PESTILENCE
Testimony Of The Ancients
Etichetta: Roadrunner
Anno: 1991
Durata: 43 min
Genere: techno-death
Tra i migliori esponenti della scena progressive death, gli italo-olandesi Pestilence hanno avuto il merito, assieme ad altri mostri sacri come Atheist e Cynic, di aver saputo evolvere i
canoni base del genere sia assorbendo influenze piu' disparate, ovverosia andando a pescare a piene mani nella fusion e nel jazz, sia inserendo nelle proprie composizioni strumenti "profani"
come le tastiere, per creare una propria matrice sonora, allo stesso tempo personale ed altamente interessante.
Gli elementi in comune con gli altri due gruppi sono sia le tematiche, dal carattere introspettivo e "filosofico", sia l'elevata tecnica esecutiva, anche se i Pestilence cercano di non staccarsi troppo dagli stilemi death rispetto ai colleghi.
Punto di forza di Testimony of the Ancients e' proprio il bilanciamento tra gli assalti sonori, caratterizzati da tempi piuttosto veloci, interpretati da Choy e Foddis in forma stellare, e le
inflessioni progressive, frutto dell'ispirazione compositiva del leader Mameli. Il risultato consiste in sedici tracce, caratterizzate da uno stile compositivo che alterna sfuriate ad alta
velocita', vedasi 'Prophetic Revelations' e l'opener 'The Secrecies of Horror', sperimentazioni sia a livello di assoli (Land of Tears, Stigmatized), sia da esecuzioni rallentate (Twisted Truth) che di intreccio della sezione ritmica con inserti di tastiere (The Secrecies of Horror,
Testimony), a brevi intermezzi acustici partoriti da Mameli, suoni sinistri e spettrali, voci dal profondo della terra.
L'unico aspetto che non mi convince appieno - ma si tratta di gusti personali - e' il mancato risalto delle linee di chitarra, che, pur svolgendo un ottimo lavoro, vengono soffocate dalla
sezione ritmica, coprendo il variegato rifferama delle asce.
Quello che pero' innalza il disco a livelli irraggiungibili sono i testi: il concept (The Quest For The Truth Of Existence) ci riporta in una dimensione dove lo spazio e il tempo non esistono,
un luogo pieno di cose innominabili (I've travelled on spheres, I've seen things beyond imagination - Testimony; A language unheard before Undead voices, explore - Presence of the
Dead), di rivelazioni religiose (Twisted Truth), di trascendentale e mistico (Stigmatized), dove l'uomo cerca di dare significato alla propria esistenza attraverso la conoscenza degli aspetti piu' oscuri della vita, come la morte (Lost Souls) e il divino (la gia' citata Stigmatized).
Il succulento antipasto che anticipa le sperimentazioni definitive del successivo Spheres si rivela un intelligente punto di raccordo tra il massacro brutale di Consuming Impulse e il loro
masterpiece di due anni dopo e, quindi, un album in definitiva imprescinidibile per conoscere le evoluzioni della scena floridiana.
(Melix - Febbraio 2002)
Voto: 8
Questo è il mio album preferito dei Pestilence, ed uno dei preferiti in assoluto. 8 canzoni ed 8 intermezzi uno più bello dell'altro, con una grande tecnica e senza farla pesare eccessivamente. Ai primi ascolti può sembrare un lavoro facile, ed a volte ripetitivo, ma è solo l'apparenza, ci sono una marea di dettagli da scoprire e servono moooolti ascolti per farlo. Ottimi i testi ed il concept, ed ottimi gli assoli, che spesso tralasciano la velocità per dare più importanza alla melodia, rendendoli introspettivi come le tematiche dell'album. Alcuni intermezzi sono delle vere chicche, tipo "Blood" (se lo ascoltate con le cuffie vi verranno le vertigini!) ed "Impure" (in cui si sentono delle troie che godono con in sottofondo dei canti gregoriani...). Un album obbbligatorio per ogni fan del death metal, visto che oltre ad essere tecnico non perde in quanto ad impatto. Ora lo vendono a mid-price, da comprare! E poi tutti ad urlare "Presence of the deaaadddd!!!".
(teonzo - Febbraio 2002)
Voto: 9.5
Un immenso concept per uno dei veri grandi pilastri del techno-death e
l'apice della carriera dei Pestilence. Tecnica sopraffina, ma sempre a
servizio del disco, squisito solismo, versatile ed elaborato, stuzzicanti
intermezzi, che hanno il pregio di aumentare l'intensità del sound stesso.
E'
un classico, un vero grande classico che non dovrebbe mai mancare nella
CD-teca di nessuno. Ma provate a sentire, anzi, ad assorbire "Presence Of The
Dead" o "Twisted Truth", e capirete il perché questo disco sia un capolavoro.
La grande musica è per sempre!
(Orion - Agosto 2002)
Voto: 9
Sempre della serie: connubio tra death floridiano e misticismo
orientale (ma era Choy che si portava queste influenze nelle
varie band in cui suonava, o una mania collettiva sorta
spontaneamente? boh!). Ci ho messo due anni per assorbire questo
disco, primo perche' e' death, secondo perche' e' strano. Ora pero'
lo apprezzo a fondo: le strutture intricate delle varie canzoni,
e queste ultime separate da intermezzi a volte brevissimi ma sempre
molto particolari, per non parlare degli inusuali temi trattati,
hanno finito con il catturarmi. Ora questo disco per me rappresenta
la dimostrazione che quando vuole il metal sa essere di serie A.
Il che non e' sempre un bene (io preferisco il metal stradaiolo
alla "Hell Bent For Leather") ma ogni tanto ci vuole, visto che dischi
come questo portano influenze nuove che ogni tanto ci vogliono, e
a tutti gli effetti possono essere considerati degli spartiacque
epocali per il genere. Anche se di solito questo e' evidente solo
molti anni dopo e le band ormai non ci stanno piu'.
(Mork - Agosto 2002)
Voto: 9