PRAETORIAN
Crushing Torment

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 45 min
Genere: death metal tecnico, melodico e progressivo


Ecco di ritorno gli australiani Praetorian, vecchia conoscenza dei lettori di Shapeless, proprio perchè ne abbiamo commentato l'album d'esordio "Threnody" ed anche un promo successivo. Autori di un death metal melodico tecnico, influenzato da altri generi e particolarmente progressivo, sembravano promettere bene: per questa ragione sono contento che abbiano deciso di inviarci il loro nuovo lavoro.
La copertina è a metà strada tra il fantasy, il fantascientifico ed il surreale. Il libretto, di otto pagine, contiene tutti i testi e le foto dei membri del gruppo: Jonathan Cachia (chitarra e voce), Ian Ahles (chitarra e voce anche lui), Andrew Waugh (tastiera), Beth Johnstone (batteria) e Richard Luke (basso).
Il CD si apre con "Manipulate To Desecrate", brano piuttosto lungo e dai due volti. Il primo volto è quello della classica canzone death metal melodica, non veloce ma carica di atmosfera. Il feeling nasce dai suoni caldi, dai contributi della tastiera e dai cori melodici che, nei ritornelli, doppiano il growling profondo del cantante. Se la canzone iniziasse e finisse in questa maniera, ci sarebbe da restarne delusi: il giro d'accordi non è originalissimo, l'arrangiamento e la struttura sembrano essere piuttosto prevedibili. Ho scritto "sembrano", perchè questa composizione ha una seconda faccia, come preannunciato. Attorno ai tre minuti, ecco partire un lungo intermezzo strumentale nel quale la classe degli australiani si fa finalmente sentire. E' un passaggio d'atmosfera giocato sul lavoro delle due chitarre, sulle variazioni ritmiche, e su un approccio delicato ma non moscio. Le radici classiche del metal giocano con il gothic, per andare poi a sfociare nel death melodico con la ripresa del tema principale (non prima di averci regalato qualche dissonanza, e la bizzarra melodia della tastiera). "Manipulate To Desecrate" potrebbe essere una buonissima canzone, se non che le due parti dalle quali è composta sembrino piuttosto independenti l'una dall'altra. Manca una coerenza di fondo, anche se comunque può andare bene così.
"Soulicitation" sembra iniziare come un brano black sinfonico, per aprirsi invece in una melodia malinconica, intonata dalla voce effettata. Come nella traccia precedente, si alterna al gutturale dell'altro cantante. La composizione è lineare, e gode di un ottimo arrangiamento. Una chitarra tende a colorare il suono d'assieme, mentre la batteria non si limita mai a svolgere il compitino, ma arricchisce il tutto con tocchi e lievi irregolarità. Il lato umano e più diretto dei Praetorian.
Avevo già ascoltato "Tunguska" qualche anno fa, commentato un promo della band. Ed eccola di nuovo qui, in versione aggiornata. Sicuramente, uno degli highlight dell'album: l'esecuzione è molto aggressiva, e tutti i musicisti fanno a gara di originalità. La scelta per i suoni bizzarri si concretizza in un brano fuori dagli schemi, che strizza l'occhio al metal classico, e lo riadatta al techno-death tipico del gruppo. La melodia intonata dalle clean vocals è veramente curiosa. Intrigante ed interessante, sia nei suoi passaggi più tranquilli che in quelli più aggressivi.
Anche "Unknown" faceva parte di quel promo. E' un piacere riascoltarla dopo così tanto tempo, con l'incedere dark del basso e bel contributo della tastiera. La canzone poi si evolve su territori techno-death melodici con spunti gothic. "Unknown" è interessante proprio perchè si rivela creativa, e mi ricorda in più punti i Lunatic Gods.
"I Fall To Pieces" è un brano notevole, talmente ricco di idee da lasciare confusi. In questa occasione, i Praetorian hanno dato libero sfogo alla loro ispirazione, ed ecco ritmiche thrash mescolate a cantati aggressivi o melodici, ed arrangiamenti pomposi e quasi teatrali. Per la serie, chi più ne ha più ne metta! Fortunati loro ad avere una gamma espressiva così vasta, e bravi a creare una canzone godibile anche ad un ascolto distratto.
"Wisdom" fa parte delle vecchie conoscenze, visto che ho potuto ascoltarla per la prima volta assieme ad "Unknown" e "Tunguska". In quest'occasione, sembra che sia il black metal ad essere la fonte di ispirazione principale, almeno per quanto riguarda l'inizio del brano. Poi la traccia prosegue su territori misti, che però non intaccano l'atmosfera sinistra tipica del genere sopracitato. Nel cuore degli australiani batte comunque un'anima death, ed il genere è sempre presente, in qualunque occasione.
Melodica e di facile presa, la title-track si candida come potenziale singolo. Death melodico ben suonato e caldo, che però non stupisce più di tanto. Si segnalano due assoli di chitarra veramente belli, heavy metal fino al midollo. I musicisti sono in gran forma! Ripeto, ottimo singolo... anche se dai Praetorian sarebbe logico aspettarsi qualcosa di bizzarro e sempre mutevole.
"Bleed Between The Lines" è aperta da quello che sembra un'interminabile passaggio di chitarra acustica, triste e desolato. In realtà, la traccia si rivela un grandioso pezzo di techno-death, giocato sulla ritmica e sulla perizia strumentale dei musicisti. E difatti, la composizione è solamente strumentale.
A concludere l'album, "Keeper Of Secret": non veloce, è aperta da linee vocali pulite. La prima parte è abbastanza tranquilla, e pur mantenendo un suono potente, i Praetorian sembrano tenere nascoste le loro armi più pericolose. Poi, con la tastiera in primo piano, saltano di nuovo fuori le influenze death, tecniche e forse un po' troppo pacchiane. A seguire, la follia: la traccia segue svariate strade, che conducono a rallentamenti quasi doom, buoni assoli e gutturale profondo. Il finale ha un qualcosa di slavo, ed è veramente curioso.
Alla fin fine mi ha lasciato un po' deluso questo CD, ma non per la sua qualità intrinseca. Obiettivamente, è realizzato meglio rispetto a "Threnody", ed ha sicuramente un maggior appeal commerciale. Però mi sarei aspettato più passaggi curiosi, più follia, mentre il gruppo pare aver cercato una via di mezzo tra complessità e fruibilità. Una cosa ottima, da un punto di vista del mercato, e credo che i Preatorian siano riusciti piuttosto bene nel loro intento. Peccato per quelle piccole cadute di stile che rendono quest'album buono, ma non ottimo. E' questo che mi ha deluso: mi sarei aspettato un salto in avanti più consistente, e invece la band ha mosso passetti timidi. Per il resto, "Crushing Torment" potrebbe essere l'album che porterà i Praetorian ad un contratto. Vediamo come andrà a finire la storia.
(Hellvis - Marzo 2007)

Voto: 7.5


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