PROTEST
What For Name, When Humanity Is Dying
Etichetta: Metal Age Productions
Anno: 1995
Durata: 33 min
Genere: death/doom sperimentale
I Protest si sono formati in Slovacchia nel 1989. All'inizio la band suonava thrash metal con vocals in stile death. In seguito ad alcuni cambi nella line-up, ogni velleità thrash è stata abbandonata a favore di un death grind.
Nel 1992 il gruppo ha inciso un promettente demo intitolato "Inside Of Humanity".
Nel 1995 i Protest hanno pubblicato il loro primo album dal titolo "What For Name, When Humanity Is Dying". La formazione vedeva Frantisek Sochulák (batteria, poi nei Lunatic Gods con il nome di Psycho), Igor Prejsa (chitarra), Viktor Kotrik (chitarra), Pavel Baricák (basso, poi noto come Hirax dei Lunatic Gods), Ivan Kraf (tastiere, poi King nei Lunatic Gods), Jaroslav "Horár" Vavro (voce, anch'esso in seguito con i Lunatic Gods).
La copertina ritrae due suggestive immagini. A sinistra c'è una donna col petto nudo ed il volto nascosto da un disegno sul quale campeggia un grande occhio. A destra vi è un angelo, colorato di blu. Il libretto è di sole quattro pagine, ovvero un foglietto piegato in due, al cui interno sono stampati i testi in caratteri piccoli.
La produzione è funzionale sebbene non potentissima. In questo album la band è coadiuvata dalla prestazione della cantante ospite Danica Radvanova.
Sin dalla prima traccia si capisce che i Protest non difettano di personalità. Dopo una breve introduzione ecco partire "Abandoned Love", dove alla brutalità del death vengono accostate le raffinate atmosfere delle tastiere e della voce femminile. Quest'ultima non ha un ruolo di primo piano ma si limita a vocalizzi d'accompagnamento in contrasto col gutturale devastato di Horár. Il brano non è velocissimo se si esclude la vorticosa sezione centrale. Sono presenti suggestioni doom e melodiche, soprattutto in concomitanza con gli assoli.
"Do You Like To Die?" è un brano breve e brutale. Se l'inizio concitato è violentissimo, il rallentamento della seconda parte è oscuro come una notte senza luna. Nulla di trascendentale.
"Monotonous Whisper" si apre con la delicata voce di Danica che intona una melodia accompagnata dalla tastiera. I Protest danno prova di un discreto gusto per l'arrangiamento, tanto che l'accostamento tra le sonorità gotiche ed il death risulta abbastanza convincente. Il brano, piuttosto lento ed evocativo, alterna sezioni melodiche ad altre atonali. I cambi di ritmo non si contano, così come i brevi passaggi tecnici. Si tratta di una delle migliori canzoni dell'intero CD, grazie alle sue trovate sonore e alla validità della musica. In essa è ravvisabile la volontà sperimentale dei Protest, nonché la predilezione per le strutture complesse destinata ad accentuarsi nelle tracce successive.
"Abyss Of Emptyness" (sì, proprio con la "y" al posto della "i") è un complicato brano di death tecnico. La band picchia di brutto, lasciando addirittura le tastiere in disparte per gran parte della canzone onde accentuarne l'aggressività. L'esecuzione è molto precisa e i musicisti dimostrano una discreta creatività, soprattutto per quanto riguarda la sezione ritmica. A un certo punto si può sentire il suono distante della tastiera che imita una tromba: un tocco jazz che non guasta. Complimenti per la grinta, purtroppo non supportata a dovere dalla produzione un po' soft.
Con "Psychological Project" l'arrangiamento torna a farsi più atmosferico e caldo. Peccato per le sonorità della tastiera: non sono molto gradevoli. Inoltre le chitarre avrebbero dovuto essere registrate ad un volume più alto. Si tratta di un brano vario e complesso, difficile da analizzare punto per punto. Vengono alternate accelerazioni brutali, passaggi cadenzati sulla vena del death tradizionale o addirittura sezioni tecniche ai confini col techno-death. Un brano interessante anche se non imprescindibile.
Le battute iniziali di "In Forgotten Paradise" non eccedono come al solito in velocità: questo a causa dell'onnipresente spettro del doom che caratterizza alcuni momenti del CD. In realtà il brano è mutevole: spesso spinge improvvisamente sull'acceleratore per frenare qualche secondo dopo. Come al solito, le parti soliste delle chitarre sono di ottima fattura. "In Forgotten Paradise" è un brano death di buona qualità. Interessante.
"Dreams Melody" si apre con uno strepitoso riff blueseggiante. La voce di Horár si diletta anche in brevi vocals pulite. Si tratta di una canzone dotata di un arrangiamento molto bello e di alta qualità. Il suono è pieno e ricco. Il brano è vigoroso, non tragga in errore il suo titolo. Vi è poco di sognante nelle note di questa traccia.
"What For Name, When Humanity Is Dying" è un disco interessante, a tratti sorprendente, eppure ci mostra una band ancora alla ricerca del proprio stile. Le sette tracce danno prova di grande creatività ed originalità ma spesso i Protest tendono a mettere troppa carne al fuoco. Al punto che diventa difficile trovare dei punti di riferimento. Inoltre il tastierista Ivan Kraf opera delle scelte sonore non sempre felici: non saprei dire se è il suo strumento ad essere scarso o il suo gusto ad essere discutibile. Va comunque tenuto conto che si tratta di un album d'esordio, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Per fortuna, i primi sono maggiori dei secondi.
Per gli sviluppi futuri della musica dei Protest, rimando i lettori alla recensione di "About Human Idols".
(Hellvis - Aprile 2004)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Metal Age Productions: http://www.metalage.sk/