OZZY OSBOURNE
Blizzard Of Ozz
Etichetta: Jet
Anno: 1980
Durata: 40 min
Genere: Heavy Metal
Di solito dalle divisioni escono solo brandelli. Altre volte invece
si sbloccano flussi creativi da vene ormai date per inaridite.
Allontanato dai Black Sabbath, che nel 1980 ritrovarono l'ispirazione
creando l'album capolavoro "Heaven And Hell" assieme a Ronnie Dio, l'ex
frontman dei re del dark sound Ozzy Osbourne decide di provarci per conto
suo con un gruppo di strumentisti scelti tra il meglio del panorama di
quel periodo. Oltre al leggendario Lee Kerslake (Uriah Heep) alla batteria,
al mercenario Bob Daisley (innumerevoli band) al basso, all'ancor piu'
mercenario Don Airey alle tastiere (ziliardi di gruppi al suo attivo),
Ozzy comincia la sua carriera di talent scout di giovani e spettacolari
chitarristi portando con se' il ragazzino Randy Rhoads dai Quiet Riot.
Fu proprio quest'ultimo talento a spedire dritto filato Ozzy e i suoi
primi due lavori nella leggenda definitiva del metal. Se con i Sabbath
il ruolo del cantante era gia' di primo piano, una volta intrapresa
la carriera solista con due arieti da sfondamento come "Blizzard Of Ozz"
e "Diary Of A Madman", Ozzy divenne personaggio popolare oltre ogni limite.
Sia nell'ambito metal (aveva dimostrato di sapersela cavare anche da solo
sfornando lavori di ottima qualita') sia al di fuori (un po' per il
personaggio che si era costruito sia per l'avversita' delle fasce piu'
bigotte dell'America dove i suoi dischi venivano regolarmente bruciati
e i predicatori non perdevano occasione di presentarlo come un apostolo
dell'anticristo... per non parlare del processo seguito alle vicende di
"Suicide Solution"). Dicevo che a proiettarlo una volta per tutte nel
firmamento delle star fu in gran parte il lavoro meraviglioso di Randy
Rhoads, che grazie alle sue composizioni e alla sua ritmica heavy
incredibilmente colorata e ricca di armoniche, associo' il nome di Ozzy
a una serie di canzoni che ormai sono a tutti gli effetti leggenda presso
gli appassionati di metal.
Si comincia infatti con due canzoni impressionanti: "I Don't Know" lancia
Ozzy nell'avventura solista unendo le pennate elettricissime di Randy a
dei testi un po' particolari in cui Ozzy rinuncia al suo ruolo di profeta
e di leader carismatico proprio nel momento stesso in cui comincia a
interpretare questa parte ("don't look at me for answers... don't ask me,
I DON'T KNOW!"), mentre la spettacolare "Crazy Train" da' per la prima
volta all'ascoltatore la portata del talento di Rhoads, che tra ritmica
e solista macina dei riff e delle note che rimangono scolpite per sempre
nella mente dell'incauto ascoltatore che sente il disco per la prima volta.
"Goodbye To Romance" e' una ballata molto bella con un breve ma intenso
assolo di Randy, e introduce la breve strumentale "Dee" per finire la
facciata A con la controversa "Suicide Solution": un buon brano, anche se
non un capolavoro, famosa piu' che altro per le vicende giudiziarie che
seguirono al suicidio di un ragazzo americano che si disse fosse influenzato
dai testi del cantante inglese.
La facciata B e' storia, grazie anche e soprattutto a "Mr. Crowley", che
personalmente io considero la miglior canzone heavy metal di sempre. Non
esiste metallaro che in qualunque luogo si trovi non sussulti alle prime
note d'organo di Don Airey e alla voce di Ozzy ("Mr. Crowley... what went on
in your head...?!?") che canta uno dei testi piu' famosi della storia
del genere, sullo sfondo di una musica splendidamente indimenticabile,
con Daisley e Kerslake a fare da scheletro al capolavoro di Randy Rhoads:
dalle parti di ritmica che avvolgono Ozzy, ai due assoli piu' belli di
sempre. Ne' Tony Iommi (quello stesso anno al massimo del suo splendore
artistico) ne' la coppia d'acciaio Tipton-Downing sono mai riusciti a creare
qualcosa di piu' perfetto di queste note... La chiusura in fade sul secondo
assolo fa piangere al pensiero che questo artista incredibilmente precoce
e geniale morira' entro un paio d'anni per uno stupidissimo incidente.
"No Bone Movies" e' un pezzo simpatico con uno strano assolo, che fa riposare
il palato dell'ascoltatore prima che cominci la bellissima "Revelation (Mother
Earth)", pezzo apocalittico nei testi, stile "Children Of The Grave" come
atmosfere, in cui la chitarra arpeggiata di Rhoads e un cantato molto intenso
(e sorprendente nella sua morbidezza) salgono in un crescendo ossessivo
ma mai opprimente, lasciando l'ascoltatore in braccio a un delicatissimo
pezzo di tastiere di Don Airey: anche questo come gli assoli su "Mr. Crowley"
e' pieno di quella magia che in un pezzo metal pochi si aspetterebbero. La
canzone si conclude prendendo quota e passando senza soluzione di continuita'
direttamente a "Steal Away" con la chitarra di Randy che comincia a scaricare
pennate e assoli taglienti ed elettrici in faccia agli ascoltatori che non
possono che subire questo sfogo di irruenza giovanile piena di cromature e
di svolazzi, per non parlare degli spigoli vivi. Un misto di lame e cesello
d'artista, con Ozzy che urla e il basso di Dasley che pulsa in sottofondo,
interrompendosi per un assolo ormai scomposto e poco elegante (qui si
abbandonano le finezze e si va giu' di heavy metal con la motosega)
per poi lasciare il campo al ritornello finale.
Che dire? Questo e' un disco che appartiene ai fondamentali del genere.
Separando le loro strade in quegli anni di transizione, assaliti da ogni
parte dai gruppi NWOBHM che minacciavano di farne solo delle icone del
passato, i Black Sabbath da un lato e Ozzy con i suoi musicisti dall'altro
crearono due capolavori totali dalle ceneri di una separazione dolorosa.
"Heaven And Hell" e "Blizzard Of Ozz" sono pilastri cosi' pieni zeppi di spunti,
finezze, coraggiosi tentativi di ripartire da zero polverizzando il passato
a colpi di qualita' inarrivabile, da essere a tutti gli effetti la cosa piu'
vicina all'ideale metal che sia mai stata creata. Cosi' in alto stanno questi
due dischi, che le due band non riuscirono piu' a ripetere l'exploit, pur
realizzando ciascuna almeno un seguito di ottimo livello (rispettivamente
"Mob Rules" e "Diary Of A Madman", pure questi da antologia).
(Mork - Ottobre 2002)
Voto: 10
Questo album mi ricorda le innumerevoli chiacchierate/discussioni con gli "amici di musica".. quante serate passate a discutere di musica e su chi fosse meglio tra questo e quest'altro ... Ecco, alla domanda su quale fosse il migliore assolo di chitarra di sempre - domanda che credo almeno una volta tutti hanno ricevuto o fatto - c'è sempre stato qualcuno che ha tirato fuori il nome di Randy Rhoads abbinato alla canzone "Mr. Crowley", che per l'appunto è contenuta in questo "Blizzard Of Ozz", strepitoso esordio solista uscito a nome Ozzy Osbourne, ma elevato alla massima potenza dalla prestazione del folletto, ex Quiet Riot... Penso che i pochi minuti di questa canzone bastino per consegnare alla storia un album comunque bellissimo. Concordo in tutto e per tutto con la recensione di Mork... in pratica tutti i brani sono bellissimi o contengono una trovata particolare che ne rende degno l'ascolto. Vorrei solo segnalare la prova del bassista Daisley, sempre creativo e particolare nelle sue linee (udibili grazie anche a una produzione che permette di apprezzarlo per tutta la durata del disco senza seppelirlo sotto quintali di chitarra distorta).
Un album capolavoro.
(Linho - Febbraio 2003)
Voto: 10