PATHOS
Perdition Splits The Skies

Etichetta: Intolerant Messiah Records
Anno: 2003
Durata: 37 min
Genere: death/grind tecnico


Spokane, stato di Washington. Tra le montagne e le incessanti piogge, quattro ragazzi decisero di rimediare alla monotonia della provincia americana formando una band. Una death metal band. Era l'estate del 1999 e i Pathos stavano muovendo i primi passi. La formazione constava in Nathan Humphrey alla chitarra, Cameron Olson alla batteria, Abe Kenney al basso e Owen Rundquist alla voce. Non era facile emergere suonando quel genere di musica. Fortunatamente le reazioni ai loro concerti furono positive. Questo confortò i ragazzi. Pertanto, nel 2000, i Pathos esordirono con un demo intitolato "Lying Absolution".
Nell'estate dello stesso anno i musicisti si sbatterono in un tour sfiancante lungo tutta la West Coast. Il loro nome cominciò a circolare tra gli appassionati e, nel 2001, la band pubblicò un live intitolato "Pathos: Live In Richmond, CA". Proprio in California il gruppo entrò in contatto con Jason Balsells, fondatore della label Intolerant Messiah. L'incontro fruttò un'intesa di massima per la pubblicazione di un full-length.
Di ritorno dal tour i Pathos accolsero un nuovo membro: Jason Griffith alla chitarra. Nel frattempo il loro suono era maturato, diventando sempre più tecnico e aperto alle influenze di altri generi estremi. black e grind su tutti. "Perdition Splits The Skies" è il loro debut album sotto l'egida della Intolerant Messiah Records. Ed è proprio un disco interessante!
Death/grind tecnico è una definizione che va un po' stretta ai Pathos. La radice della loro musica è quella, non si può negarlo. Da essa però si dipartono così tante ramificazioni che possono prendere alla sprovvista l'ascoltatore meno avvezzo a certe sonorità.
Tanto per fare un esempio, prendiamo l'introduzione "Descent Into Aphelion" e confrontiamola con la successiva "In The Shallows Discerned". Il primo dei due brani è molto melodico, un violino più altri strumenti acustici le donano un'immagine smaccatamente folk. Dov'è la brutalità quindi? Il secondo pezzo non lascia dubbi in proposito. E' una traccia devastante e ultratecnica. Le chitarre di Nathan e Jason macinano riff di difficile esecuzione e di spiccata creatività. Il basso di Abe è irrequieto e mai domo. Cameron è un batterista maniacalmente esagitato eppure preciso come pochi. E la voce? Beh, Owen potrebbe essere il cantante della band tributo ufficiale degli Immortal, eheh! Chissà in quanti gliel'avranno già fatto notare!
Dal confronto appena effettuato risulta chiaro che i Pathos non si pongono limiti di sorta. Sono aperti a qualunque genere di influenza o soluzione. Certamente, la seconda traccia è più indicativa dello stile della band. Infatti "Perdition Splits The Skies" è principalmente aggressivo e amelodico. Però sarebbe un errore considerare la prima traccia come un episodio isolato. Niente affatto! Lungo i dieci brani che lo compongono, "Perdition Splits The Skies" regala all'ascoltatore piccoli indizi melodici. Alle volte tra il massacro si fa luce il suono di una chitarra classica, altre volte una voce femminile (la sorella di Abe) sbuca tra le note frenetiche.
Spesso i brani includono una sezione arpeggiata o tranquilla. Infatti le composizioni sono tutte microsinfonie, ricche di strutture complesse e variazioni ritmico/musicali. Il tasso tecnico dei musicisti è invidiabile, un mix di potenza e precisione. Forse dovrebbero lavorare un pochino sull'espressività...
Tra le mie tracce preferite segnalo assolutamente "Eroding The Spires" e "Lying Absolution". Ma anche "Ocean's Length" è veramente bella! Le altre composizioni sono molto compatte e complesse, eccezion fatta per lo strumentale chitarristico "Xibalba". E' veramente difficile descrivere traccia per traccia questo disco. Un ascolto diretto vale più di mille parole, pertanto rimando i lettori a scaricarsi qualche mp3 dal sito ufficiale della band.
"Perdition Splits The Skies" è un disco ammirevole, pieno di buoni spunti creativi e tecnici. La qualità media delle canzoni è elevata. Se la fortuna arriderà alla band, molto presto sentiremo parlare di loro.
Pathos: una band da tenere d'occhio. Poi non dite che non vi avevo avvertito!
(Hellvis - Ottobre 2003)

Voto: 8


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