PARIAH
Unity
Etichetta: autoprodotto
Anno: 1997
Durata: 41 min
Genere: heavy
Dopo la realizzazione di "Blaze Of Obscurity" i Pariah si misero
subito al lavoro sul terzo album, ma due membri della band
defezionarono fin dal principio (lo storico batterista Sean
Taylor e il cantante dal nome sfigato, tale Michael Jackson)
lasciando la triade Graheme English (basso, chitarra classica),
Russ Tippins (chitarra), Steve Ramsey (chitarra) alle prese con
il compito di rimettere assieme una formazione competitiva e
con la stesura dei pezzi nuovi. Non ce la fecero, perche' un certo
Martin Walkyer avvicino' English e Ramsey e gli chiese di unirsi
ai nascenti Skyclad. Ignari del successo che avrebbe avuto questa
band negli anni e dischi a venire, i due dissero a Tippins di stare
tranquillo che tanto sarebbero tornati poco dopo per fare il terzo
album dei Pariah. Invece passarono ben otto anni prima che il trio
si riunisse nei ritagli di tempo per realizzare il lavoro lasciato
in sospeso.
In gran parte scritto da Tippins, l'album "Unity" venne autoprodotto
perche' non si trovava nessuno interessato a stamparlo (usci' solo
l'edizione in CD e non in vinile perche' non c'erano soldi) e quindi
non e' facile da trovare in giro. Qui ritroviamo il trio affiancato dal
buon Alan Hunter alla voce (gia' presente nel primo album dei Satan
come guest vocalist in una canzone, nonche' chitarrista dei Tysondog)
e a Ian McCormack alle pelli (che aveva gia' militato nei Satan in una
delle loro incarnazioni prima del debut album), ed e' un buon lavoro,
considerato che i due album precedenti col nome Pariah (ma anche
il secondo come Satan) erano poco piu' che discreti.
Questo disco e' sicuramente un valido ritorno sulle scene, ma c'e'
qualcosa che non mi soddisfa a fondo. Le canzoni sono indubbiamente
buone, ben scritte e suonate, il cantato anche mi piace... E' che
manca la rabbia e l'energia a volte eccessiva dell'esordio. Qui
c'e' del buon metal fatto pero' da persone mature che si sono
trovate a suonare assieme dopo tanti anni ma senza la voglia di
spaccar giu' tutto che invece si trova in "Court In The Act" o nell'EP
"Into The Future". Un po' come con gli ultimi Megadeth, insomma. Dei
bravi musicisti ma non piu' incazzati e carichi... nel metal questo
puo' fare la differenza.
Tra i brani non ce n'e' nessuno che fa la storia, ma segnalo comunque
le veloci "No Exit" e "Saboteurs", la opener "Unity" e la sua versione
acustica "Learning To Crawl" che conclude l'ascolto dell'album. Tra gli
altri pezzi non ce n'e' nessuno brutto, anzi; e' solo che non c'e' nulla
che mi faccia saltare sulla sedia.
(Mork - Settembre 2002)
Voto: 7.5