OPETH
The Roundhouse Tapes

Etichetta: Peaceville / Halidon
Anno: 2007
Durata: CD1: 60 min CD2: 35 min
Genere: prog/death metal


Gli Opeth ormai sono un'istituzione e questo è un dato di fatto. Innanzitutto sono stati uno dei pochi gruppi degli ultimi anni che hanno avuto la capacità di creare uno stile unico, personale e perfettamente riconoscibile; la loro musica ha creato decine e decine di cloni, dando vita ad un segno che sicuramente durerà ancora a lungo; infine, cosa non da poco, dopo "Blackwater Park" il quintetto svedese ha raggiunto un pubblico decisamente più ampio ed eterogeneo.
Da quel momento le cose sono andate in crescendo in termini di notorietà, prima con l'accoppiata "Damnation" e "Deliverance", fino all'ultimo "Ghost Reveries", il cui tour viene suggellato oggi con questo doppio CD live. "The Roundhouse Tapes", infatti, documenta il concerto tenuto dagli Opeth alla Camden Roundhouse di Londra, il 9 Novembre del 2006 e fotografa perfettamente lo stato di grazia di un gruppo che, anche in sede live, sa rendere con maestria le atmosfere cangianti già ricreate in studio.
I lettori che hanno avuto il piacere di assistere a qualche loro concerto, infatti, avranno ben presente la perfezione raggiunta da questi ragazzi, che si destreggiano con totale scioltezza all'interno delle loro opere mastodontiche, per durata e complessità. I detrattori, allo stesso modo, tendono a sottolineare una certa freddezza di fondo che, effettivamente, aleggia negli show degli Opeth, ma è anche vero che il genere proposto, tutt'altro che solare, ben si sposa anche con questa caratteristica.
Tornando nello specifico alla performance catturata in "The Roundhouse Tapes", troviamo tutte caratteristiche del sound degli Opeth, condensate in otto lunghe composizioni, per un totali di un'ora e mezzo di concerto. La band è compatta, una macchina perfettamente oliata, su cui spicca il carisma di Mikael Åkerfeldt. Il cantante guida il gruppo con la sua chitarra, ammalia con la sua voce suadente e aggredisce con il suo growling così perfettamente controllato; oltre a questo, poi, riesce a intrattenere il pubblico presentando le canzoni con il suo tono pacato, misurato e spesso costellato di uno humour degno del migliore degli inglesi.
Il resto della band non è da meno, con Peter Lindgren e Martin Mendez ad affiancare degnamente il buon Mike e i due ultimi arrivati, Martin Axenrot e Per Wiberg, perfettamente integrati nel sound degli Opeth. Quest'ultimo, in particolare, si rivela una carta vincente, grazie ad un uso moderato ma sostanziale di tastiere dal sapore vintage, che riescono a valorizzare le composizioni già ottime del gruppo.
Per quanto riguarda la scaletta, be', non c'è davvero di che lamentarsi: le otto composizioni attraversano praticamente tutta la storia degli Opeth, dagli esordi fino all'ultimo lavoro. Il risultato è una panoramica equilibrata, che omaggia allo stesso modo composizioni recentissime come "Ghost Of Perdition", così come vecchie glorie come "Under The Weeping Moon" e soprattutto la meravigliosa "The Night And The Silent Water", dal capolavoro "Morningrise"; "Face Of Melinda" mostra il lato più melodico di "Still Life", mentre da "My Arms Your Hearse" vengono estratte la sempre ottima "Demon Of The Fall" e "When". Non manca neppure un estratto dall'album più controverso (e, per me, bellissimo) del gruppo, "Damnation", da cui viene tratta la sublime "Windowpane". Infine, naturalmente, non poteva mancare l'album della svolta, "Blackwater Park", che si fa sentire con "Bleak" e, soprattutto, con la mostruosa title-track, suonata in maniera eccelsa e impreziosita da un lungo finale (nel live dura 19 minuti!) in cui Mikael si diverte a presentare la band, mentre gli altri cazzeggiano sugli strumenti.
Insomma, niente da dire, un live di grande valore, che non risulta irrinunciabile solo perché, in sostanza, non troverete nulla che già non abbiate negli album ufficiali, sia per i brani scelti, sia per gli arrangiamenti. A parte questo se, come il sottoscritto, amate gli album dal vivo, allora andate sul sicuro: gli Opeth hanno superato la prova a pieni voti.

Nota finale: questo doppio CD non è stato pubblicato dalla Roadrunner Records, l'attuale etichetta del gruppo, né da quella precedente, la Music For Nations, bensì dalla Peaceville, che ha pubblicato il solo "Still Life" nel 1999. Non chiedetemi perché. Misteri del music business...
(Danny Boodman - Gennaio 2008)

Voto: 8


Contatti:
Sito Opeth: http://www.opeth.com/

Sito Halidon: http://www.halidon.it/

Sito Peaceville: http://www.peaceville.com/