PANDEMONIUM (SWE)
Whispers

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 45 min
Genere: black/death metal sinfonico e tecnico


Gli svedesi Pandemonium si sono formati nel lontano 1997, dalle ceneri degli End, un gruppo death metal autore, nel 1996, del demo "The Fall Of Humanity". I due reduci di quell'esperienza, Oskar Westesson e Thomas Ahlgren, in arte Lugal-Hellord, hanno reclutato in breve altri musicisti: oltre al chitarrista Patrik Magnusson, sono arrivati anche Lahmu (Kalle Wallin) e Martu (Johan Sånesson). L'esordio sulla scena, dopo qualche concerto, ha avuto luogo con la pubblicazione del demo "Emotions From The Deep", seguito a breve dalla prima pubblicazione ufficiale, il MCD "...To Apeiron": ambedue i lavori sono datati 1998. Risale a quel periodo l'arrivo del primo tastierista ufficiale della band, dedita allora ad un doom/death melodico: Erik Odsell.
Il 2000 ha visto i Pandemonium tentare la strada della sperimentazione, con il MCD "Twilight Symphony". Il gruppo, pur impegnato in molti concerti e in procinto di costruirsi una discreta fama locale, era comunque ancora alla ricerca di uno stile preciso e personale. Purtroppo, la pubblicazione di "Twilight Symphony" non ha portato fortuna alla band, che in breve ha perduto sia Patrik che Erik. Per fortuna, gli arrivi di Jacob Blecher (Enlil) e di Erik Olsson (Nirah), hanno ridato entusiasmo ai Pandemonium, tanto che nel 2002 hanno finalmente esordito su full-length con "Insomnia". Stilisticamente, il disco si è distinto per una decisa virata verso territori black/death, con svariati richiami al death melodico di Gotheborg. A partire da quel momento, i Pandemonium hanno cominciato a suonare dal vivo, partecipando a svariati tour. Inoltre, il gruppo ha dedicato parte del 2003 e del 2004 alla registrazione del successore di "Insomnia". Purtroppo, il fallimento di un'etichetta interessata e le difficoltà nel trovarne una nuova ed affidabile, ha fatto slittare la pubblicazione di "The Autumn Aenigma" al 2006. Ciò nonostante, i mesi successivi non si sono rivelati particolarmente brillanti, e l'attività del gruppo si è di nuovo ritrovata a stagnare, tanto più che il membro fondatore Oskar ha deciso di terminare la sua attività con i Pandemonium. La reazione dei superstiti è stata forte, e in breve Will Ekeberg (Enki) ha preso il posto di Oskar.
Con la nuova formazione, i Pandemonium hanno quindi realizzato il loro terzo full-length, "Whispers", l'oggetto di questa recensione. Ed hanno preso una decisione totalmente inattesa, in netta controtendenza rispetto al mercato internazionale della musica. In pratica, "Whispers" non è stato pubblicato da un'etichetta, nè è stato messo in vendita: il nuovo disco è interamente scaricabile, artwork compreso, dal sito internet del gruppo: http://www.pandemonium.metal.com/. Riporto per intero la dichiarazione presente nella pagina d'apertura del sito: "L'industria musicale è arrivata ormai ad un punto nel quale il bisogno di dischi fisici è una cosa del passato. Vi mettiamo a disposizione il nuovo album "Whispers" per lo scaricamento. Il nostro scopo primario non è quello che può essere misurato dal guadagno monetario, quanto piuttosto il tentativo di riempire un vuoto musicale in tutti coloro che ricevono questo nostro messaggio. "Whispers" è disponibile gratuitamente. Il beneficio che ci darà sta tutto nelle orde e nelle legioni dei nostri ascoltatori, e nella loro passione. Godetevi questa pubblicazione, diffondetela e fate sì che altri condividano l'esperienza. Abbracciate il Pandemonio!".
E' quasi con commozione che mi appresto ora a recensire questo CD, un lavoro professionale ed impeccabile da ogni punto di vista, che meriterebbe certo maggior fortuna. Anche perchè, con tutta probabilità, si tratta del miglior lavoro di sempre dei Pandemonium. La dichiarazione della band, però, e la passione stessa con la quale si stanno prodigando nel diffondere il loro prodotto, tanto da inviarne una copia in CDr con copertina alla nostra zine, è notevole e va ammirata. Anzi, a questo punto non vedo perchè qualcuno debba rinunciare al privilegio di scaricare un disco di questo livello. La promozione di un gruppo così sincero, la cui decisione reca incisi profondamente tutti i segni della delusione, della disillusione e dell'amara constatazione di un mercato morente, penso sia un obbligo morale da parte di qualunque amante della musica e sostenitore dell'underground.
Tanto più che i musicisti sono tutti caratterizzati da un curriculum impressionante. Oltre ai Pandemonium infatti, alcuni musicisti hanno suonato anche negli Arsonist e nei Monolith, come anche nei Broken Dagger, negli stessi Deranged, nei Trymheim e nei Body Core. E si noti la differenza stilistica tra le varie band, la qual cosa giustifica uno stile così variegato e bizzarro come quello dei Pandemonium.
La copertina di "Whispers", dai colori scuri e verdastri, ci mostra un occhio da rettile accostato a un volto in corpsepaint, dai capelli lunghi. La composizione, nel suo insieme, fa molto collage.
La formazione che ha inciso il CD, ricapitoliamo, vede quindi Lugal-Hellord alla chitarra ed ai vocalizzi acuti, Enki alla chitarra, Enlil alla batteria, Martu al basso, Nirah alla tastiera ed alla voce e Lahmu ai vocalizzi gutturali.
L'album contiene sette canzoni per un totale di 45 minuti di musica. Si parte con "Whispers Of The Damned", una buona composizione che ci introduce nel meraviglioso circo dei Pandemonium, fatto di eccessi, esasperazioni e bizzarrie. Le prime battute sono severe e decise, anche se tradiscono una forte componente gotica. Come arrangiamento, è già evidente il suono denso e appesantito da una tastiera ingombrante. Quando la canzone entra nel suo vivo, il riffing delle chitarre si fa più deciso e nervoso, mentre la tastiera abbandona le note lunghe e distese a favore di arpeggi vivaci e ficcanti. Il gutturale di Lahmu è estremamente profondo e caldo, mentre le grida acute di Lugal-Hellord spesso accompagnano il lavoro del cantante principale. Il lavoro delle chitarre tradisce qualche componente death metal, ma la musica nel suo insieme deve praticamente tutto al black metal melodico, unito a tendenze gotiche che richiamano una certa tradizione inglese degli anni novanta (Cradle Of Filth, Hecate Enthroned). L'unica pecca della registrazione è data, secondo me, dalla batteria eccessivamente plasticosa e triggerata, che dà una sensazione di fasullo e artificiale. Ma è un difetto da poco, perchè i Pandemonium ci stupiscono in continuazione con frequenti passaggi tenici e con arrangiamenti forbiti di chiara derivazione progressive (e la cosa si farà più evidente nelle composizioni successive). I richiami al death melodico svedese sono ormai spariti. "Whispers Of The Damned" è un buon brano d'apertura, ma il meglio dei Pandemonium deve ancora arrivare.
Le battute iniziali di "Organic Pain Collector" ci ingannano, data la loro forte componente gothic. Ma è un inganno di breve durata, perchè ecco partire un riff davvero intrigante e ficcante, che si arresta presto su un passaggio maggiormente disteso e sghembo. Ma la canzone è in continuo mutamento, in quanto alterna sezioni lievemente più tranquille ad altre cariche di verve, e melodie ruffiane a successioni di note strane e bizzarre. "Organic Pain Collector" si distingue anche per un utilizzo intelligente dei vocalizzi puliti. Anche in questo caso l'arrangiamento è pressochè perfetto, capace di stimolare l'adrenalina e l'intelligenza dell'ascoltatore. E quando la composizione pare arrestarsi sui clichè del black sinfonico e gotico, ecco che la band cambia completamente registro, inserendo ardite sezioni progressive (che, occhio, non corrispondono necessariamente al virtuosismo), e le carte in tavola vengono rimescolate. A volte il ritmo si fa più lento, ed i Pandemonium dimostrano di essere capaci di una pesantezza unica. Il lavoro di Nirah alle tastiere è notevole, anche se spesso propone melodie relativamente facili. Ma, nel corso di ogni composizione, è capace a sfoderare un passaggio notevole, spesso di derivazione classica. "Organic Pain Collector" è, con tutti i suoi limiti melodici, uno dei picchi di "Whispers".
Un'altra canzone fantastica è "Behold The Firestorm Of Ages", dove il sestetto spinge ancora più in là il proprio connubio tra melodie decadenti, arrangiamenti sovrabbondanti e tecnica frizzante. L'influenza dei Cradle Of Filth è, in questa composizione, ancora più evidente che in precedenza, mescolata alla miriade di richiami ad altre band. Ad esempio, si possono trovare pesanti derivazioni dai Bal-Sagoth, qualche intuizione dei Dimmu Borgir, alcuni passaggi vicini (soltanto vicini, attenzione) al death melodico svedese, un'intensa evocatività dalle radici gothic, slanci bizzarri simili al Morgul di "The Horror Grandeur". Insomma, carne al fuoco ce n'è tanta, ma saporita e ben speziata. L'ascoltatore più attento non potrà che rimanere affascinato dal lavoro delle due chitarre, dalle melodie che prendono vita da un arrangiamento tanto vario e che, di frequente, tenta sortite nei territori dell'avantgarde. In più, i Pandemonium riescono a dar vita a sensazioni, a comunicare un sottile senso di oscurità reso meno calustrofobico da un esibizionismo quasi circense, sicuramente decadente. Nota di demerito per un breve passaggio di sintetizzatore, il cui suono così progressive stona un po' con tutto l'insieme. La pecca è compensata da un buon lavoro virtuoso della chitarra solista, e dal consueto succedersi di quadri ricchi di colori diversi e, all'occorrenza, geniali. Si pensi ad esempio alla sezione successiva, molto soft, con le chitarre acustiche in sottofondo. Qui ci si avvicina addirittura a qualcosa dei nostrani Inchiuvatu, ed i limiti del genere vengono ampiamente sorpassati. E qui sta la meraviglia dei Pandemonium: magari per tre quarti della sua durata, una canzone sembra legata alla tradizione e poi, tutto d'un tratto, ecco che l'ortodossia musicale viene tradita e si aprono nuovi orizzonti musicali, in grado di affascinare anche l'ascoltatore più esigente.
L'apice dell'attitudine teatrale dei nostri si ha con "The Curse And The Serpent", probabilmente la vetta creativa del CD. Il riff principale di chitarra e tastiera è davvero vivace e stuzzicante, e la successiva ricaduta su territori più classici non stona, anzi, contribuisce a quel susseguirsi di emozioni più forti e più deboli capaci di tenere l'ascoltatore sulla corda. In questa canzone, soprattutto nel lavoro delle chitarre, si avverte la provenienza svedese del gruppo. Il tutto è comunque reso vivace da un gusto deviato e bizzarro per la melodia, che riporta in primo piano le similitudini con Morgul. Non c'è comunque un passaggio che sia fuori luogo, ma ogni sezione è un tripudio di creatività, sia melodica che ritmica. Strizzatine d'occhio alla musica classica, passaggi e coloriture di grande spessore, melodie memorabili: ce n'è davvero per tutti. Ogni intervento solista delle chitarre, ogni suono utilizzato dalla tastiera contribuiscono a rendere "The Curse And The Serpent" un piccolo capolavoro di creatività, che ci dimostra come il black sinfonico e melodico siano ancora in grado di dire qualcosa, pur senza tradire la tradizione, ma anzi sfruttandone tutto il potenziale in soli cinque minuti e mezzo di (grande) musica.
"Let Chaos Come" ritorna sui territori più distesi, pur sostenuti da una ritmica non lenta, di "Behold The Firestorm Of Ages". Uno dei punti di forza di questa traccia è sicuramente la melodia, ricca di trovate intelligenti. Ecco, l'unico limite dei Pandemonium è un'eccessiva aderenza, in alcuni casi, a certi clichè del genere suonato. Sopratutto in sede melodica. Il suo punto di forza, è invece quello di sorprendere, di cambiare le carte in tavola pur mantenendo un'intima coerenza di fondo. E nonostante i problemi sofferti dal sestetto nel corso della sua carriera, tutte le canzoni di "Whispers" risultano davvero ispirate. Non c'è traccia di mestiere, pur se i musicisti di esperienza ne hanno. Il songwriting scorre via liscio come l'olio, ed ogni passaggio per quanto strano o non ortodosso non risulta mai stridente. Ed il gruppo è in grado, come ho scritto prima, di suscitare sensazioni ed emozioni. Una cosa che adora fare, tra l'altro. Mi fa venire il nervoso il pensiero che tanti gruppi meno abili di questi svedesi siano sotto contratto, e vengano pubblicizzati al di là dei meriti effettivi.
La melodia iniziale di "Behind The Mask" sembra presentarci una canzone innocua, meno arrembante delle precedenti. E invece, ecco l'ennesima smentita, visto che il ritmo improvvisamente si apre in un blastbeat feroce e la canzone assume connotati ben più oscuri ed aggressivi. La tecnica validissima permette al gruppo di liberarsi in trovate felici e impreviste, senza limiti di sorta. Infatti, il sestetto fa ciò che vuole col black sinfonico, snocciolando riff su riff, melodie su melodie, e un numero incalcolabile (si fa per dire!) di cambi ritmici. Il gruppo non trascura nè passaggi catchy, nè improvvisi cali di violenza, a favore di sezioni dalla melodia struggente e malinconica. Il tutto all'insegna, come ho scritto, della sorpresa e del mutamento. Ecco, in questo senso i Pandemonium potrebbero essere considerati barocchi: proprio per questa continua ricerca della meraviglia, del sorprendente, del bizzarro e dell'eccessivo. Grande tecnica comunque, e ottima sensibilità capace di creare sezioni atmosferiche memori di certi Opeth, ma dotati di una personalità tutta peculiare. L'aspetto pacchiano e teatrale è insito nella poetica musicale dei Pandemonium, e quindi non va visto come un difetto. Basta soltanto concentrarsi nell'ascolto dei singoli lavori dei vari musicisti per convincersene. Il black metal sinfonico è ormai agli sgoccioli della propria creatività, ed è quindi giusto che interpreti quali i Pandemonium ne accentuino la maestosità, la spinta ad esagerare e ne sottolineino le difformità: quale modo migliore di esprimere la decadenza di un genere? E quale modo migliore per riportarlo in vita, esaurendone tutte le ultime energie e facendone tabula rasa?
A concludere il CD, una versione più breve della bellissima "The Curse And The Serpent". Si tratta della versione "Radio Edit", della durata di 3 minuti e 17 secondi contro i 5 minuti e 33 dell'originale.
Siamo giunti quindi alla fine di questa lunga recensione. Me ne scuso con i lettori, ma sentivo forte, dentro di me, il dovere di sostenere questo gruppo, e di invogliarvi a scaricare questo "Whispers". E' un'operazione senza scopo di lucro, con la quale i Pandemonium vogliono farsi conoscere e mantenere viva, al tempo stesso, un'intensa comunicazione con i loro ascoltatori. La passione genuina che ha spinto i Pandemonium a questo atto è tanto più ammirevole, in considerazione del gran lavoro che c'è dietro ad un disco come "Whispers". Ascoltateli dunque, scaricate il loro disco e passatelo ai vostri amici. E' giusto che musicisti così appassionati siano sostenuti, sopratutto vista la qualità della loro musica. Che forse non sarà il non plus ultra, ma che sicuramente assume valore nell'ottica totalmente anticommerciale che caratterizza questa operazione. Avanti dunque, visitate il loro sito ed anche il loro MySpace: http://www.myspace.com/pandemoniummetal. Ma dei Pandemonium avrò modo di riscriverne: aspettatevi a breve una loro intervista.
(Hellvis - Marzo 2009)

Voto: 8


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