ORANGE SKY
Upstairs

Etichetta: Granite Records
Anno: 2005
Durata: 50 min
Genere: hard rock


Direttamente dall'isola di Trinidad arrivano gli Orange Sky, interessantissima band dal sound caldo e coinvolgente, che ha portato un po' del sole dei Caraibi in queste mie fredde giornate di gennaio.
Mi sarebbe piaciuto aggiungere qualche nota biografica ma, purtroppo, non sono riuscito a trovare granché, se non che il gruppo, composto da Nigel Rojas (voce, chitarra), Nicholas Rojas (basso), Adam Murray (chitarra ritmica), Richard Hall (tastiere) e Obasi Springer (batteria), ha già una buona esperienza live tanto da aprire i concerti per Yngwie Malmsteen durante il suo ultimo tour americano.
Strana accoppiata, comunque, dato che il sound degli Orange Sky è quanto di più lontano si possa trovare rispetto alla proposta del chitarrista svedese. È piuttosto difficile tracciare le coordinate sonore di questi cinque ragazzi, date le numerose influenze che si sentono in "Upstairs", ma proviamoci. Immaginate un hard rock robusto e caldo, che unisca elementi southern, riff sabbathiani, un pizzico di grunge tra i Pearl Jam e gli Alice In Chains. Aggiungete le chitarre gemelle in stile Thin Lizzy, contaminazioni tipiche della musica nera (soprattutto a livello vocale) e, infine, una spruzzata finale di reggae caraibico. Non male, vero? E, infatti, ne viene fuori un album davvero gustoso, senza troppe pretese ma, allo stesso tempo, piacevole in ogni sua parte.
Già l'iniziale "It's Over" si distingue per il suo appeal solare e catchy, per un brano che, con la giusta visibilità, potrebbe davvero sfondare come singolo di successo. Non da meno anche le successive "Escape" e "Beautiful Day", la prima decisamente più hard, mentre la seconda rientra nello stile gioioso del gruppo, anche grazie alle linee vocali ritmate di Nigel Rojas.
Dopo "Alone" ed "Angels", che seguono il discorso intrapreso dalle altre composizioni, si passa a "Dogs", uno dei pezzi più convincenti dell'album, grazie alla curiosa alternanza di riff in pieno stile Black Sabbath e partiture più arpeggiate e leggere.
Si continua su ottimi livelli anche con le successive "Peace Train" e "Cast Away": la prima, in particolare, risulta particolarmente gustosa, dato che si tratta del rifacimento in chiave reggae di un classico di Cat Stevens, con risultati davvero convincenti. Le stesse influenze rispuntano anche in "Real Love", un bel pezzo di hard rock dal retrogusto 'giamaicano', che ci porta alla successiva "Tug Of War", introdotta da un riff metal d'impatto per poi sfociare in una canzone dai vaghi richiami agli Alice In Chains.
Anche nel finale gli Orange Sky non deludono, affidando la chiusura a due ballad, "Alive" e "Falling", eleganti eppure energiche, che mostrano il lato più romantico della band.
Insomma, ci troviamo di fronte ad un album che, pur non essendo un capolavoro, non annoia mai, grazie ad un songwriting vario e piacevole, capace di rallegrare e mettere di buon umore; le canzoni sono tutte di buona fattura e le atmosfere latino-americane danno quel pizzico di esotismo che affascina. Davvero un bel lavoro!
(Danny Boodman - Gennaio 2006)

Voto: 7.5


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