PERPETUUM
Gradual Decay Of Conscience
Etichetta: Australis Records / Lugga Music
Anno: 2009
Durata: 40 min
Genere: death/black metal
Interessanti, questi Perpetuum. Non c'è che dire, il loro full-lenght
d'esordio è ricco di spunti interessanti e il loro stile è abbastanza
particolare, tanto da catturare l'attenzione di chi è alla ricerca di
qualcosa di diverso dal solito.
Il gruppo proviene dal Cile, precisamente dalla capitale Santiago,
e ha all'attivo tre demo ("Demo 2006", "Into The Deepest Darkness" e
"Promo 2007"), che hanno preceduto l'uscita di "Gradual Decay Of
Coscience". La formazione che ha preso parte alle registrazioni
dell'album è la seguente: Juan Díaz (basso), Carlos Fuentes (batteria),
Cristóbal González (chitarra e voce), Diego Ilabaca (chitarra) e
Alejandro Ruiz (voce). Successivamente, Diego e Alejandro hanno
abbandonato i compagni e il gruppo al momento sta continuando con una
formazione a quattro, grazie all'arrivo del nuovo cantante Diego Yáñez.
Sono nove le canzoni presenti su "Gradual Decay Of Coscience",
delle quali tre sono strumentali (l'intro "Arquetipos", l'intermezzo
"Stigmata" e l'outro "Psicosis"). Queste, assieme a "Monoliths", sono
le uniche nuove, in quanto le rimanenti erano tutte già apparse in uno
o più demo. E' un po difficile descrivere adeguatamente il genere
suonato dai Perpetuum. A grandi linee, possiamo considerarlo un
incrocio tra death e black. Abbiamo un cantato in scream, strozzato, e
un growl, riff black e altri più complessi, che possiamo considerare
ora death (mai puro, però), ora death melodico, ora quasi thrash. Ci
sono pure alcuni rallentamenti sulla soglia del doom, molto cupi, e
qualche break d'atmosfera. Nonostante questa varietà di registri
all'interno delle composizioni, la musica scorre fluida e, ad un primo
approccio, sembra molto coerente.
I brani sono abbastanza complessi e ciascuno ha un qualcosa di
distintivo, per cui ve li presento brevemente uno ad uno. "Arquetipos"
è giusto un preludio che confluisce in "Monoliths", canzone in costante
bilico tra black e death. Il cantato in scream non mi convince, sembra
forzato; molto meglio quando si passa al growl. Ci sono riff
particolari, malati, con dissonanze devianti, che descrivono attimi di
grande tensione; le ritmiche spaziano dal lento al molto veloce
(compresa una bella sfuriata grind), sempre varie e fantasiose. La
seconda metà del brano è tirata, ma il finale è lentissimo.C'è un gran
lavoro alle spalle di queste canzoni. La band dimostra di avere
tantissime idee e di saperle combinare in maniera intelligente e
matura. Spesso le chitarre si dividono i ruoli, ciascuna seguendo una
propria linea, che si intreccia con l'altra. "Unmerciful Despair"
comincia proprio così, con strane melodie dal sapore death/prog, per
poi esplodere in un black metal veloce; una sezione molto evocativa
precede la conclusione, anche in questo caso lenta. "Into The Deepest
Darkness" è caratterizzata da un break prog un po' alla Opeth, seguito
da una sorta di black melodico che, forse a causa del cantato, potrebbe
essere accostato a qualcosa di datato dei Cradle Of Filth. Sorvoliamo
sulla breve "Stigmata" e approdiamo a "Scouring The Foe", a parere mio
il più bel brano dell'album. Un death melodico, piuttosto lento, che si
rifà alla matrice svedese della prima metà degli anni '90, domina la
parte centrale, quindi sfocia in un passaggio marziale, che acquista
man mano di vigore, e infine lascia spazio ad alcune accelerazioni e
momenti di enorme spessore, sullo stile di gruppi come Edge Of Sanity.
"Through The Path Of Eternity" rivela il occasionalmente lato più death
dei Perpetuum, un death tecnico che potrebbe avvicinarsi al già citato
filone svedese e -con i dovuti paragoni- ai primissimi Atheist. La
chiave di lettura, però, è molto più oscura e violenta, tanto che anche
qui sono presenti sfuriate black, pause eteree e bei pattern di
batteria. Proseguiamo con "Grunts Of The Soggoths", poderosa e
monolitica, che fonde il death metal più pesante e d'impatto che i
Perpetuum siano capaci di partorire con alcuni accordi black vagamente
ispirati a Thorns e Enslaved. Chiude l'outro "Psicosis", una
composizione sognante, nella quale l'alone degli Opeth ricompare nitido
come non mai.
Oltre ai sopracitati Opeth e Edge Of Sanity, anche gli australiani
Stargazer potrebbero essere un buon termine di paragone per delineare
meglio lo stile dei Perpetuum. Tuttavia, il livello tecnico dei cileni
è inferiore e il loro stile è meno caratteristico.
La registrazione non è delle più curate, ma non lascia l'amaro in
bocca. I suoni sono scuri, ruvidi e naturali, molto in sintonia con le
emozioni che trasmette la musica. Il basso è molto in evidenza, ma non
mi piace nelle note più acute, mentre la doppia cassa poteva essere
curata assai meglio.
"Gradual Decay Of Coscience" è un album che si rivela a poco a
poco. Sono tantissimi gli spunti interessanti, ma per scovarli non
bastano pochi ascolti superficiali. Per apprezzare appieno il disco
bisogna conoscerlo in profondità, abituarcisi, un po' a causa della
complessità dei brani, costruiti su strutture intricate e scevre da
ripetizioni, un po' perché, ad un primo impatto, la scelta della
registrazione e il modo di cantare in scream lasciano interdetti, un
po' perché, ad essere sinceri, bisogna imparare a sorvolare su alcuni
passaggi riusciti soltanto per metà.
Se vi piace il filone estremo, è quasi d'obbligo andare alla
ricerca di questo gruppo e procurarsi il CD in questione. Un applauso
ai Perpetuum per il talento, ma soprattutto perché hanno dato alla luce
un lavoro molto curato, meticoloso, intrigante. Fa ancora più
impressione pensare che cinque di queste canzoni erano già apparse nel
primo demo...
(BRN - Dicembre 2010)
Voto: 8
Contatti:
Mail Perpetuum: perpetuumchl@gmail.com
Sito Perpetuum: http://www.myspace.com/perpetuumchl
Sito Australis Records: http://australisrecords.com/
Sito Lugga Music: http://www.luggamusic.com/