PLUTONIUM
One Size Fits All
Etichetta: Khaoz Star Records
Anno: 2007
Durata: 42 min
Genere: black metal con inserti elettronici
Nella mia recensione del promo "Wind Of Change" avevo annunciato la
prossima pubblicazione dell'esordio dei Plutonium: "One Size Fits All".
E ora, grazie alla collaborazione dei musicisti con la Khaoz Star
Records, ecco giunta finalmente l'occasione di commentare questo
lavoro. La copertina, in bianco e nero, ritrae l'immagine stilizzata di
un patibolo. Il titolo dell'album, che significa "una taglia va bene
per tutti", assume quindi dei connotati ironici. Meno ironici sono i
testi, tutti ben stampati nelle otto pagine del libretto. Oltre ai
testi, troviamo anche immagini con dichiarazioni in calce, i
ringraziamenti e le varie note relative alla registrazione (avvenuta
tra il dicembre del 2005 ed il maggio del 2006).
La formazione vede il mastermind J. Carlssøn occuparsi della voce,
della chitarra solista e della programmazione. Ad esso uniscono le
forze Lars H al basso e H. Fossmo alla chitarra.
"World Wide Vulture" parte in modo molto violento, con il suono
marcio delle chitarre in primo piano, sostenute da una ritmica
devastante. La batteria programmata assolve bene alla sua funzione,
donando al suono d'assieme un aspetto innaturale, finto. La voce
strilla il testo con rabbia ed ostilità, scandendo i versi con una
cadenza piuttosto regolare. Il suono combinato delle due chitarre e del
basso creano un muro sonoro di discreta potenza; a completare
l'arrangiamento, si segnalano frequenti interventi elettronici, e
l'utilizzo sporadico di effetti sonori. A metà brano, ecco una
citazione colta: un tema di Mussorgskij, tratto nello specifico
dall'episodio "Lo Gnomo" di "Quadri Di Un'Esposizione". Ricordo di
avere rimarcato questa citazione anche nella recensione di "Wind Of
Change", dove infatti già compare "World Wide Vulture". Sebbene si
tratti di un episodio un po' scontato, confermo che nel contesto del
brano ci stia a meraviglia, facendo sorridere di compiacimento quanti
già conoscano l'originale. Ad esso segue una ripartenza violenta,
vagamente melodica prima di una conclusione repentina.
Il vibrato dei violini introduce "Motionless Torrent" in modo
inaspettato. Ma sono subito le chitarre a portarci alla realtà, con un
riff semplice ma efficace. La voce entra in scena con un suono
gorgoliante, per poi tornare su sonorità più canoniche. Se "World Wide
Vulture" poteva portarci alla mente i Disiplin dell'album d'esordio,
vista l'attitudine aggressiva e battagliera, "Motionless Torrent"
ricorda molto da vicino i Thorns, o i Satyricon di "Volcano". Anche
queste similitudini erano state rilevate nella recensione di "Wind Of
Change". Si tratta quindi di punti di riferimento dai quali i Plutonium
non possono prescindere. E' anche vero comunque che il trio ce la metta
tutta per essere originale, ma lo fa in un modo curioso: infatti, le
loro composizioni sembrano quasi dei collage, dove i richiami ad altre
band si sprecano. Non ci sono però plagi: le canzoni funzionano, e la
ricerca di influenze sembra quasi un gioco tra il compositore e
l'ascoltatore. E' un'esperienza da provare, molto difficile da
descrivere. Bella la sezione melodica che parte attorno ai quattro
minuti, con la chitarra solista in primo piano. I musicisti hanno
davvero molto talento, e sono in grado di creare atmosfere distanti,
gelide e, in un certo senso, "spaziali". E l'utilizzo di campionamenti
fa il resto, in un modo davvero emozionante.
Da segnalare la qualità dei testi, sempre molto complessi e
strutturati. In genere si tratta di riflessioni personali, e suggerisco
vivamente di ascoltare almeno una volta le canzoni con i testi alla
mano.
"Introducing The Dominance" era il brano di apertura del
precedente "Wind Of Change". In occasione della sua recensione, ricordo
di averlo paragonato al brano di apertura di "Grand Declaration Of War"
dei Mayhem. I motivi sono semplici: l'utilizzo di vocalizzi distorti, e
un ritmo testardo e militare. Inoltre, è anche una questione di
sensazioni. Nelle note di questa canzone, come nel caso del suo termine
di paragone, si avvertono tensione, odio ed astio. La qualità di
registrazione, davvero buona (complimenti allo Studio Helvete),
contribuisce all'impatto della canzone. Peccato che forse i battiti del
rullante programmato sembrino un po' fiacchi, ma... beh, fa parte del
gioco! La batteria non è reale, ed è parte integrante
dell'arrangiamento dei Plutonium. Quindi va presa per quello che è,
senza aspettarsi il carisma di un batterista in carne ed ossa.
Sinceramente, non avrei riproposto "Introducing The Dominance" in
questo album, soprattutto non come terza canzone. Infatti, se essa può
funzionare come brano introduttivo, messa in terza posizione mette in
mostra il suo limite: una struttura forse incompiuta, priva di uno
sviluppo convincente.
"A Child Called Shit (Two Minutes Hate)" è un breve intermezzo
industrial, che contribuisce a snellire la compattezza dell'album.
Segue "The New Consciousness". Brano molto nervoso, è
contraddistinto da una buona serie di riff. Si tratta di una delle
composizioni più violente ed arrembranti dei Plutonium, e si fa
ascoltare con piacere. Davvero buona l'interpretazione vocale, in grado
di toccare diversi timbri di distorsione. Si sente che il trio abbia
talento, ed è veramente gradita la coda ambient, con tanto di monologo
campionato in primo piano. Certo, qualche detrattore potrà sottolineare
la povertà dello sviluppo di "The New Consciuosness", considerando la
coda finale una soluzione facile alla mancanza di creatività. Io credo
invece che il brano funzioni così com'è, e sono lieto che ci siano
tutti questi intermezzi ambient, o industrial, o di altro tipo. Nel suo
insieme, il disco funziona alla grande. Forse, fossi stato al posto
degli artisti, avrei utilizzato i brani ambient come collante tra una
canzone e l'altra, senza gli stacchi secchi che separano i vari brani.
Credo che avrebbe reso il tutto più fluente. Ma questa è una
considerazione personale...
"Where Dead Children Feed The Streets" è un'altra traccia
"storica", già presente nel lavoro precedente. Ed anche qui risalgono
in superficie le influenze di Satyricon e, in parte, Thorns. Mi piace
molto il ritmo testardo e lento, le vocals crudeli, la malinconia
insita nelle parti più melodiche. Spesso intervengono anche effetti
vocali. In tutto e per tutto, una gran bella canzone, marcia e
antipatica come è giusto che sia una canzone black. Da ascoltare,
grazie anche ad un attitudine doomeggiante che è tutta un programma.
Eccoci ora giunti alla title-track. Il blastbeat iniziale non
lascia scampo, così anche il riffing emozionante. L'utilizzo di effetti
vocali e sonori, ci porta su territori che saranno graditi ai fan dei
Mysticum, sebbene con le debite differenze. E quello che sorprende è il
sound estremamente norvegese di questo gruppo di svedesi! I richiami
alla tradizione "nera" del proprio paese è minimo. Ritornano le
ritmiche marziali, e con esse l'andatura ostinata che è tipica di
questa band. L'interpretazione del cantante è molto più teatrale
rispetto alla prove precedenti, e credo suggerisca sviluppi di grande
interesse per il futuro. Anche qui viene utilizzata la melodia della
chitarra solista, ed in maniera egregia.
Di tutt'altro aspetto è la seguente "Victory Mansions", dall'andatura
lenta, strascicata e dai suoni pieni. I volumi sono molto alti, ed il
muro sonoro è consistente, quasi palpabile. A seguire, la traccia si
sviluppa lungo tutta una serie di variazioni, sempre però molto legate
al tema principale. "Victory Mansions" rappresenta forse il volto più
umano dei Plutonium, quello meno distruttivo e impersonale. Occhio,
questo non vuol dire che questi svedesi siano diventati all'improvviso
"confidenziali", eheh! Semplicemente, la struttura della canzone è più
lineare, meno folle. E comunque, a ben vedere, anche in questo caso ci
sono improvvisi episodi marziali, così come una melodia intrigante ed
imprevedibile. Dopo un breve intervallo, ecco una sorprendente seconda
parte, che sorprende l'ascoltatore ormai indirizzato alla fine del CD.
Una melodia malinconia, creata da successioni armoniche, che sembra
suggerire una sorta di nostalgia nei confronti di un'umanità ormai
perduta, ed incapace di ricondursi alla natura.
"One Size Fits All" è un gran bell'album black metal, sicuramente
uno dei più interessanti partoriti dall'underground svedese nel 2007,
assieme all'esordio dei Vanmakt. In questo caso ci sono dei cali di
tensione, in particolar modo attorno alla terza ed alla quarta traccia
(che sarebbe poi l'intermezzo). Inoltre, a molti potrebbero non andar
giù i frequenti richiami ad altre band, oppure l'utilizzo della
batteria programmata. Eppure, ad un'analisi attenta, i Plutonium hanno
davvero tanto, tanto talento. Già paragonando traccie più recenti come
la title-track ad altre più datate, tipo "World Wide Vulture", si nota
un incremento in quanto a personalità e creatività. E' chiaro quindi
che il gruppo stia crescendo, e spero con tutte le mie forze che non
arresti questa sua evoluzione. Sono convinto che in futuro potranno
fare grandi cose. Per ora accontentiamoci di questo bel CD, che
sicuramente incontrerà i favori degli amanti del black e della buona
musica.
(Hellvis - Gennaio 2007)
Voto: 8
Contatti:
J. Carlssøn
Murarvaågen 8
691 43 Karlskøga
SWEDEN
Mail Plutonium: plutonium_platoon@hotmail.com
Sito Plutonium: http://www.plutoniumsite.com
Sito Khaoz Star Records: http://http://www.khaozstarrecords.se/