PSYCHOTIC WALTZ
Into The Everflow
Etichetta: Bullet Proof
Anno: 1992
Durata: 46 min
Genere: progressive metal
La presenza di soli otto brani e la conseguante minore durata complessiva del disco rende "Into The Everflow" molto meno dispersivo rispetto al precedente esordio. I musicisti sono sempre gli stessi e le coordinate, pur cambiando di poco il tiro, rimangono le stesse: un progressive metal piuttosto poliedrico che tende a sottolineare l'espressività della musica più che le capacità del gruppo.
Concentrandosi in uno spazio minore gli Psychotic Waltz hanno la tendenza a focalizzare l'attenzione più sulla riuscita del brano, sul risultato finale pezzo per pezzo quindi, piuttosto che dare libero sfogo alla creatività. Ogni singola traccia segue un unico indirizzo, senza uscire troppo dai binari su cui si indirizza all'inizio, mentre i pezzi migliori del lavoro precedente erano intrisi di maggior fantasia e svariavano parecchio, ma con semplicità, lungo la durata. Le reminescenze di questa tendenza rimangono in "Freakshow", "Butterfly" e, in minima parte, anche in "Out Of Mind", ma non sono la stessa cosa di quello che il gruppo ci aveva mostrato un disco fa.
Rimane costante la dinamica di fondo dei brani, che permette di elaborare canzoni abbastanza complesse, ma fluide e scorrevoli nelle variazioni di tema; anche se manca quella componente techno-thrash, "Tiny Streams" e l'incalzante ritmo di "Little People" ci rivelano come i cinque strumentisti ci sappiano fare nelle difficoltà e come si divertano nelle sezioni strumentali.
Allo stesso modo l'aspetto più emotivo della musica viene presentato sottoforma di atmosfere sognanti nella splendida opener "Ashes" e in "Hanging On A String", ballad di buon livello ma non eccezionale. Le novità invece vanno ricercate nella visionaria eterogeneità vocale di Buddy Lackey, sempre degno di nota, e nella venatura psichedelico-spaziale che avvolge il finale della title-track e alcune parti di "Butterfly", caratterizzate dalle percussioni suonate dal cantante e dal chitarrista Dan Rock.
Certo, l'album è davvero molto bello, ma paga parecchio il confronto con gli apici del precedente, dove erano le spettacolari metamorfosi del brano a porre gli Psychotic Waltz su un piano creativo molto elevato. Ho l'impressione, confermata dalle uscite successive, che il gruppo abbia voluto indirizzarsi verso un songwriting dedito più alla forma canzone, concentrandosi su arrangiamento e cura delle melodie; forse "Into The Everflow" va considerato quasi come un disco di transizione, ma è comunque da sottolineare la capacità espressiva della musica e la semplicità della resa finale.
(Melix - Maggio 2004)
Voto: 8
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Sito internet: http://www.psychoticwaltz.com/