ORTHANC
Aux Enfants De Thulée
Etichetta: Christhunt Productions
Anno: 2005
Durata: 34 min
Genere: black metal
Gli Orthanc sono francesi, si sono formati nel 1995 ed hanno pubblicato
un MCD ("7 Ans De Réflexion" - 2004), uno split con i Nordum e il
full-length "Aux Enfants De Thulée" (2005). E' proprio questo album che
vado a recensire.
La copertina, in bianco e nero, è un collage di fotografie. Sullo
sfondo, una panoramica di Stonehenge. Ad essa, sono sovrapposte le foto
di due membri del gruppo, di una ragazza nuda e di scogliere lontane.
Il libretto, di due pagine, contiene stralci di testo più tante
fotografie della band. E' anche citata la line-up, ovvero Maréchal
Glaurung (batteria e membro fondatore), Svallnacht (chitarra e basso),
Dracir (chitarra) e Pesttanzer (voce). Tra l'altro, i membri della band
ci tengono a far sapere di essere forti sostenitori di un'associazione
chiamata "Renaissance Paienne". Boh...
L'album è aperto dalla title-track, tre minuti e mezzo nei quali
la chitarra acustica si produce in una melodia dalle tinte nostalgiche.
In sottofondo, si sentono dei suoni cupi e distanti: dai lievi rumori
di una chitarra a sospiri misteriosi.
La prima canzone vera e propria si intitola "La Planête Des
Singes", tratta da un lavoro di Boulle. Innanzitutto, mi complimento
con gli Orthanc per la qualità della registrazione. Non è superlativa,
ma nemmeno scadente come quelle alle quali la moda sotterranea del
black ortodosso ci ha, ahinoi, abituati. Gli strumenti si sentono tutti
alla perfezione ed il risultato complessivo è piuttosto potente. Nel
suo insieme, la canzone non presenta spunti di particolare originalità:
le successioni armoniche di chitarre e basso si stendono su una ritmica
veloce ed ossessiva, mentre il cantante urla nel microfono tutto il suo
astio. Insomma, una traccia black come da copione, resa vagamente
personale da un assolo casuale della chitarra e da qualche inedito
passaggio in maggiore. Tutto sommato, una buona canzone.
"Nos Paradis Perdus" ricalca grosso modo le coordinate stilistiche
del brano precedente, caricando però il tutto di uno spirito eroico. Il
ritmo indugia meno nei cliché del black metal, lanciandosi in cavalcate
più agili e trascinanti. Vengono in mente cavalieri al galoppo, gioiosi
dopo una vittoria. I pochi stralci di testo presenti nel libretto non
avvalorano questa mia visione combattiva, ma poco importa: è per
comunicarvi una mia impressione! "Nos Paradis Perdus" è una
composizione molto melodica, che non teme di assestarsi in passaggi in
maggiore. Entra subito in testa.
"Le Bon Pasteur S'Endort" è introdotta dalle note del "Dies Irae"
nella versione di Berlioz ("Sinfonia Fantastica"). Proprio il tema del
canto religioso è la melodia di apertura della canzone, dove il
cantante si esibisce in un narrato mentre i musicisti tirano come
forsennati. Entrata nel suo vivo, la canzone cambia completamente
trasformandosi in un esempio di black furioso ma abbastanza nella
norma. Il cantante è più isterico del solito, ed aggiunge cattiveria a
successioni armoniche che più cattive di tanto non riescono ad essere.
La melodia è un punto fermo di questi francesi, ed ha priorità su
qualunque altra cosa. Ovviamente, essa diventa evidentissima in casi
sporadici (il leit motiv di "Nos Paradis Perdus" è uno di questi);
generalmente, è ricreata da un semplice sovrapporsi di note ed accordi.
Gli Orthanc non stupiscono mai, ma mantengono sempre alta la loro
dignità con composizioni apprezzabili.
"Entre Rhône Et Saone" è una breve outro strumentale. Si tratta di
una prova apprezzabile, che punta tutto sull'evocatività dei vari
passaggi musicali. Le successioni armoniche sono molto potenti, ed
insistono particolarmente su melodie malinconiche, con ampio utilizzo
di accordi in minore. Il ritmo è lento.
Dopo un minuto di silenzio, ecco partire una traccia fantasma, non
segnata nella tracklist. La qualità di registrazione è scadente:
probabilmente è stata tratta da un demo. Piacevole, grazie ad una
melodia molto accentuata.
A seguire, due bonus-track registrate durante un concerto tenutosi in
Svizzera nel giugno del 2004. Il suono è disturbato da un forte fruscio
e da una presa diretta priva di fronzoli. Ciò nonostante, nei momenti
meno arrembanti le canzoni si lasciano ascoltare. Si tratta di
testimonianze interessanti degli Orthanc sul palco. Sia "Les Chiens Et
Les Loups" che la cover dei Funeral "A Strife... A Victory" sono
suonate con competenza e col giusto istinto. In formazione figurano i
due session, Loh e Koros. Insomma, due tracce non essenziali ma
comunque gradite.
Alla fin fine, questo "Aux Enfants De Thulée" non è malaccio.
Certo, l'originalità non è certo di casa e molte soluzioni compositive
risultano abbastanza scontate. Ci sono inoltre gruppi più oscuri in
circolazione, e per molti blackster oltranzisti questa mancanza di
"cattiveria" potrebbe essere un ostacolo. I musicisti sanno comunque
suonare, hanno un buon senso del songwriting e le loro prove sono
sempre dignitose. Quindi, a parer mio, si può dare una chance a questi
francesi. A patto, però, che non cessino di migliorarsi e di cercare
formule espressive sempre nuove!
Una manciata di notizie per concludere: attualmente Svallnacht non
fa più parte del gruppo. Gli Orthanc sono quindi alla ricerca di un
chitarrista da inserire in formazione. Per i concerti, il buco è
tappato dal session Tyran. Va inoltre segnalato l'arrivo del bassista
Hrafnagud.
(Hellvis - Febbraio 2006)
Voto: 6.5
Contatti:
Sito Orthanc: http://membres.lycos.fr/orthanc/
Sito Christhunt Productions: http://www.christhuntproductions.com/