PHANTASMAGORY
Anamorphosis Of Dreams
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2002
Durata: 59 min
Genere: techno-death
Questo è il secondo album degli ucraini Phantasmagory, e purtroppo a quanto sembra sarà l'ultimo, visto che si sono sciolti qualche settimana fa... Comunque sia devo parlare di questo album, e comincio dicendo che è una FIGATAAAAA!!! Sto lavoro mi ha troppo esaltato, quindi preparatevi ad una rece piena di superlativi, hehehe!
Allora, innanzitutto comincio dicendo che nella line-up ci sono stati due avvicendamenti, ossia al basso e alle tastiere. L'importante è che sia rimasto il chitarrista Eduard (la mente del gruppo), e che il nuovo tastierista Yurodivy sia semplicemente spettacolare, sia come musicista che come compositore!
Nell'album sono comprese 6 canzoni, più un'intro (da 5 minuti) ed un'outro, entrambe suonate solamente dalle tastiere. Si tratta di un concept sui sogni, in cui la musica ed il cantato devono servire ad accompagnare l'ascoltatore nel viaggio onirico descritto dai testi. L'intro riesce perfettamente nel suo intento: si tratta di 5 minuti in cui le tastiere spingono l'ascoltatore a chiudere gli occhi e concentrarsi solamente sull'ascolto di questo "Anamorphosis Of Dreams".
Arrivano poi le 6 canzoni... lo stile rappresenta la naturale evoluzione di quello che avevano fatto col demo "Phantasmagoria" e col precedente album "Odd Sounds", ossia abbiamo un techno-death molto elaborato ed intricato, con qualche spunto jazz (meno rispetto al passato), ed un bel po' di influenze derivate dalla musica classica e dal prog metal. Probabilmente la definizione "techno-death" non è la migliore, sarebbe meglio usare qualcosa del tipo "prog metal con tratti death", ma chissenefrega, in fin dei conti sono solo seghe mentali.
Le canzoni sono sempre molto complesse ed intricate, stracolme di riff diversi, e con una sezione ritmica precisa e molto varia. Però risultano anche meno ostiche ai primi ascolti, più melodiche e meno cervellotiche. Questo è dovuto al fatto che i Phantasmagory, grazie al nuovo tastierista, hanno incorporato un sacco di influenze di musica classica. La chitarra ormai ha assunto un ruolo secondario, gli assoli sono molti meno rispetto al precedente album, e le tastiere hanno un ruolo da protagonista, sia nella struttura delle canzoni che nel mixaggio (sovrastano leggermente gli altri strumenti). La particolarità è che in questo album sono sempre presenti due diverse tracce di tastiera: una coi suoni di un pianoforte, ed una con dei suoni spaziali e sognanti. Queste due tracce si rincorrono sempre, scambiandosi gli assoli ed i ruoli. La chitarra ha un ruolo soprattutto ritmico, gli assoli sono pochissimi e brevi, ma è sempre presente ed indispensabile nella riuscita delle canzoni. Non ho mai contato quanti riff siano presenti in questo album, ma ad occhio credo che saranno più di 100... il lavoro ritmico della chitarra è impressionante, sia perché sono riff tecnicissimi ed in continua variazione, sia perché sono sempre azzeccatissimi per la riuscita finale delle canzoni. Anche il basso non è da meno, ci sono dei giri semplicemente geniali, ed idem per la batteria, non si lancia in parti incasinatissime o con 3mila colpi al minuto, è piuttosto essenziale, ma è molto varia e si incastra perfettamente col resto della musica. La voce varia moltissimo, si passa da un growl cupo, ad un growl sussurrato, per finire ad una voce pulita... il cantato non ha mai il ruolo primario nelle canzoni, sembra quasi venga usato come una seconda chitarra ritmica.
Insomma, questo è un album multistrato, in cui ogni strumento (voce compresa) scorre su un proprio piano, e quindi prima di assimilare ogni dettaglio di questo "Anamorphosis Of Dreams" servono decine di ascolti. Tutte le canzoni sono strafighe, ma su tutte regna sovrana "Ancient Sun", oltre 10 minuti di orgasmo sonoro.
La produzione è spettacolare, con dei suoni pulitissimi da urlo, ogni strumento ha il suo spazio e si riesce a seguire senza nessun problema. Gli unici appunti che muovo sono ai suoni della batteria, per me un pochino secchi, ed alla traccia di tastiera che simula un pianoforte (avessero usato un pianoforte vero sarebbe stato l'orgasmo definitivo). La confezione è buona, la copertina della cassetta è totalmente in bianco e nero, raffigura un disegno astratto di un cubo di Rubik che si trova in una dimensione distorta, e risulta azzeccatissima al tema del concept. Sono compresi anche i testi, e io li trovo spettacolari.
Dopo le 6 canzoni arriva l'outro di tastiera a svegliarci da questo bel viaggio onirico nel mondo schizzato dei Phantasmagory, e viene solamente voglia di riascoltarsi l'album. Quando ho saputo che il gruppo si è sciolto mi sono incazzato come una iena... già mi stavo pregustando l'idea di un loro prossimo album, e mi chiedevo dove sarebbero potuti arrivare... ma la maledizione del techno-death è implacabile ed a quanto sembra non risparmia nessuna band.
In conclusione (se non lo avevate ancora capito...) considero questo album un capolavoro del techno-death, credo sia un acquisto obbligatorio per gli amanti del genere e non solo, chiunque ami il metal complesso e tecnico può solo godere ascoltando quest'album. L'unico ostacolo potrebbe essere la voce in growl, ma è usata poco e non è in primo piano. Se volete comprarlo l'unico modo per farlo è ordinarlo alla Odium Music (trovate la pagina nella sezione Mailorder), visto che è un album autoprodotto. La versione su cassetta costa pochissimo, quella su CDr costa un poco di più, ma è sempre un prezzo stracciato. Fateci un pensiero, potete portarvi a casa la discografia di questo gruppo coi soldi di un normale CD comprato in un negozio.
Se qualche responsabile di qualche etichetta sta leggendo questa recensione allora gli consiglio di fiutare l'affare: i Phantasmagory stanno cercando qualcuno interessato a stampare questo album. E' già pronto e registrato, si sa già che è un capolavoro, sarebbe da idioti non approfittarne (se solo avessi una mia etichetta porca troia...).
(teonzo - Ottobre 2002)
Voto: 10
Contatti:
Mail: autsun@mail.ru
Sito internet: http://phantasmagoryband.tripod.com/
Siamo una webzine underground, che come scopo ha quello di dare spazio a
tutta una serie di gemme nascoste che vivono (anzi, penano) nel sottobosco
metal. E' diventato quasi normale, per noi, incrociare saltuariamente il
cammino con piccoli/grandi dischi, provenienti dal più profondo nulla
(ovvero autoprodotti o licenziati da etichette microscopiche). Ma poi ti
capita quel dischetto dai natali ancor più in culo al mondo (stavolta è
l'Ucraina, tetro sfintere geo-musicale), e soprattutto di una bellezza
stordente, quella che mai ti aspetteresti da un lavoro che è tra le mie mani
solo ed esclusivamente perché il teonzo è un pazzo scatenato. Una bellezza
dai mille risvolti inoltre, zeppa di spunti straordinari eclissati tra le
pieghe del disco, che matura, ascolto dopo ascolto. Spiazzante.
(Orion - Novembre 2002)
Voto: 9