PRESTO BALLET
The Lost Art Of Time Travel

Etichetta: ProgRock Records
Anno: 2008
Durata: 60 min
Genere: progressive rock


A molti di voi il nome dei Presto Ballet avrà fatto drizzare le antenne, dato che chi li conosce sa benissimo che questa band non è altro che un progetto parallelo di Kurdt Vanderhoof dei Metal Church. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, invece, è meglio fare una precisazione, perché la musica dei Presto Ballet non ha niente a che vedere con la band madre di Kurdt: qui, infatti, non c'è ombra di heavy metal possente ed oscuro, ma al contrario ci possiamo deliziare con un pregevolissimo prog rock d'annata, figlio diretto di band come Genesis, Yes o Kansas.
Nessuna strana sperimentazione, nessun tentativo di rinnovare il genere, semplicemente un gruppo di musicisti dotatissimi che si divertono a ricostruire un passato che per molti altri sarebbe ingombrante e che invece i Presto Ballet maneggiano con grandissima perizia. Strumentazione vintage, suoni settantiani, composizioni molto lunghe che si muovono tra fughe strumentali, mellotron, hammond e moog, per non parlare della chitarra preziosissima di Vanderhoof e della calda voce di Scott Albright.
Allo stesso tempo, però, non dovete pensare ad uno di quei lavori stanchi, mortalmente ancorati al passato e già vecchi ancor prima di nascere: la perizia strumentale e compositiva di questi musicisti è tale che il pericolo viene scampato. Quello che rimane è invece un concetto perfettamente sottolineato dal titolo, ovvero "l'arte perduta di viaggiare nel tempo", una vera e propria ricostruzione di uno stile, così attento e ben fatto da risultare piacevolissimo a chi ama il genere. Certo, se questa nostalgia vi ha stancato e siete alla ricerca di qualcosa di nuovo, allora non è qui che dovete cercarlo, ma in caso contrario non potrà non piacervi un lavoro che ha davvero pochi punti deboli.
Personalmente devo dire di aver apprezzato molto di più i primi due terzi dell'album, perché sul finale mi pare che la band perda un po' della sua lucentezza, lasciando negli ultimi venti minuti un po' di stanchezza, come si sente in due brani non eccelsi come "I'm Not Blind" ed "Easy Tomorrow".
Poco male, comunque, perché tutto il resto non perde un colpo e si fa ascoltare con vivissimo piacere. Si parte con "The Mind Machine" e subito vengono messe le carte in chiaro: ritmi sostenuti, intrecci raffinati e una prova vocale ineccepibile. Il brano è estremamente vicino ai Genesis classici, ma non mancano richiami alla scena americana, tra il pomp rock dei Kansas e qualcosa degli Eagles.
L'ombra di "Watcher Of The Skies" dei Genesis aleggia sul brano successivo, "Thieves", che però si avvicina molto anche ai passaggi ariosi degli Yes, anche grazie ad alcuni stacchi eterei e solari come quelli della band di Jon Anderson. Ancora gli Yes si fanno sentire in "You're Alive", brano acustico che mi ha ricordato la parte iniziale di "I've Seen All Good People": delicata ed adattissima a dare ampio respiro dopo due composizioni da dieci minuti l'una. Oltretutto il pezzo successivo, "One Tragedy At A Time", è una lunghissima suite di quattordici minuti e quindi ci prepariamo ad un ascolto molto attento: inutile dire che, come spesso accade in questo genere, è proprio in questo brano che la band tira fuori il meglio in assoluto, raccogliendo davvero tutta la tradizione del progressive sinfonico e ricostruendo un arazzo di raffinata fattura tra sprazzi degli onnipresenti Yes e Genesis, Gentle Giant, Camel e perfino Queen. Questi quattro brani rappresentano il meglio dell'album, a mio parere, anche se il brano conclusivo, "Haze", non è affatto male, pur senza aggiungere niente di nuovo a quanto già detto.
Non mi resta che concludere, quindi, consigliandovi questo pregevole lavoro: come dicevo non posso parlare di capolavoro, trattandosi di un'operazione sostanzialmente nostalgica e già sentita per tutti coloro che hanno consumato gli album dei maestri del prog inglese; d'altra parte la qualità elevata delle composizioni mi fa propendere per un voto bello alto. Complimenti a Kurdt Vanderhoof e ai suoi compagni, quindi, e voi non lasciatevi sfuggire questo ottimo disco!
(Danny Boodman - Gennaio 2009)

Voto: 8


Contatti:
Mail Presto Ballet: kat@pageplanit.com
Sito Presto Ballet: http://www.prestoballet.com/

Sito Progrock Records: http://www.progrockrecords.com/