PROTEST
About Human Idols
Etichetta: Metal Age Productions
Anno: 2002
Durata: 46 min
Genere: techno-death
"About Human Idols" è il secondo full-length degli slovacchi Protest. Già nel precedente "What For Name, When Humanity Is Dying" (1995 - vedi recensione) avevano dato ampia prova di personalità e di originalità di idee. Il loro death metal tendeva a infrangere i confini del genere grazie alle tastiere atmosferiche e all'utilizzo di una dolce voce femminile. Inoltre le strutture delle canzoni denotavano una spiccata tendenza al tecnicismo ed alle complessità ritmiche.
Con "About Human Idols" i Protest fanno compiere una decisa evoluzione al proprio stile. Melodia ed atmosfere passano in secondo piano e la musica si sposta decisamente su lidi più caratteristicamente techno-death. Non ultimo tra i vari motivi del cambiamento stilistico è il cambiamento della line-up. Pavel "Hirax" Baricák (basso), Frantisek "Psycho" Sochulák (basso) e Ivan Kraf (tastiere) abbandonarono i Protest tra il 1995 e il 1997 per dedicarsi maggiormente ai loro Lunatic Gods. Per i primi due vennero trovati in breve dei sostituti. Il tastierista invece non venne rimpiazzato.
La line-up del 1998 vede Igor Prejsa (chitarra), Viktor Kotrik (chitarra), Jaroslav "Horár" Vavro (voce), Pavol Katrák (basso, poi nei Mortuary) e Rasto "Rasty" Petrovic (batteria, anche nei Mentality).
Le registrazioni del secondo album dei Protest risalgono proprio a quell'anno. Purtroppo, nonostante "About Human Idols" fosse pronto, la band si sciolse ed il disco non venne pubblicato.
Per fortuna, nell'estate del 2000, i Protest decisero di riprovarci. Tennero subito un buon numero di concerti e, nel frattempo, si misero alla ricerca di un'etichetta disposta a pubblicare il loro secondo lavoro. La scelta fu la più ovvia: decisero di tornare con la Metal Age, che già aveva pubblicato il loro primo album.
Nel 2002 "About Human Idols" venne finalmente pubblicato. La produzione è senz'ombra di dubbio migliore rispetto a quella dell'album precedente. E' potente e corposa, gli strumenti si distinguono nitidamente senza per questo perderne in quanto a impatto.
La copertina mostra un Cristo crocifisso su sfondo rosso. Il libretto è tutto basato sulla medesima grafica ma la scelta non azzeccata dei colori rende i testi di difficile lettura. Il concept è una critica nei confronti delle religioni dell'umanità.
Ho già scritto della svolta musicale dei Protest. In effetti il risultato è di alta qualità. La prima cosa che salta all'orecchio è la compattezza di "About Human Idols". Nell'album precedente la band slovacca sembrava non sapesse con precisione quale direzione prendere. Il disco era valido ma discontinuo. Gli elementi presenti erano troppi e molto spesso la composizione si risolveva in barocchismi fini a se stessi ma non determinanti per lo sviluppo del brano. In breve, nonostante l'elevata caratura artistica, "What For Name..." è un album ancora un po' immaturo.
"About Human Idols" ci mostra invece una band decisa e sicura su ciò che vuole fare. Le ambiguità stilistiche sono completamente cancellate. I musicisti hanno optato per un death metal aggressivo e dannatamente tecnico. Anche la melodia non è più un fattore decisivo come nel disco d'esordio. Essa compare a tratti, come ad esempio in "World Is Just A Comics Full Of Fear And Pain" o nella strepitosa "The Tree Of Ages Does Not Breathe Anymore". Ma per la maggior parte del tempo i Protest creano canzoni senza compromessi, violentissime eppure tecnicamente ardite. Basta sentire la sezione ritmica costituita dal virtuosismo al basso di Pavol o dalla creativa batteria di Rasty. Ma sono i chitarristi Igor e Viktor che danno il loro meglio, soprattutto in ambito solista. Gli assoli sono molto vari, spesso melodici ma il più delle volte jazzati. E proprio il jazz fa sentire la sua presenza sorprendente quando l'ascoltatore meno se l'aspetta. La tromba in "All Will Join All Of Them Forever" ne è un esempio.
Tutte le otto canzoni presenti nel CD dimostrano quanti passi in avanti hanno compiuto i Protest dal 1995. Il songwriting è variegato ma al tempo stesso omogeneo è il sintomo della raggiunta maturità stilistica. Si pensi ad esempio all'opener ed alla traccia conclusiva, così simili eppure così diverse. "Nothing But Grim Emptiness" è un esempio di violenza controllata bilanciato da "The Black Face Of Mankind", che inizia come una ballata per concludersi in maniera tellurica.
Ma la traccia che più mi è piaciuta è la già citata "The Tree Of Ages Does Not Breathe Anymore", con quel suo irresistibile incedere funky. In essa melodia e atonalità sono mescolate in maniera così naturale e coinvolgente da lasciare stupefatti.
Il secondo CD dei Protest mette in mostra le grandi qualità della band slovacca. E' un disco che merita di essere conosciuto. Consigliato a tutti gli amanti del techno-death.
(Hellvis - Aprile 2004)
Voto: 8.5
Contatti:
Sito Metal Age Productions: http://www.metalage.sk/