OVERLORD'S PERPETUAL
Overlord's Perpetual

Etichetta: Sonic Age Records
Anno: 2005
Durata: 41 min
Genere: neoclassical heavy metal


Per iniziare a parlare degli Overlord's Perpetual, credo sia utile cominciare dalla copertina: essa ritrae un giovane chitarrista, armato della sua Fender Stratocaster, la cui figura si staglia su un cielo attraversato da fulmini e saette. Se poi andaste a guardare le altre foto promozionali lo vedreste indossare un camicia leopardata e dei grossi crocefissi dorati. Vi ricorda qualcuno? Malmsteen? Bravi, anche a me! Non stupisce, quindi, che la musica di questa band sia un heavy metal dalla forte impronta neoclassica, scritto ed interpretato secondo i dettami imposti dal suo mentore svedese. La band ruota ovviamente attorno alla figura di Overlord, un chitarrista di origini greche appena ventenne che, con la sua tecnica invidiabile, fa da fulcro e motore alle composizioni. Al suo fianco troviamo la sezione ritmica, composta da Leo Petropoulus al basso e Fotis Benardo alla batteria, più alcuni veterani della scena greca come Bob Katsionis alle tastiere e Vasilis Axiotis alla voce, che ricordiamo per la loro partecipazione in diverse band tra cui Nightfall, Phantom Lord e Battle Roar.
Stando a queste premesse mi sarei aspettato di trovarmi di fronte a un lavoro pieno di esercizi di stile tanto intricati quanto inutili e, inizialmente, l'impressione datami dal brano di apertura è stata quella. "Perpetual" infatti è un breve brano strumentale che, dopo una pomposa introduzione di organo a canne, si trasforma nella classica canzone veloce piena di scale neoclassiche e virtuosismi. Non che sia un brutto pezzo, anzi, si tratta di un brano dinamico che evita di annoiare l'ascoltatore (come succede troppo spesso in produzioni dello stesso genere) grazie alla sua durata ridotta; tuttavia ho temuto di trovarmi di fronte al classico lavoro da primadonna, dove l'unico scopo dei musicisti è quello di mettersi in mostra.
Fortunatamente questa impressione è stata spazzata via da "Majesty", che si rivela essere una canzone a tutti gli effetti: Overlord non si limita a creare una passerella dove far sfoggio della sue abilità "ginniche"; al contrario pone la giusta attenzione alla canzone nel suo insieme, scrive in funzione del risultato complessivo e non in funzione dell'assolo. Il pregio di questa composizione diventa quindi il riffing poderoso e un certo senso della misura che da troppo tempo manca anche allo stesso Yngwie Malmsteen.
La successiva "Immortal Hymn" è un pezzo giocato su valide orchestrazioni di tastiera che si appoggiano sul solido riffing di Overlord, inframmezzato da un bel passaggio barocco di chitarra e clavicembalo. L'unica cosa che non mi convince in questo brano è la prova vocale di Axiotis: il cantante è sicuramente dotato, ha un'ottima estensione pur rimanendo aggressivo, eppure le linee vocali sono poco incisive. Troppo spesso, almeno in questo brano, il cantato cerca di stupire con acuti ed evoluzioni inutili se non addirittura fastidiose.
Dopo "Prince Of Darkness", un altro pezzo veloce che si chiude con un malinconico finale di pianoforte, si arriva a "Empire Of Shadows". Si tratta di una composizione strumentale estremamente dinamica, dove il giovane chitarrista dimostra di aver imparato la lezione del suo maestro, sfoggiando una serie di velocissimi assoli incrociati con le tastiere del bravo Katsionis. Quest'ultimo non viene relegato al ruolo di accompagnatore ma riceve un adeguato spazio, in un duello continuo con la chitarra.
Si continua con "The Overlord", una canzone immediata e ben costruita penalizzata da qualche altra caduta di tono da parte di Axiotis, seguita da "I Can't Wait", la composizione più lunga del lotto. Il pezzo inizia come una ballad per poi subire una rapida accelerazione dimostrando, nell'arco dei suoi otto minuti, il buon livello di Overlord come compositore e rivelandosi uno dei momenti migliori dell'album.
"I'll Never Cry Again" è invece un brano molto catchy che sarebbe adattissimo come singolo, grazie al suo appeal melodico e al suo ritornello vincente.
La chiusura del disco è affidata a "Melancholy", un brevissimo quadretto acustico privo di qualunque tipo di esagerazione tecnica: può essere considerata la "Dee" di Overlord.
Un buon lavoro in definitiva che però vive ancora eccessivamente sotto l'ombra del maestro ispiratore Yngwie Malmsteen e che, proprio per questo, non riesce a prendere il volo come dovrebbe. Tuttavia sono fiducioso per quanto riguarda il futuro di questa band: Overlord è ancora giovanissimo ed è quindi normale che cerchi di emulare il suo idolo. Allo stesso tempo, però, ha già sviluppato un buon gusto che favorisce la composizione di brani ben strutturati ed equilibrati. Di conseguenza sono convinto che, nel momento in cui riuscirà a staccarsi dallo stile malmsteeniano in favore di una proposta più personale, potremo parlare di un nuovo, ottimo artista.
(Danny Boodman - Aprile 2005)

Voto: 7


Contatti:
Sito Sonic Age Records: http://www.sonicagerecords.com/