OZZY OSBOURNE
Diary Of A Madman
Etichetta: Jet
Anno: 1981
Durata: 43 min
Genere: heavy metal
Dopo l'accoppiata Black Sabbath - "Heaven And Hell" e Ozzy - "Blizzard Of Ozz",
album meravigliosi che io considero l'apice dell'heavy metal di ogni tempo
(assieme a un certo terzetto di album dei Judas Priest), le due band cercarono di
bissare i capolavori realizzando una coppia di opere seconde, che pur se un
paio di gradini piu' sotto, entrarono anch'esse nella storia del genere.
Da un lato l'ottimo e saturo "Mob Rules" per Dio, Iommi, Butler e Appice,
dall'altro Ozzy, Rhoads, Kerslake e Daisley proseguirono il discorso gia'
iniziato con "Blizzard Of Ozz", facendo uscire una nuova serie di canzoni molto belle
e valide, aiutate anche da una produzione stellare che sara' sempre un
trademark del corpulento cantante.
L'apertura dell'album e' similare a quella dell'album precedente, con
l'accoppiata "Over The Mountain" e "Flying High Again" (che nell'incedere
mi ricordano "I Don't Know" e "Cray Train" rispettivamente), con in grande
evidenza il basso pulsante di Daisley e il drumming spigliato e sempre
azzeccato di Kerslake subito dalle prime note dell'opener. Le pennate
ritmiche di Randy sembrano invece piu' controllate e pulite rispetto al
primo album, probabilmente i mesi passati con la band avevano sgrezzato
il ragazzino, che del resto non aveva mai smesso di studiare chitarra per
migliorarsi sempre piu'. "You Can't Kill Rock'n'Roll" e' il classico pezzo
morbido di Ozzy, che contribui' al tema delle liriche (che di solito erano
opera del bassista Daisley, come gia' accadeva nei Black Sabath dove anche
li' i testi erano opera del bassista, Butler) e ci mette il cuore nella
canzone che e' un po' una lamentela del cantante per le forzature da parte
dell'industria discografica nei confronti di chi invece vive per il rock
e lo sente come una parte imprescindibile di se'. Davvero una bella canzone
questa, non la solita mezza ballad messa li' a bella forza perche' ci deve
essere; e molto belle e delicate anche le parti di chitarra di Randy
soprattutto all'inizio del pezzo, prima di scaldarsi e partire con le solite
pennate elettriche che erano il suo marchio di fabbrica.
"Believer" e' il primo dei due pezzi inquietanti dell'album (l'altro e' il
brano che da' il titolo al lavoro), praticamente costruito sul basso di
Daisley. E' inquietante non tanto per il testo, che parla di autostima,
quanto piuttosto per le atmosfere che la musica evoca, piu' adatte magari
a liriche di sfondo misterioso che non psicologico. Il contrasto e' quindi
strano e particolare, anche questo un pezzo notevolissimo a cui posso solo
fare l'appunto di avere un assolo di chitarra troppo ispirato dalla "Mr.
Crowley" del disco precedente.
"Little Dolls" e' un brano abbastanza standard per questa formazione, mi piace
comunque abbastanza per le ottime parti ritmiche di Daisley e Kerslake, per
il testo che parla di torture praticate con le bamboline voodoo, e per la
strofa quasi da canzoncina felice in cui Ozzy canta "you broke the rules,
you've been a fool, the little doll is you", manco fosse un pezzo allegro.
Immancabile il secondo pezzo morbido dell'album con "Tonight" che mostra
come si possono scrivere canzoni ruffianissime eppure molto belle quando
si hanno appresso degli autori con i controcoglioni: qui alle morbide linee
di basso si accompagnano le tastiere del mercenario Don Airey, tastierista
di mestiere che sa anche lui come si confezionano i lavori easy listening pur
senza farci sopra chissa' quali sboronate, con pochi arrangiamenti semplici
che vanno a riempire ogni buco nella canzone usando note giuste nei momenti
giusti.
Fino a ora Randy Rhoads se ne e' stato calmo, lasciando un po' il campo ai
suoi compari della ritmica. Si risveglia nelle due canzoni che chiudono il
disco. Prima con la veloce "S.A.T.O." tutta costruita sulle sfuriate del
giovane chitarrista, un po' sulla falsariga della "Steal Away" da "Blizzard Of Ozz",
con in sottofondo degli scatenati Daisley e Kerslake che vanno ascoltati
e goduti nota per nota da tanto sono bravi. E poi con la conclusiva e
agghiacciante "Diary Of A Madman", autentico capolavoro di costruzione del
pezzo a opera della chitarra di Randy e delle spaventose liriche di Daisley.
Un brano sulla follia, sulla schizofrenia, che inizia su arpeggi di chitarra
che creano pian piano un'atmosfera da pelle d'oca in cui irrompono sfuriate
di vero metal, quasi a significare delle crisi di violenza che inframmezzano
le confessioni di questa mente malata ("sanity now it's beyond me, there's no
choice") ispirata a precedenti esperienze di vita del bassista e qui
interpretate magnificamente dalla voce di Ozzy, perfetta per questo ruolo.
Semplicemente magnifica e monumentale la seconda parte della canzone che
comincia con le terribili parole "A sickened mind and spirit - The mirror
tells me lies - Could I mistake myself for someone - who lives behind my eyes"
in cui un violino in sottofondo accompagna la lotta del protagonista contro
la discesa nella follia ("Will he escape my soul - Or will he live in me?").
Grandi le parti di tutti i musicisti, compreso l'ospite Airey, che si
incastrano tra di loro in un amalgama micidiale a supporto delle parti
di chitarra di un Rhoads semplice e geniale che con gli altri ha fatto
di questa canzone un pezzo forse bello quanto "Mr Crowley", seppur assai
meno famoso e considerato (stessa sorte toccava nello stesso periodo
alla meravigliosa e spaventosa canzone dei Black Sabbath, "Falling Off
The Edge Of The World", anch'essa inspiegabilmente sottovalutata e
dimenticata nel tempo). Solo per questa canzone l'album andrebbe acquistato
al volo, se poi ci aggiungiamo tutti gli altri pezzi allora l'accaparramento
scatta obbligatorio. Le parti con i cori alla fine del pezzo sono veramente
da brivido, ascoltarle da soli quando fuori e' notte e' un'esperienza
da film dell'orrore di quelli riusciti: ti scavano dentro, ti mettono addosso
inquietudine, una goduria pura.
Se c'e' un limite in questo disco e' forse la minore irruenza rispetto al
precedente lavoro, qui c'e' piu' occhio al mercato e ai nuovi orizzonti di
gloria che si stavano dispiegando davanti a un rinato Ozzy. Pero' questo
album e' da avere assolutamente perche' con il primo compone un dittico
inscindibile, il testamento musicale di un chitarrista che avrebbe potuto
cambiare la storia del metal (e in parte e' riuscito a farlo) se solo non se
ne fosse andato al creatore cosi' presto.
Diverse cose purtroppo macchiano la storia di quest'album. La prima e' che i
grandi Kerlslake e Daisley non vengono menzionati nella line-up del disco,
ma solo come coautori dei pezzi, in quanto sia nella foto sia nella formazione
vengono indicati i nuovi acquisti Rudy Sarzo (anch'egli dai Quiet Riot come
Rhoads) e il veterano Tommy Aldridge che presero invece parte alla tournee
che segui' l'uscita del disco.
Quindi quando lo si ascolta, ricordarsi che non sono questi ultimi due a
suonarci sopra, ma invece gli stessi altri che si trovano anche su "Blizzard Of Ozz".
Altra cosa vergognosa le varie lotte legali che Kerslake e Daisley hanno
dovuto intraprendere (e sono in ballo ancora oggi) per farsi dare dei soldi
dalla premiata associazione Ozzy & Sharon per aver suonato nel disco:
non solo sono stati pagati solo come coautori e non per le parti suonate
come musicisti, ma beffa dopo la beffa, in anni recenti Ozzy e Sharon
hanno voluto mutilare via le parti di basso e batteria originali in fase
di ristampa del disco, mettendoci al loro posto delle nuove partiture fatte
dai musicisti della sua nuova band. E questa e' una cosa davvero allucinante
in quanto non solo l'operazione e' senza precedenti e una vera carognata
per chi si era fatto il culo a realizzare un'opera divenuta classica nella
storia del rock duro, e poi anche perche' le parti degli artisti originali
ormai sono nella storia, parti suonate da dio, ogni nota scolpita nella mente
degli ascoltatori che per vent'anni hanno goduto di questo disco e ora si
trovano sugli scaffali una vergogna che non e' l'originale bensi' praticamente
un falso.
Quindi chi non abbia questo disco e voglia farlo proprio, stia molto attento
a non prendersi un'inculata acquistando la riedizione di pochi anni fa.
Bisogna cercare invece o il vinile (la copertina e' bella, e il vinile le
rende giustizia per le sue dimensioni) oppure le edizioni in CD fino a quella
del 1995 che va ancora bene (e' quella del remaster a 22 bit con la copertina
dell'originale rimpicciolita a un quarto della dimensione del cd e messa al
centro di fianco alla grande scritta OZZY in verticale a destra). Questa e'
forse l'edizione in CD che conviene prendere perche' i suoni sono molto
puliti e rendono onore all'ottima produzione originale del 1981.
(Mork - Ottobre 2004)
Voto: 9.5