PARALLEL MIND
Colossus ADEA

Etichetta: Unicorn Records / Boundless
Anno: 2005
Durata: 61 min
Genere: prog rock / fusion


Recensire il debut album di una band come i Parallel Mind è piuttosto strano su una webzine più prettamente metal come Shapeless. Questo interessante trio canadese, infatti, si cimenta in una musica dalle forti influenze progressive e fusion. Fin qui niente di strano, dato che non sono certo pochi i gruppi metal che si lasciano affascinare da questi stili musicali: basti pensare ad un progetto strumentale come i Liquid Tension Experiment. La cosa strana, almeno per la media dei gruppi trattati su Shapeless, è il fatto di dare vita ad una band senza chitarre: sì, perché William Kopecky, Nibandh Nadkarni e Joe Babiak si occupano rispettivamente di basso, tastiere e batteria, senza avvalersi di alcun chitarrista (l'unica traccia di chitarra verrà registrata da un ospite, Saar Shnitman, che suona un pregevole assolo nel primo brano).
Certo, in realtà non si tratta di una formazione così inusuale, soprattutto se allarghiamo il nostro campo d'azione fino ad includere anche il progressive rock, genere che, puntando molto più sulle tastiere che sulle chitarre, spesso finisce per farne a meno. Giusto per fare qualche nome, basterebbe ricordare una grossa fetta della produzione dei Van Der Graaf Generator, gli Atomic Rooster e, soprattutto, il trio progressive per eccellenza, gli Emerson Lake & Palmer.
Anche i Parallel Mind subiscono il fascino del progressive rock degli anni '70 e, spesso, si sentono nelle loro composizioni suoni ed influenze provenienti da quel mondo, in particolar modo le tastiere di Nadkarni che alterna suoni moderni ad altri tipicamente vintage, partendo dal classicissimo pianoforte, passando per dei suoni di synth vicini a quelli prodotti dagli storici moog e mellotron. Detto questo, comunque, non possiamo catalogare i Parallel Mind come una band nostalgica, dato che la componente moderna rimane sempre ben presente, anche grazie a dei suoni curati e cristallini.
Manifesto del suono dei Parallel Mind è l'iniziale "Chromatic", una lunga composizione di quindici minuti, estremamente complessa ed articolata, in cui basso e batteria si incrociano in complicate trame ritmiche, mentre le tastiere si prendono l'onere di dare vita a tutte le linee melodiche. A questo proposito vorrei sottolineare un pregio di Nibandh Nadkarni, ovvero il suo innegabile gusto e senso della misura, che riescono a piegare la tecnica ai fini della melodia, evitando di trasformare i brani in sterili esercizi virtuosi. Anzi, se "Chromatic" risulta ancora un po' ostica, per la durata non indifferente ma anche per le sonorità un po' cervellotiche, il tutto si appiana nei brani successivi, a partire dall'ottima "Opposite Of Know", otto minuti tra pianoforte, hammond e sintetizzatori, capaci di scorrere con grande fluidità.
Punto centrale dell'opera è "Colossus ADEA", altra lunga suite che, però, non si risolve in un'unica traccia, ma si divide in quattro composizioni più brevi ("The Guardian", "Into The Depths", "Underwater Cities" e "Resurface Earth"), ognuna con le proprie caratteristiche, in modo da funzionare sia come brani a se stanti sia come parte dell'insieme. Degno di nota, infine, l'utilizzo di un piccolo coro in alcune parti della suite che, assieme alle tastiere, interviene nel creare un tappeto ai limiti della psichedelia (non a caso, in alcune sezioni, mi ha fatto tornare alla mente le parti corali presenti nella suite di "Atom Heart Mother" dei Pink Floyd).
Continuando ad analizzare l'album dei Parallel Mind, non posso non citare quello che, a mio parere, è il vero gioiello dell'album: mi riferisco a "Casa De Jig", un brano non eccessivamente lungo che riesce davvero a stupire per la sua freschezza. Il trio, infatti, si ammanta di un'inconsueta veste latino-americana, dando vita ad un curioso pezzo jazzato dal sapore caraibico, allegro e solare, impreziosito da un bell'assolo di tromba, suonata dal batterista della band, Joe Babiak.
Leggermente sotto tono, invece, la conclusiva "Beginning's End", un brano di dodici minuti che, benché formalmente ineccepibile, non aggiunge molto altro a quanto già detto nelle altre composizioni, rischiando di allungare eccessivamente la durata del CD, stancando l'ascoltatore. Certo, mediamente il pubblico degli album strumentali è già più preparato ed aperto ad un ascolto meno superficiale, ma resto dell'idea che superare i quarantacinque minuti di durata sia sempre un rischio, a meno di non essere dei compositori più che sopraffini. Detto questo, comunque, rinnovo il mio invito ad ascoltare "Colossus ADEA", dato che ci troviamo di fronte ad un lavoro sfaccettato e capace di catturare l'attenzione di quanti amano sonorità più intricate e non convenzionali.
(Danny Boodman - Gennaio 2006)

Voto: 7.5


Contatti:
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Sito Parallel Mind: http://www.parallelmind.com/

Sito Unicorn Records: http://www.unicornrecords.com/

Sito Boundless: http://www.boundless.it/