QUEENSRŸCHE
Empire

Etichetta: EMI
Anno: 1990
Durata: 63 min
Genere: heavy metal


C'era molta attesa per questo quinto lavoro dei Queensrÿche. Sicuramente il successo avuto con "Operation: Mindcrime" aveva attirato molta attenzione ed ovviamente aveva spalancato molte porte alla band ed offerto nuove opportunità.
"Empire" è uscito in Italia mi sembra di ricordare verso fine settembre 1990: tutte le previsioni che si potevano fare su come sarebbe stato questo album sono state ovviamente smentite o rese inutili. Infatti ci si trova sempre di fronte ad un album marchiato Queensrÿche ma sviluppato, concepito e realizzato in maniera completamente diversa dai precedenti lavori.
Innanzitutto non è un concept e non è rapportabile neanche a RFO, fermo restando che in questo album (RFO) c'è un filo conduttore ben marcato pertanto è un disco che va ascoltato nella sua totalità per essere completamente apprezzato.
Tornando ad "Empire", il disco gode di una produzione mai avuta prima, i suoni sono praticamente perfetti con il basso di Eddie Jackson che spicca in maniera determinante in buona parte dei brani, basti pensare alla sezione sviluppata su "Best I Can", o "Della Brown". Quello che colpisce sin da subito è una certa "solarità" di fondo che accompagna i brani: in effetti "Empire" è l'album più commerciale e non è un caso che siano stati ricavati ben 6 videoclip (di "Another Rainy Night" ci sono 2 versioni). I brani sono decisamente più immediati, di più semplice assimilazione grazie alle melodie meno cupe e meno intimiste; gli assoli stessi sono su questa stessa linea, di composizione più semplice e molto orecchiabili. Le chitarre si intrecciano tessendo riff accattivanti che permettono alla sublime voce di Sua Maestà Geoff Tate di esprimersi ancora una volta a livelli stratosferici per tecnica ed interpretazione pur rinunciando a certi esercizi tecnici che avevano contraddistinto i lavori precedenti (mi riferisco ai suoi caratteristici acuti). Il lavoro della sezione ritmica è perfetto, Scott ed Eddie supportano i brani con una facilità quasi disarmante. Più che giusto elogiare anche il lavoro di Scott, con delle partiture semplici ma veramente arrangiate alla perfezione che danno quel tocco caratteristico e quel qualcosa in più.
Ma allora, visto che emerge che il disco è più "semplice" e più "facile" rispetto agli album precedenti, perché anche questo album viene considerato una pietra miliare, addirittura da alcuni ritenuto il migliore dell'intera produzione?
Semplice: perché riuscire a realizzare cose semplici e stupende allo stesso tempo è una delle cose più difficili. La grandiosità di "Empire" sta proprio in questo: i brani sono a livelli altissimi, eseguiti e resi con una classe ed una maturità impressionanti. Ogni singola nota è quella che ci deve essere in quel preciso momento, ogni singola nota lavora per dare il giusto spessore al brano, ogni singola nota dà colore al brano e lo rende unico ed originale.
In questo la versatilità stilistica dei Queensrÿche supera ulteriormente i livelli già raggiunti precedentemente, proponendoci svariate situazioni, da quelle più dure e dirette su brani come "Empire" e "Resistance", a quelle più ricercate come "Della Brown", a quelle più introspettive come "Anybody Listening?" fino a raggiungere quelle in cui perfino i nostri genitori potrebbero mettersi a cantare o a fischiettare le canzoni, vedi "Jet City Woman", "The Thin Line", "Another Rainy Night" fino ad arrivare a "Silent Lucidity", forse il brano più famoso dell'intero repertorio Queensrÿche (grazie anche alla frequente rotazione sulle TV musicali dell'epoca). Non ci sono parole per descrivere questa ballad intensa, dolce, coinvolgente; e sembra incredibile che dei ragazzi che solo qualche anno prima avevano scritto uno dei brani più caratteristici e belli di tutto il panorama heavy mondiale ("Queen Of The Reich"), siano riusciti a realizzare una canzone come "Silent Lucidity"! inutile soffermarsi sui dettagli, dall'arpeggio iniziale di Chris, alla splendida voce di Geoff (mamma mia che bassi!!!), al magnifico intreccio del ritornello tra cori, tastiere e voce solista, ancora all'ineguagliabile bellezza dell'assolo di Chris, all'arrangiamento di Scott ed Eddie...
Vedete? Il grosso problema è che su quasi tutte le canzoni si possono utilizzare questi toni così esaltanti! Anche i brani meno belli, per esempio "Hand On Heart" e "One And Only" sono comunque di alto livello e nel contesto generale non sfigurano affatto, anzi la chiave di lettura offerta in generale dall'album li valorizza adeguatamente.
C'è anche un'altra considerazione da fare: c'era già un'ottima distribuzione a livello CD ma in quel periodo si potevano ancora trovare i vinili e comunque si ascoltavano molto le cassette: la prima "facciata" di "Empire" è veramente eccezionale! I 6 brani ("Best I Can", "The Thin Line", "Jet City Woman", "Della Brown", "Another Rainy Night", "Empire") hanno un ritmo ed un tiro incredibile ed incalzano l'ascoltatore in modo da rendergli impossibile qualsiasi forma di distrazione o di sbadiglio.
Non si può trascurare neanche qualche particolarità legata a tutto quello che si è sviluppato intorno a questo album: ho già parlato dei 6 videoclip, aggiungo quindi che i Queensrÿche affrontarono un tour mondiale veramente massiccio ed è in questa occasione che sono venuti per la prima volta in Italia, a Firenze il 5/12/90 (mi sembra) e a Milano il giorno dopo, con un Rolling Stone completamente pieno. E' solo con questo tour che è stato proposto totalmente "Operation: Mindcrime" tutto in sequenza e per l'occasione Sister Mary (cioè Pamela Moore) ha seguito la band in ogni apparizione. Sull'onda del notevole successo riscontrato uscì un cofanetto, "Operation: Livecrime", contenente CD, VHS e booklet, a tutti gli effetti l'esatta versione di "O:M" dal vivo (vi rimando alla relativa recensione). È finita qui? No: apparizione all'Unplugged di MTV il 27/4/1992 e uscita di un video ufficiale, "Building Empires", in cui i 5 raccontano la loro storia e in cui possiamo ammirarli nei videoclip dal lontano 1983 al 1990, nelle recenti esibizioni live ed anche in versione unplugged.
Trascuro il "dettaglio" dei CD/dischi singoli (di "Silent Lucidity" ce ne sono almeno 7 versioni), di certe edizioni speciali quali cofanetti da 7", 10" e 12", picture disc sagomati e non, brani inediti pubblicati come b-sides, vedi "Last Time In Paris" e "Scarborough Fair", che non avrebbero affatto sfigurato nell'album. A questo proposito "Scarborough Faircanticle" è un brano medievale che è stato ripreso anche da Simon & Garfunkel; i Queensrÿche ne avevano già fatto una versione presente in un loro primo demo del periodo 1983 (ovviamente in versione heavy con chitarre distorte) mentre questa versione è stata completamente riarrangiata in acustico.
Per concludere l'elenco cito ancora un'edizione promozionale dell'album che quando apri il "digipack" c'è il tri-ryche sagomato... e l'introvabile "Operation: Empire". Ah, dimenticavo la versione dell'album in CD GOLD 24K e quella in DVD-Audio.
Se è stato fatto tutto questo "movimento" un buon motivo ci sarà, no?
(Disconnected - Aprile 2003)

Voto: 9.5



La recensione vera e propria ben descrive i dettagli di questo disco... in effetti è un album piuttosto orecchiabile, con riffs dal sapore hard rock americano e canzoni nel complesso più immediate rispetto ai dischi precedenti.
L'unica cosa che non cambia, visto che stiamo parlando dei Queensrÿche, è il valore dell'album, veramente altissimo. Uno dei dischi più belli degli anni '90 e attualissimo ancora oggi, sia come suoni che come idee.
(Linho - Maggio 2003)

Voto: 10