PHARAOH
After The Fire

Etichetta: Cruz Del Sur
Anno: 2003
Durata: 39 min
Genere: Heavy Metal


Tim Aymar, l'uomo che ha dato la voce all'ultimo capolavoro del mai dimenticato Chuck Schuldiner, è tornato tra noi, e lo fa con un grande album di heavy metal, ovviamente di stampo americano. Rispetto a "The Fragile Art Of Existance" Aymar ha optato per un cantato più in linea con le vecchie sonorità anni '80, supportato in maniera impeccabile da una formazione dotata di una preparazione tecnica sicuramente sopra la media.
Una breve intro chitarristica introduce la title-track, una power song molto coinvolgente caratterizzata da un riff dal sapore maideniano. L'alone della vergine di ferro si riscontra anche nella seguente "Flash Of The Dark", dove il classico accompagnamento al galoppo viene impreziosito da un grande prova vocale che piacerà sicuramente anche ai defender più ottusi. Da menzionare assolutamente il bellissimo assolo del chitarrista Matt Johnsen che caratterizza la parte centrale del brano. La seguente "Forever Free", pur buona, è forse l'anello più debole del disco, probabilmente a causa di linee vocali un po' troppo anonime.
Niente paura, la successiva "Heart Of The Enemy" risolleva il disco: è una canzone che vi farà venire quel sorrisetto scemo che si stampa sulla faccia di un bambino quando riceve le caramelle. La caramella in questione è la canzone più immediata del disco, nonché la più legata agli schemi classici del metal. Una breve introduzione per chitarra e voce viene bruscamente interrotta da un riff simile a "Holy Diver" di R.J. Dio. Inutile dire che Aymar ci regala una prestazione superlativa, chiamando in causa anche qualche luogo comune che non fa altro che impreziosire una canzone che sicuramente non potrà mancare nelle future esibizioni live.
"Solar Flight" fa tornare il disco su territori più speedy, senza però mai arrivare a velocità esasperate. E' una power song che può ricordare gli episodi più veloci dei Vicious Rumors. "How Is The Time" è un altro pezzo forte del disco, con ritmo abbastanza sostenuto che segue le linee vocali che si alternano tra parti più delicate ad altre più aggressive. Gran pezzo. "Never, Not Again" ha una struttura molto particolare, una specie di mid tempo che sembra costruito solo per accompagnare le linee vocali, mentre l'ultima "Slaves" chiude il disco riportando il tutto su binari più sostenuti.
Dunque un gran disco di heavy metal abbastanza tecnico e non eccessivamente melodico, che si solleva di molto dalla media delle recenti uscite dedite più o meno allo stesso genere. Un buon antipasto in attesa di riascoltare Aymar nell'incompiuto ultimo lavoro dei Control Denied.
(Stefanungol - Giugno 2003)

Voto: 8


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