POWERFUL
Welcome To The Slaughterhouse
Etichetta: My Graveyard Productions
Anno: 2007
Durata: 47 min
Genere: heavy/speed/thrash metal
Finalmente anche i Powerful riescono a mettere sul mercato un loro CD,
che a detta dello stesso Giuliano Mazzardi, boss della My Graveyard
(etichetta indipendente, che produce appunto i Powerful), è stato un
parto alquanto lungo, visto che i master iniziali erano stati rivisti e
corretti già l'anno passato, prolungandone l'uscita. Non ho sentito
come il lavoro suonasse prima, ma credo che se si sia aspettato un po'
di più per avere questo CD prodotto in modo migliore, non si è fatto
certamente del torto a nessuno! Infatti l'album suona molto bene e
riesce, proprio grazie alla produzione, ad avere quella "sporcizia"
sonora che si amalgama perfettamente con il genere proposto dalla band.
Immaginatevi la tracotanza dei Motörhead, fusa ad alcuni riff
priestiani, shakerata con del thrash "ignorante", dove "ignorante" si
riferisce al non necessario bisogno di riff ultracompatti con tanto di
stacchetti in controtempo e tecnicismi un po' ovunque, come "tira" da
un po' di tempo a questa parte (chi ha detto Nevermore?). Quindi cari
amici davanti al PC, se steste cercando un thrash metal moderno, state
alla larga da questo CD, visto che qui c'è molta violenza sonora, molto
feeling, ma di tecnica fine a sè stessa nulla. Per carità la band suona
anche bene, ma fortunatamente non ci regala virtuosismi solo per farci
sentire che il tecnico ed il metal estremo si possono abbinare bene.
L'album è veloce e tirato, e filerebbe che è una meraviglia se non
ci fossero un paio di episodi sottotono. Il cantato purtoppo non mi
esalta troppo, ma solo perchè in troppe soluzioni il cantante spinge
sul falsetto, quando è molto più a suo agio (e si sente!) sulle voci
"acide" e cattive. Comunque in questi casi si suol dire che de gustibus non disputandum est.
La tripletta iniziale parla molto chiaro. "Powerful" dal riff dal
sapore ottantiano con delle screaming vocals di halfordiana memoria, ci
fa subito ondeggiare il capo, per non parlare del ritornello, giocato
su cori botta/risposta con il cantato principale che come scritto prima
raggiunge l'apice nelle voci cattive: ascoltatevi il primo ritornello
per capire cosa intendo. Il pezzo vince su tutti i seguenti per
compattezza, riff, stacchi e ritornello: peccato che rappresenti
"l'inarrivabile" da subito!
"Self Destruction" inizia come ho sempre amato: grandi stacchi secchi
(e gnecchi!) che ci portano ad un ottimo giro di basso sorretto da un
fantasiosa batteria. Peccato che voci e chitarre si facciano troppo il
verso, quasi assomigliandosi troppo nel refrain principale. Il tutto
comunque si esaurisce subito, visto che le voci cattive che mi
piacciono (tanto) fanno subito il loro ingresso. Canzone atipica, visto
che non è troppo veloce, ma vince sicuramente un premio grazie al
groove, veramente micidiale! E due... colpi a segno!
"Fighting To Learn" è la terza cartuccia sparata per ferire; la canzone
è sorretta da un altro riff ottantiano e da una batteria diretta;
intelligentemente non sfrutta la doppia cassa, che avrebbe rovinato il
tiro della strofa. Il batterista dà un ottima impressione di maturità
musicale, castrandosi musicalmente per cercare il risultato ottimale
del pezzo. Il ritornello si affida ancora alla soluzione di cori
contrapposti alla voce principale, idea efficace che raggiunge un buon
risultato. Interessante anche la parte centrale della canzone aperta a
soluzioni più dilatate, dove un solo di chitarra prima, e grandiosi
stacchi musicali poi, danno quella marcia in più al pezzo.
"Just Leave Me Alone" purtroppo, a parte il tapping di basso, non
mi si riesce ad imprimere più di tanto in testa, forse per la formula
già in parte sfruttata, forse per la carenza di idee vincenti, non
all'altezza delle precedenti. Stesso discorso, purtroppo, per la
successiva "Listen To Me", dal sapore epico. La band abbandona il
proprio stile per qualche manciata di minuti per prodigarsi in una
sorta di epic song vicina a canzoni suonate agli Slough Feg. Peccato
che non si amalgami con il resto del CD.
Fortuna che, dopo un leggera sterzata stilistica, si riprenda al meglio
con "Alternative Life" perfettamente in linea con quanto scritto prima;
song veloce dove la potenza distruttiva e la velocità abbinata alla
cattiveria siano l'unico denominatore comune. Screaming, urlettini e
riff compatti ci investono lasciandoci senza fiato. Nota di
apprezzamento in particolare va a tutte queste melodie, che danno quel
tocco in più. Un altro pugno, diretto allo stomaco!
"Screams Of Blood" non è un pezzo tra i miei favoriti, visto che
risulta essere un po' anonimo. Nel contesto si adatta, ma resta sempre
una traccia un po' troppo debole.
La title-track invece riprende perfettamente le redini e le sorti di un
lavoro che, secondo me, varrebbe la pena di avere se si fosse fan di
certe sonorita prettamente viscerali e dirette. La song è sorretta da
un riff alquanto scontato, ma efficace, creato apposta per crescere,
fino ad esplodere nel ritornello. Assoli e melodie fulminee entrano in
scena spesso e volentieri, riempiendo il piatto di tutto, tanto e di
più. Attenzione, la canzone non è troppo lineare, quindi vi consiglieri
un paio di ascolti prima di esprimere un giudizio.
Le conclusive "Dream Of A Freedom Day" e "We Play Supermetal"
fortunatamente non si discostano troppo dal genere presentato finora;
la prima è dotata di un riff geniale, veloce e compatto quanto basta
per essere assimilato e la voce gioca un ruolo fondamentale per la
melodicità del pezzo, prima abbastanza diretta, poi falsettata.
Aggiungiamoci i cori a pieni polmoni dei restanti componenti della band
ed allora otteniamo un ottimo connubbio: evviva il Powerful-style!
E' solo con l'ultima traccia che la band ci fa sapere che il loro
genere preferito e suonato si chiama "supermetal": che dire, niente di
più vero, infatti con "We Play Supermetal" troviamo una definizione
abbastanza chiarificatrice sul genere proposto. Una gran mazzata in
mezzo ai denti, prima di concedarsi dall'ascoltatore i Powerful, se
possono, non se la risparmiano... cosa volete di più? Il piatto anche
in questa occasione è ricco di velocità, riff ottantiani, e stacchi
supremi che creano quell'effetto di "putenza" e "viulenza". Il collo
inizia a dolere...
Ed ora la prova del nove sui palcoscenici per i Powerful! Al Play It
Loud li ho persi, vediamo in futuro se capitino nelle vicinanze per
andarmi a sentire un po' di sano "supermetal". Bravi.
(Hellcat - Maggio 2007)
Voto: 7.5
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