PROTEST
Have A Rest, Please

Etichetta: Metal Age Productions
Anno: 2003
Durata: 33 min
Genere: grindcore / death metal


Dopo un album come "About Human Idols" (vedi recensione) i Protest soprendono tutti con questo nuovo "Have A Rest, Please". La band slovacca abbandona il techno-death per dedicarsi a un death/grindcore tecnico ma fortemente debitore della old-school del genere. La cover di "Suffer The Children" dei Napalm Death (intitolata, per l'occasione, "Lapac Smrti (Lapam Dech)" ovvero "Cercatore di Morte (Afferrando il Respiro)") è sintomatica. Si tratta di una vera e propria mossa a sorpresa. In realtà, la scelta non è stata casuale. Dopo l'abbandono del chitarrista Igor Prejsa, il compositore principale del gruppo, i Protest si sono trovati di fronte a un bivio. O continuare per la vecchia strada, arrangiandosi alla bene e meglio, oppure tentare di percorrere un nuovo sentiero. Va da sé che la band ha optato per la seconda ipotesi.
La line-up attuale dei Protest vede gli storici Viktor Kotrik (chitarra) e Jaroslav "Horár" Vavro (basso e backing vocals) coadiuvati dal fido Rasto "Rasty" Petrovic (batteria) e dai nuovi Vladko "Cervo" Cervaga (voce) e Patrik "Pato" Jantosik (chitarra). Questi ultimi tre suonano anche nella death metal band Mentality.
Come sono questi nuovi Protest? Beh, penso che chi ne apprezzava il lato tecnico e sperimentale forse ne rimarrà deluso. Naturalmente l'abilità tecnica rimane invariata ma le strutture compositive si sono semplificate. Del vecchio stile non ne è rimasto che qualche accenno: l'assolo giocato su scale jazz nell'opener "Dead Illusions" ad esempio. Per il resto, la tecnica è messa al servizio delle canzoni e non viene più esibita (anche se questo verbo non si confà agli slovacchi, sempre molto umili da questo punto di vista). Le capacità dei musicisti emergono ad un ascolto attento, facendo attenzione all'arrangiamento ed alla precisione chirurgica dell'esecuzione. Punto e basta. Lo spirito di "Have A Rest, Please" è profondamente diverso da quello degli album precedenti. La Metal Age definisce questo CD "veloce, grezzo, brutale, intenso". Sul "grezzo" ci sarebbe da ridire, visto che la produzione è perfetta e l'esecuzione è, come ho già scritto, impeccabile. Per quanto riguarda gli altri aggettivi, direi che sono azzeccati. I Protest suonano un grindcore così competente che sembra non abbiano fatto altro nella loro vita. Un grind che a volte assume connotati thrash (vedi "Following The Path Of Wise" o la successiva "I Ask Myself Why I Am Here"), altre volte invece è purissimo nella sua forma ("I Lay My Feet On The Grass" o "Do You Like To Die?"). Si passa da tracce devastanti quali "Amusing Advisor For Unexperienced Explorers" a brani cadenzati come "Death Knows No Sundays". Cervo e Pato si sono subito ambientati alla grande col resto della band. Il primo è sicuramente un cantante potente e le sue vocals sono spaventose, soprattutto quando Horár lo supporta con i suoi ruggiti. Pato è invece un buon mestierante. Il quintetto piega i dettami dei vecchi Protest al nuovo stile.
"Have A Rest, Please" è un album spiazzante, soprattutto considerati i trascorsi del quintetto. Il titolo stesso è una contraddizione, vista la furia espressa dalla band in poco più di mezz'ora. La copertina ci mostra un parco in autunno. I rami spogli degli alberi sono riflessi da un fiumicciattolo. Tutto sembra così silenzioso e tranquillo, eppure...
Forse consci dei rischi che un cambio stilistico così drastico avrebbe potuto causare, i Protest hanno deciso di stuzzicare l'ascoltatore provocandolo. Ad esempio, dopo tanto rumore ecco giungere inaspettata la traccia conclusiva "Ohi Ohu Ach Ka Ka", suonata da un flauto ed accompagnata dalle percussioni. Un brano etnico in tutto e per tutto.
La provocazione regge perché i fan si aspettano ben altro dai Protest. Musicalmente parlando, invece, la cosa funziona meno. "Have A Rest, Please" è un album death/grind di valore. Purtroppo, rispetto ai picchi creativi di "About Human Idols", mi duole ammettere che la band ha fatto un passo indietro in quanto ad originalità. La personalità c'è ma non è stilisticamente spiccata.
Consiglio questo album agli amanti del grindcore o del death più assassino. Chi invece ha apprezzato "About Human Idols" farebbe bene a scaricarsi qualche mp3 prima di procedere all'acquisto del terzo CD dei Protest.
(Hellvis - Aprile 2004)

Voto: 7


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Sito Metal Age Productions: http://www.metalage.sk/