PAGANIZER
Murder Death Kill

Etichetta: Xtreem Music
Anno: 2003
Durata: 36 min
Genere: Death Metal


Formatisi nel 1998, gli svedesi Paganizer hanno registrato un demo, ovvero "Stormfire" (1998), e quattro album: "Deadbanger" (1999), "Promoting Total Death" (2001), "Dead Unburied" (2002) e "Murder Death Kill" (2003). Fanno parte della band Rogga (chitarra e voce), Dea (chitarra), Oskar (basso) e Fiebig (batteria). Il genere proposto dalla band è Death Metal di chiara ispirazione svedese vecchia scuola (Grave, Dismember e compagnia bella, per intenderci), con alcune venature Thrash.
La biografia descrive quest'album come il migliore uscito in Svezia dai tempi di "Into The Grave" dei Grave, ma io non ne sono tanto convinto. Per nulla, direi.
Nessuna delle nove canzoni contenute in questo "Murder Death Kill" è tale da far gridare al miracolo, anzi, risultano noiose e scontate. Nonostante la discreta registrazione, il disco non decolla e non riesce a coinvolgere, sia per la qualità delle canzoni, sia per la scelta di certi suoni.
Il cantato (growl) è forse la cosa peggiore del disco: piatto e monotono dall'inizio alla fine, manca di quell'aggressività che è fondamentale nel death, tanto da rovinare anche quelle parti che strumentalmente sono discrete.
Le chitarre non sono quasi mai incisive: tutte le canzoni sono basate su pochi riff piuttosto scarni e banali che rendono le composizioni troppo statiche. Gli assoli, d'altro canto, non aggiungono pressoché nulla ai pezzi e non lasciano intravedere chissà quali doti tecniche (ma questo è l'aspetto meno importante, visto che prima di tutto guardo alla qualità).
Neppure la sezione ritmica è da salvare, visto che non dà assolutamente dinamicità ai pezzi. Si fa sentire la mancanza di cambi di tempo improvvisi, tutto è troppo scontato. In certi pezzi, tipo "Crawl To The Cross", la totale mancanza di idee del batterista nelle parti più lente è palese.
In definitiva, la pecca peggiore di "Murder Death Kill" è la mancanza di convinzione che sembra pervadere i quattro svedesi: in un genere come quello proposto dai Paganizer, senza cattiveria nella voce e senza riff pesanti non si può pretendere di emergere. Il risultato è un album tedioso nel quale c'è davvero poco da salvare e che è meglio dimenticare. Sono stupito del fatto che questo sia il quarto disco della band: non ho sentito i loro precedenti lavori, ma non nascondo di non essere affatto curioso.
(BRN - Maggio 2003)

Voto: 4.5


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