PESTILENCE
Consuming Impulse

Etichetta: RoadRunner
Anno: 1989
Durata: 37 min
Genere: death


Ad un anno di distanza da "Malleus Maleficarum" tornano gli olandesi Pestilence con questo secondo album. Innanzitutto bisogna far notare che alla seconda chitarra è entrato Patrick Uterwijk al posto di Randy Meinhard: questo si rivelerà un cambio molto importante per l'evoluzione futura del gruppo, sia per la composizione che per l'esecuzione. In questo album Uterwijk si divide a metà le parti soliste con Mameli, ed il suo stile è diverso dal classico death metal, visto che non punta sulla velocità smodata, ma i suoi assoli sono suonati a media velocità e tonali. Già in quest'album Uterwijk ha contribuito a comporre 3 canzoni, ma nei due album seguenti darà un apporto fondamentale per spingere i Pestilence sempre più lontani dal death metal classico.
E "death metal classico" è proprio il modo migliore per descrivere questo album: si tratta di death metal nella sua forma più pura, e questo album è un classico del genere, seppur poco noto ai non appassionati del death. Anche questa volta ci sono 10 canzoni, ed anche stavolta la nona è un intermezzo strumentale melodico. Le restanti canzoni invece sono pura macelleria: adesso si può parlare di death puro, visto che non ci sono più i richiami al thrash dell'album precedente, e visto che il cantato di Martin Von Drunen stavolta è un growl duro e puro, più gutturale rispetto a quello di "Malleus Maleficarum", tant'è che Von Drunen diventerà uno dei cantanti più amati dai fan del genere. Va notato anche che le canzoni risultano più articolate di quelle di MM, questo anche grazie al fatto che Marco Foddis è migliorato un bel po' come batterista, e non si limita a suonare parti semplici e lineari come su MM. Intendiamoci, non siamo sui livelli di complessità assurdi, tutt'altro, ma la differenza si sente. Anche la resa delle canzoni è cambiata: pur mantenendo un impatto diretto sono più articolate e meno scarne, un miglioramento ottenuto anche grazie agli assoli più curati.
Per il resto non c'è molto altro da dire... tutte le canzoni sono fighe o strafighe, la mia preferita è di sicuro "Out Of The Body", ma nemmeno le altre scherzano. Come qualità siamo su livelli molto alti. E come stile si può solo dire che si tratta di death metal puro, con un po' di parti rallentate e con varie sfuriate, proprio come tipico del genere... insomma, se conoscete un paio di album death metal avrete già capito cosa aspettarvi, se non avete mai sentito niente di death metal allora è inutile leggere recensioni, molto meglio ascoltare qualcosa con le proprie orecchie.
La produzione questa volta è curata da Harris Johns, ossia un altro produttore in voga nella scena tedesca dell'epoca. E' una classica produzione death metal di fine anni '80: suoni rozzi e cattivi, tutto il contrario dei suoni puliti e perfetti di oggigiorno, ma adattissimi a rendere il marciume di questo genere. L'importante è riuscire a distinguere gli strumenti, e qui ci si riesce senza problemi. La confezione è carina: in copertina c'è un disegno di un tipo infestato dalle formiche rosse, e nel libretto ci sono tutti i testi (belli cupi e truculenti). Bisogna notare qualche dettaglio: in copertina il titolo è scritto con le V al posto delle U come era stato fatto per l'album precedente (peccato che stavolta il titolo sia in inglese e non in latino, hahaha); nelle foto questi 4 ragazzotti portano le magliette di Napalm Death, Carcass e DEATH (non riesco a capire quale sia quella di Von Drunen, è messo in profilo e non si vede un chezz); nei ringraziamenti compaiono un bel po' di gruppi ancora senza contratto come Atrocity e Nocturnus, tanto per far vedere come all'epoca tutti conoscessero tutti, mentre invece oggigiorno la gente manco conosce i gruppi della propria regione (purtroppo).
In conclusione consiglio questo album a chiunque apprezzi il death metal: è un classico del genere, e deve far parte della discografia di ogni appassionato! Inoltre ha anche una certa importanza storica, visto che i Pestilence sono stati il primo gruppo death olandese a farsi conoscere in giro per il mondo, ed in seguito l'Olanda, seppur minuscola, sfornerà una scena death metal di tutto rispetto, tanto per fare qualche nome: Asphyx, Sinister, Gorefest, Thanatos, Houwitser, God Dethroned, Creepmime, Threnody, Phlebotomized.
Dall'album successivo i Pestilence abbandoneranno il death metal classico per buttarsi su un death metal tecnico ed intricato. Io preferisco quella seconda fase, ma dipende dai gusti, per i puristi questo resta l'album migliore dei Pestilence. In giro lo trovate a mid-price, quindi fateci un pensierino.
(teonzo - Maggio 2003)

Voto: 9



Porco cane che bello! Purtroppo ho solo questo disco dei Pestilence quindi non posso fare paragoni, ma cacchio che perla che mi sono perso per tutti questi anni! Veramente consigliati a tutti quanti, il suono e` pulito, e il mixaggio delle chitarre mi piace veramente un casino, cosi` come il suono non troppo ribassato ma nemmeno acuto e stridente come le vecchie chitarre thrash. Il cantante no ha quel growl cavernoso e cupissimo come si sente oggigiorno (soprattutto nei gruppi piu` brutal che death classico), ma e` piu` una voce sforzata e urlata come potrebbe essere quella di Jeff Becerra dei Possessed, solo con una tonalita` piu` grave. In conclusione: ottimo!!
(gg - Novembre 2003)

Voto: 9