PANIC
Epidemic
Etichetta: Metal Blade
Anno: 1991
Durata: 46 min
Genere: thrash metal
"Epidemic" è uno di quei CD che appena lo vedi dici: "Questi fanno
thrash!". Innanzitutto il gruppo si chiama Panic; l'album "Epidemic"
appunto. L'etichetta è la Metal Blade. La copertina riporta un curioso
mostriciattolo, frutto di un improbabile assemblaggio tra uno scheletro
e altre cianfrusaglie (un ammortizzatore, una palla da biliardo n.8,
viti e tubi vari, ecc.) che tiene in mano un piccolo "mondo"
insanguinato. La provenienza geografica è San Francisco. La line-up è
la classica formazione metal a quattro, con cantante, chitarrista,
bassista e batterista. Il bassista si chiama George Hernandez e nelle
note interne è accreditato con "Bass, Shouts". Lo stesso dicasi per
Jack Coy ("Drums, Shouts") e Martin Chandler ("Guitars, Shouts"). Come
se non bastasse viene ripetuta due volte la frase: "produced by the
H-Team: Gary Holt and Rick Hunolt". Facendo una somma di tutto:
potevano i Panic suonare qualcosa che non fosse thrash (Bay Area style,
aggiungo)!?!?! La risposta è ovviamente no, e infatti tant'è...
"Epidemic" uscì a metà 1991 e passò nel complesso abbastanza
inosservato, anche perché l'interesse per il thrash era ormai ridotto
ai minimi termini. L'attenzione del pubblico era rivolta al grunge da
una parte ed al death dall'altra. Al thrash "classico" toccavano le
briciole e questa fu la sorte dei discreti Panic, ai quali non bastò il
fatto di avere i due riff-maker degli Exodus dietro la consolle.
Intendiamoci: "Epidemic" è un disco discreto, piacevole a piccole dosi,
ma nel complesso trascurabile, almeno a mio parere. Un album basato sul
classico riffing thrash, piuttosto veloce ma mai sparato alla velocità
della luce. Presi singolarmente i brani, pur non facendo gridare al
miracolo, non sarebbero neppure male; il fatto è che un ascolto
completo mette in luce una certa sterilità compositiva, con canzoni che
raramente riescono a staccarsi da una formula sicura ma già sentita
mille volte in passato. Mi piace il modo di scrivere i testi del
cantante Jeff Braimes, che parla spesso in prima persona con un
linguaggio molto diretto. Mi piace l'abilità del bassista di puntellare
tutti i riff di chitarra con scale eseguite con potenza e precisione, e
con un suono molto metallico. Mi piacciono alcuni riff di chitarra e il
tiro di alcuni pezzi... E' il lavoro nel suo complesso che non mi
esalta. E trovo difficile anche dire quali siano i brani migliori;
probabilmente la canzone di apertura "Blackfeather Shake", con i suoi
cantati a ruota libera, "Hypochondriac", sostenuta da un buon riffing
trascinante, le veloci "Morbid Curiosities" (che spara nel testo un
verso come "Nothin' gets up the dicks of a crowd / like a great disaster"!!!!) e "911"...
In conclusione "Epidemic" - che contiene anche una versione di "I Stole
Your Love" dei Kiss - è un album thrash ben suonato, ben prodotto ma
privo di fantasia, che adagia su schemi compositivi già sfruttati
(anche meglio...) da molte altre band in passato. I Panic, pur essendo
buoni esecutori, non vi aggiungevano niente di proprio finendo per
essere un gruppo tra tanti, almeno in questo loro esordio.
Un disco quindi consigliato soltanto ai completisti del thrash americano.
(Linho - Aprile 2006)
Voto: 6.5