretazione. In questo, grande merito va a Geoff Tate, capace ancora una volta di offrire una prestazione di altissimo livello tecnico e comunicativo; ma la presenza stessa di Chris DeGarmo non può non essere determinante soprattutto in chiave di collegamento con Michael, Eddie e Scott. D'altra parte 15 anni di musica insieme non possono non aver lasciato il segno.
Prendendo in esame più approfondito i singoli brani, ci si trova di fronte a canzoni di alto livello: "Open" è una delle più belle canzoni scritte negli ultimi anni dal gruppo, sicuramente la più heavy; "The Great Divide" è un brano dall'intensità incredibile, profondo e toccante; la title-track è un capolavoro di arrangiamento (non poteva che essere questa la canzone che dà il titolo all'album). Ma potrei anche citare "Blood", la splendida "The Art Of Life" con le sue atmosfere futuristico/decadenti, "Desert Dance"... tutti brani che contribuiscono ad alzare il livello di questo disco.
Purtroppo ci sono episodi che sinceramente mi hanno lasciato perplesso e sono le rimanenti "Losing Myself", "Falling Behind" e "Doin' Fine", brani che trovo sottotono ed anche un po' banalotti, ma che non intaccano di certo la qualità ed il giudizio finale decisamente più che positivo.
Due parole anche sull'artwork: la cover è una delle più belle in assoluto, seconda solo al totem di Promised Land. È molto semplice, nient'altro che un tri-ryche disegnato su una roccia. Unico neo del booklet è la totale mancanza dei testi (li si può trovare nell'edizione giapponese).
Concludendo, "Tribe" è un nuovo capitolo che riporta prepotentemente i Queensrÿche ai livelli di un tempo. E' un disco estremamente comunicativo, per nulla banale o scontato. A 20 anni dal loro esordio, i Queensrÿche confermano di essere una band con ancora molto da dire e con una notevole linfa vitale, basti pensare alle recenti esibizioni dal vivo offerte al Gods Of Metal 2003 e a Milano lo scorso 30 giugno. Se questi sono i presupposti, credo che il futuro potrà essere ancora pieno di piacevoli sorprese.
(Disconnected - Ottobre 2004)

Voto: 9