OVERLORDE
Return Of The Snow Giant

Etichetta: Sonic Age Records
Anno: 2004
Durata: 60 min
Genere: power/epic vecchia scuola


Finalmente arrivano al debutto sulla lunga distanza questi truculenti americani, i quali senza una minima remora vengono definiti "leggende" dalla brillante Sonic Age Records (vera e propria fucina di interessanti uscite in campo metallico old school). Da un certo punto di vista lo sono, almeno per le loro radici e per la loro tumultuosa esistenza. Formatisi nel lontano 1985 come power trio (con il bassista John "Kong" Bonucci alle prese con le parti cantate, Mark "M.E." Edwards alla chitarra e Dave Wrenn dietro i tamburi), stabilizzatisi a quartetto con Pat O'Donnell alla voce, pubblicarono nel 1987 un EP omonimo edito dalla Strike Zone Records (che era più o meno strutturato come Queen 2, ovvero con una "Black Side" ed una "White Side"), già un anno dopo si separarono però dal cantante e lo rimpiazzarono con tale Rod Tyler Loiza e con lui iniziarono nel 1988 le registrazioni di un demo che non venne mai terminato. La carriera di questo manipolo di guerrieri avrebbe potuto concludersi con lo scioglimento formale che avvenne nel 1989, momento in cui i componenti decisero di seguire vie musicali parallele. Continuando comunque a mantenere contatti tra di loro e vedendosi le esperienze proseguite vuote di traguardi, dodici anni dopo si riunirono per far rivivere il sogno del dominatore. Una volta per tutte. La volontà di una reunion divenne ancora più rovente dal rinnovarsi dell'interesse nella band grazie alle serpeggianti richieste dell'EP del 1987 tra addetti ai lavori ed aficionados di metallo vero. Così i nostri tre energumeni chiamarono nei loro ranghi alla voce una conoscenza blasonata per i veri metallonzi, ovvero Bobby "Polmoni di Cuoio" Lucas, ex cantante dei Seven Witches e vero e proprio urlatore vecchia scuola come pochi ne sono rimasti ancora. Così i nostri leggendari eroi forgiarono un promo di quattro tracce dal titolo "Overlorde 2000" e tutti gli addetti ai lavori salutarono l'evendo stappando bottiglie di Riccadonna ed inneggiando al ritorno del dominatore. Ancora senza contratto, i nostri eroi parteciparono a diverse raccolte promozionali dedicate a band "disoccupate" (pubblicate dalle bibbie teutoniche del metallo, ovvero Heavy Oder Was?! e Rock Hard) e ad un tributo ai Queensrÿche per la Siegen Records (che non ha ancora visto gli scaffali dei negozi in quanto mancano i dindini, pare...), mentre dal punto di vista dell'attività concertistica hanno infiammato le platee di vari festival decìdicati al metallo duro e puro (per esempio il Powermad 2002 e il Classic Metal Fest). Dal punto di vista cibernetico, il loro nome s'è fatto strada pure nella rete. Infatti molte web radio sono cadute letteralmente sotto i colpi dei nostri giganti di neve, e il loro sito (che è molto carino, visitatelo!) conta un numero moolto elevato di presenze. Finalmente nel 2004 la ellenica Sonic Age dedicò loro interesse ed investì su di loro, ponendoli sotto contratto per due dischi. Meglio tardi che mai! Gloria agli Overlorde!
Si ma.. la musica? M'ero lasciato trasportare dal turbinio ammaliatore dei cenni storici. Dopo una breve ma intensa e nervosa introduzione di basso e batteria intitolata "And The Battle Begins..." (con tanto di raffiche di vento iniziali, idea non geniale e quantomai originale, ma d'effetto) in cui "Kong" Bonucci e Dave Wrenn si presentano e maciullano le ginocchia a noi comuni mortali e poi... PAM! Una chitarra velenosa entra da un orecchio ed esce da un altro bucando tutto quello che c'è in mezzo. "Snow Giant" si manifesta nel suo splendore di magica canzone speed-epic, dalle forti tinte teutoniche (spero di non prendere il cosiddetto abbaglio, ma in 'sto pezzo mi ricordano i primi Grave Digger più rifiniti, ma comunque la demolizione è assicurata). La canzone originariamente troverebbe casa nel primo omonimo EP, così come l'ultima traccia, "Overlorde", e si sente che riflette gli anni in cui è stata composta. Le sonorità sono praticamente puro epic metal degli anni addietro, con sprazzi di modernismi alla Armored Saint quì e là. Il buon Bobby dai polmoni di cuoio dà lustro al suo velopenduolo più che mai in questo disco, e in questa traccia ogni tanto mi fa tornare alla mente il ricordo di "Ripper" Owens. Ovviamente in toni meno moderni. Uno dei diffettucci degli Overlorde è quello di sembrare un pochetto statici nella proposta, e di peccare ogni tanto in scelte per i riff e gli assoli che potrebbero essere discutibili, ma la chitarra è suonata da Mark Edwards, non da me, quindi se le cose son fatte così un motivo ci sarà.
Si prosegue con "Hell Hath No Fury", che diminuisce lievemente i ritmi ma colpisce comunque per il ritornello che ti si tatua nel cervello e per le evidenti capacità nell'estensione vocale del truculento cantante, a cui vorrei proprio chiedere se ogni tanto fa i fumenti con il gas nervino. "Starcastle" disegna un'altra rotta per i nostri cari dominatori, ora la velocità varia, ogni tanto c'è qualche piccolo spiraglio acustico, che viene però ricoperto da tonnellate di acciaio che intarsia i riff alla Armored Saint e le scudisciate di batteria. Personalmente lo trovo uno degli episodi meno riusciti del disco, soprattutto per il ritornello forse un po' troppo stucchevole, ma la potenza generata è comunque notevole. E' "Kong" Bonucci ad introdurre la seguente "When He Comes", canzone strutturata dall'inizio nebbioso e sulfureo, molto epica ed evocativa, salvo poi aprirsi con un tiro micidiale in cui a fare la parte del leone indovinate chi c'è? Ma quella sirena per bombardamenti aerei che risponde al nome di Bobby Lucas, i cui polmoni di cuoio sono ormai diventati patrimonio incalcolabile di questa allegra brigata di unni. Echi di Judas Priest del periodo più ottantiano e di altre meraviglie del periodi si fanno presenti. La parte centrale è cesellata alla perfezione e M.E. si può meritare una medaglia d'oro per il lavoro compiuto. La magia dei riff contenuti in questa canzone straepica è veramente senza pari, e potrebbe addirittura essere la canzone del disco.
Dave Wrenn fa esplodere le bacchette in plurime maniere sui suoi tamburi di acciao e introduce "Metallic Madness", che è permeata da toni meno vecchia scuola, più aperta ad un'andatura ondeggiante e minacciosa, sembra un incrocio tra Judas Priest ed Armored Saint, guarnita da un bel paio di polmoni di cuoio. Riff di derivazione quasi esotica condiscono il tutto, che ci esplode nel cervello con la grazia di una betoniera. "Blackness" è introdotta da un basso avvolgente e il suo piglio quasi saltellante ammalia quanto i riff veramente azzeccati, una coesione della madonna ed una prova vocale ancora una volta degna di un maestro del metallo. La struttura equlibrata ma letale ci dimostra che abbiamo a che fare con un gruppo rodato che sa il fatto suo, e che spero ora trovi la strada libera da ogni intralcio. Questo pezzo, assieme a "Hell Hath No Fury", "Ogre Wizard" e "Metallic Madness" era contenuto nel promo "Overlorde 2000", e si sente che differisce dagli altri dai pezzi più nettamente ottantiani.
La già citata "Ogre Wizard" è una gema di power melodico di alta caratura, dai riflessi moderni, le acrobazie vocali veramente da strapparsi le tonsille, ed una calibratura delle parti melodica veramente da manuale. Bravi! Altra canzone da inserire nella playlist virtuale di ogni vero metallaro che si rispetti. Inizio con toni rilassati e quasi da ballad per "Mark Of The Wolf", che poi si risolve in una girandola di sensazioni diverse, ennesimo episodio di fierezza epica per i nostri magici conquistatori. La sua imponente durata e la sua struttura snodata in parti con dinamiche ed umori diversi rende loro onore e merito. Ognuno maneggia con tranquillità e destrezza le proprie "mansioni", e il risultato è un'altra ottima canzone power sentitissima ed elaborata. Il finale trasuda emozione e potenza da far rizzare i peli sulle braccia. L'ululato con cui si conclude magari potevano non metterlo...
Ancora una volta "Kong" Bonucci è sotto i riflettori per far partire "My Disease", canzone fresca che per l'ennesima volta mi fa rimembrare gli Armored Saint di "Symbol Of Salvation" (attenzione però, MOOOLTO MENO MAGICI, quel disco è storia e io ce l'ho tatuato nel cervelletto). Il pezzo scorre via come una rapida scorribanda su una Harley, non è un pezzo da annali ma lascia il segno. Più incisiva ed epica (con l'inizio di chitarra che ricorda alla lontanissima "Profondo Rosso"... no ragazzi... il mio cervello è al caffè...) è "Trapped By Magic", che ancora una volta ci consegna una formazione aderentissima e precisa, attenta alle rifiniture e alle soluzioni ritmico-melodiche.
Qualche difensore del progresso musicale potrà tacciare i nostri simpatici unni d'oltreoceano di essere dei meri fabbricanti di polpettoni sonori, attenti solamente a produrre qualcosa di epico fine a se stesso per vendere dieci copie agli ultimi dieci epic-metallari rimasti. Io per fortuna non appartengo a questa categoria, gli epic metallari rimasti sono ben più di dieci e loro le cose le fanno col cuore. Non assegnerò loro il massimo dei voti, per carità, ma premierò coerenza, coesione, precisione, costanza, veemenza e anche un po' la loro recalcitranza (lo dico fuori dai denti - cosa che potrebbe essere il mio nuovo hobby - a me testi che parlano di giganti di neve, castelli di stelle, segni di lupi, isole di ciclopi e via così mi fanno niente più che sorridere, ma c'è da dire che a continuare a proporli nel 2005 bisogna proprio averlo nel sangue).
"Colossus (The Island Of The Cyclops)" è l'ennesimo pezzo lungo, epico e strutturato in cui M.E. e l'uomo dai polmoni di cuoio fanno le bizze, in cui soprattutto viene fuori quel pizzico di Maiden che c'è in loro (negli intrecci che appaiono all'inizio e fanno poi capolino nella parte centrale, che sembrano uscire direttamente da "Powerslave"). Dave "millemani e millepiedi" Wrenn fa vorticosamente incrinare i nostri già malandati timpani con le sue micidiali bordate e condisce questa ennesima prova di forza. "Overlorde" chiude questa oretta di revival metallico in puro clima ottantiamo, la classica canzone con l'andatura in bilico tra una canzone dei Maiden e la marcetta degli incazzati. Anche qui l'epicità non è seconda a nessuno e la perizia nemmeno. Edwards sciorina un assolo da manuale che potrebbe compromettere il nostro udito per sempre. I cori ultra epici non fanno altro che aggiungere pathos e gasare il fan dell'epic metal più attento.
Concludo questo sproloquio sull'epicità estrema elencando un po' i lati del disco che io considero negativi per controbilanciare (perché fino a qua sembra che stia parlando del disco più bello del mondo e che gli metta il massimo dei voti, mi sono lasciato trasportare, il Piotre epico ha preso il sopravvento). Secondo il mio puro e personalissimo parere un disco della durata di sessanta minuti è un peletto pesante da digerire oltre che da gestire (c'è da dire che il gruppo ha volontariamente inserito le canzoni dell'EP e del promo per farle conoscere al grande pubblico metal), poi la copertina è in bilico tra il già visto ed il pacchiano (un duello tra un muscoloso guerrierone che alla lontana mi fa pensare a Lobo The Man e un mostroide veramente brutto... c'è da dire che il lavoro grafico è fatto molto bene in termini puramente tecnici) e alcune soluzioni ritmico-melodiche zoppicano un pochino, ma ciò non intacca seriamente il risultato finale, che è secondo me molto più che discreto. Che il gigante di neve saccheggi i vostri villaggi...
(Piotre - Gennaio 2005)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito Overlorde: http://www.overlorde.com/

Sito Sonic Age Records: http://www.sonicagerecords.com/