ORLOG
Reinigende Feuer
Etichetta: Det Germanske Folket
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: black metal
Bel disco questo "Reinigende Feuer", primo full-lenght dei tedeschi
Orlog, dopo il demo "Erfüllung" del 2002 e l'EP "Zeitenwende" del 2003.
Il gruppo è formato da Angantyr alla chitarra, Wolfram alla voce, T.S.
alla batteria e Randwig al basso. Non so se dopo la pubblicazione
dell'album la formazione sia cambiata. Dicevo, "Reinigende Feuer" si è
rivelato un ascolto assai interessante, pur non ridisegnando i confini
del black metal.
Sono presenti nove canzoni di black metal veloce e furioso,
caratterizzato da suoni molto nitidi, separati e potenti, visto e
considerato il genere. I blastbeat sono assai frequenti e tirati;
quando le ritmiche variano, rimangono comunque abbastanza sostenute ed
incalzanti, vuoi per la presenza della doppia cassa, vuoi per le
rullate. Le chitarre sono aggressive e mantengono una certa pulizia, in
particolar modo negli assoli. I riff sono piuttosto vari, generalmente
sono maestosi, impetuosi, minacciosi ed evocativi. Potrebbero
richiamare Black Altar, Keep Of Kalessin, Dissection, Enslaved;
l'inizio di "FlammenHerrscher" mi ricorda persino gli italiani Krom,
nella fattispecie le parti black di quella gran figata di demo che è
"Spectrum Token Shift", tuttavia in certi frangenti i nostri sembrano
ispirarsi anche al death svedese (vedasi "Totgeweith" e "Reinigende
Feuer"), se non sono la registrazione o alcune melodie a trarmi in
inganno. Melodia che si riscontra anche negli assoli, che ribadiscono
lo spessore tecnico dell'album. Ci sono poi numerosi inserimenti di
chitarra classica, in almeno la metà dei brani, che tuttavia non fanno
diminuire la violenza della proposta. Questo perché le parti acustiche
sono sovrapposte praticamente sempre agli altri strumenti, non sono
isolate. Addirittura, su "Mein Thron", forse il miglior brano in
assoluto, c'è un arpeggio accompagnato dalla batteria in blastbeat!
Il basso non emerge come solista, ma fa un gran lavoro e lo si può
sentire bene, complice il suono cristallino. La voce, infine, è uno
screaming abrasivo, lacerante e digrignato: il cantante non ha una
timbrica particolare, ma l'interpretazione grintosa e cattiva
contribuisce, al pari degli altri strumenti, di elevare il coefficiente
distruttivo di "Reinigende Feuer". I testi, come si evince dai titoli,
sono tutti scritti in lingua madre.
Le canzoni non sono troppo complicate, tuttavia la struttura non
segue uno schema classico e univoco. La band ha dimostrato, accanto
alle indubbiamente buone doti tecniche, anche un discreto talento
compositivo. Gli Orlog si dimostrano abili nel passare da assalti
assolutamente furiosi e devastanti a rallentamenti improvvisi,
momentanei ed atmosferici, con una certa fluidità. Dicevo prima del
tasso tecnico: ovviamente non è questa la caratteristica peculiare
dell'album, tuttavia il quartetto si pone decisamente sopra la media
dei gruppi black odierni.
Un occhio di riguardo va, infine, anche alla veste grafica, molto
affascinante e per certi versi singolare. Colori dominanti sono il
bianco dello sfondo, che dà una sensazione di vuoto, le varie tonalità
di grigio per le immagini e il rosso dei caratteri. Il libretto conta
ben sedici pagine, nelle quali sono riportati i primi piani dei
musicisti e alcune immagini di scenari naturali come sfondo ai testi.
Francamente sono stato colpito in maniera decisamente positiva da
questo debutto discografico. Forse non tutte le canzoni sono allo
stesso piano, ma in media siamo su livelli decisamente alti. "Mein
Thron", "Totgeweith", la strumentale "Stille", "FlammenHerrscher" e
"Schatten" valgono sicuramente l'acquisto.
(BRN - Novembre 2006)
Voto: 8
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