PORTRAIT
Portrait
Etichetta: Iron Kodex
Anno: 2008
Durata: 46 min
Genere: heavy metal
Piccoli fenomeni underground crescono, alimentati dalla curiosità della
gente, ma anche dalla voglia delle stesse band di uscire dall'anonimato
più becero, per incontrare i favori di una più larga fetta di pubblico.
Si potrebbe parlare in questo modo a proposito dei Portrait, quintetto
svedese balzato agli onori della cronaca (s'intende, niente che
travalichi una buona ma pur sempre ristretta cerchia di appassionati)
con l'album self titled oggetto di questa recensione, licenziato dalla
Iron Kodex durante l'anno 2008 (ed oggetto di ulteriori ristampe da
parte di label indipendenti nei due anni a seguire, oltre alla versione
in vinile proposta dalla sempre attivissima High Roller Records). E'
però notizia recente (risale ad agosto 2010) la stipula di un contratto
con la prestigiosa Metal Blade, che probabilmente riuscirà ad elevare i
nostri da formazione underground ad un livello di notorietà più
"globale"; in molti non avranno avuto dubbi in merito ad un aumento di
popolarità, con una conseguente breccia spalancata anche in qualche
piano superiore della scala gerarchica, vedremo che sarà dei nostri.
La mia personale scoperta dei Portrait risale allo scorso 2009,
grazie ad un brano inserito nella compilation edita dalla Earache
"Heavy Metal Killers", a ben 5 anni dalla formazione dell'embrione
della band; vari cambi di formazione, fra cui l'allontanamento di
Philip Svennefelt (che compare in veste di vocalist sul qui recensito
self titled), al quale subentra un cantante degno ora di tale
appellativo. Forse una nota dolente per molti fan della band, che
avevano apprezzato il tentativo (decisamente poco riuscito) di emulare
il più noto singer del Fato Misericordioso, tale King Diamond.
L'attuale formazione vede i membri fondatori Christian Lindell e
Richard Lagergren alle chitarre, Anders Persson alla batteria, Per
Karlsson alla voce e l'ultimo arrivato in casa Portrait, Erik Jansson
al basso. La band si è fatta notare grazie alla partecipazione a
parecchi festival heavy europei, oltre alla predilezione per certe
tematiche insite nei testi, visto che i nostri sembrano divertirsi con
i più abusati stereotipi "mefistofelici", di cui tralascerò i
particolari lasciandoli alla curiosità altrui.
A "Portrait" è seguito nel 2010 "The Murder of All Things
Righteous", con brani nuovi e vecchi cantati da Karlsson, che con la
timbrica prettamente heavy ottantiana che lo contraddistingue ha forse
fatto "perdere" alla band quel particolare "carismatico" che era la
teatralità di Svennefelt, ma ha fatto guadagnare in qualità e bontà del
risultato finale.
Ma veniamo al disco in questione: sono 8 i brani presenti, per un
cospicuo minutaggio finale di 46 minuti di heavy metal classico, a
cavallo fra la produzione americana più underground, lo speed e la
NWOBHM che fu; i Portrait fanno proprie sonorità più oscure sullo stile
dei mitici Angelwitch, ma anche i sempre citati Diamond Head si
intrufolano nel discorso generale. Manca fortunatamente un forte
richiamo ai sempre troppo idolatrati Iron Maiden, che aiuta a non
uniformarsi del tutto alla massa di band della New Wave Of Heavy Metal
che si stanno affacciando sul mercato discografico proprio negli ultimi
anni (Enforcer, Cauldron, Ram solo per citarne alcune fra le più note).
Risulta però evidente sopra tutti lo spettro dei Mercyful Fate, che
aleggia costantemente nella musica dei nostri, vero e proprio faro
nella notte per il quintetto svedese, che fa suo in tutto e per tutto
lo spirito dei prime movers danesi.
Detto questo, è d'obbligo citare i brani migliori del repertorio
scandagliato, vale a dire l'opener "Hell", che denota un songwriting
non esente da echi e rimandi, ma nel contempo una scelta di soluzioni
particolare, che sfociano nell'ottima partitura solista, a cavallo fra
un incedere lento e veloce; "A Thousand Nightmares", inquadrata ed
integerrima nella sua ripresa del leit motiv musicale, per chiudere con
la suite finale "The Adversary", che nelle sue oniriche atmosfere
mostra una band capace e conscia delle proprie capacità. I restanti
brani consacrano la proposta, lasciandola scorrere liscia ed omogenea e
mantenendo integro l'intento principale: onore al passato ed emulazione
dal sapore personale.
Un album che non presenta una qualità eccelsa relativamente alla
fuoriuscita sonora, evidente limitazione dovuta alla registrazione
casalinga messa in atto dai nostri; forse è proprio per questo sapore
di vecchio che "Portrait" risulta particolare ed interessante da
ascoltare, ed innesca quella incontenibile voglia di anni '80 che è
divenuta verbo fatto carne in questi ultimi anni, portando alla luce
band che tecnicamente sono anche più valide dei loro predecessori, ma
che fanno proprie in tutto e per tutto l'"iconografia" e l'attitudine
di chi ha dovuto conquistare con la forza il consenso della gente. Un
album che scorre liscio, e nell'epoca delle produzioni laccate ed
incensate, offre quasi una ventata di freschezza, alla faccia di quanti
snobbano o criticano questa necessità di ritorno alle origini. Supporto!
(PaulThrash - Ottobre 2010)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Portrait: http://www.portraitband.se/
Sito Iron Kodex: http://www.ironkodex.de/