PARIAH
Blaze Of Obscurity

Etichetta: Steamhammer / SPV
Anno: 1989
Durata: 39 min
Genere: heavy


Ci riprovano i Satan, dopo il cambio di nome in Pariah e un album thrash non riuscito (V. rece "The Kindred"), con un secondo lavoro che li riporta indietro alle loro radici heavy, pur ancora con qualche spunto thrash rimasto qui e la'. L'album contiene otto pezzi (quattro per facciata) suonati e cantati dalla medesima formazione di "The Kindred": l'inossidabile trio Steve Ramsey / Russ Tippins / Graheme English (rispettivamente chitarra, chitarra, basso) affiancati dal fedele Sean Taylor (batteria) e dal cantante col nome "che piu' sfigato di cosi' non si puo'", tale Michael Jackson.
Si apre con "Missionary Of Mercy", un buon brano heavy a favore dell'eutanasia (un uomo che in ospedale toglie i tubi a un amico che soffre le pene dell'inferno); "Puppet Regime" e "Canary" seguono sullo stesso sound, con spruzzatine di thrash tanto per strizzare l'occhio al filone che in quell'anno era ancora di moda. La facciata A si chiude con la canzone che da' il titolo all'album, "Blaze Of Obscurity", un tipico pezzo NWOBHM che oscilla tra arpeggiate lente e parti piu' energiche, secondo uno stile classico del metal di quel decennio. Nessuna innovazione qui. Solo dei buoni strumentisti e un cantante senza infamia ne' lode che sicuramente non mi fa schifo ma neppure entrera' mai nelle mie top 50 dei vocalist metal.
La side B procede secondo copione con un altro pezzo di puro heavy: "Retaliate" e' metal onesto e frizzante con un testo molto esplicito sulla giustezza morale delle rappresaglie giustificate ("...don't ever turn the other cheek!"). Da ascoltare con lo stereo a manetta aspettandosi la rappresaglia dei vicini incazzati e armati di forconi ;) . Poi la heavy/thrashy "Hypocondriac" che un po' mi ricorda gli Anthrax del periodo "Among The Living": altro pezzo da ascoltare ad alto volume intanto che si poga contro i vicini che sono riusciti a sfondare la porta del vostro appartamento. "Enemy Within" ritorna all'heavy puro 100% e cosi' anche la conclusiva "The Brotherhood": due buoni pezzi che non fanno la storia ma si ascoltano con piacere.
In definitiva la seconda facciata alza un po' la media dell'album, che se ha un difetto e' quello di non avere neanche una killer song o un killer riff che rendano famoso il disco. Si tratta di un onesto album heavy metal da comprare se si ama questo tipo di sound che oggi difficilmente si trova ancora in giro perche' in effetti un pochino suona datato. Consiglio questo album ai defender che sono cresciuti con quella musica; lo sconsiglio abbastanza ai metallari d'ultime generazioni e agli amanti del metal tirato: i ritmi e la cattiveria di questo disco rispecchiano un modo di fare metal che venne abbondantemente superato dai movimenti speed, thrash e death che ormai gia' da tempo la facevano da padroni, e quindi chi ha iniziato ascoltando queste ultime sonorita' fara' molta fatica a trovare stimoli in quest'album.
Finito "Blaze Of Obscurity" i Pariah si misero subito al lavoro sul terzo album, quando sia il cantante dal nome sfigato sia il bravo Sean Taylor se ne andarono ciascuno per conto proprio. Il trio storico rimase ancora per un po', ma un bel giorno English e Ramsey dissero a Tippins: "Usciamo a prendere le sigarette!".
E tornarono otto anni dopo.
(Mork - Settembre 2002)

Voto: 7