OPETH
Still Life

Etichetta: Peaceville
Anno: 1999
Durata: 62 min
Genere: extreme progressive metal


Che dire, difficile recensire un album di tale portata, "Still Life" è sicuramente uno dei migliori lavori degli Opeth come produzione e come disco completo e originale.
L'album inizia subito con una delle migliori canzoni del disco, "The moor", un intro chitarristico quasi psichedelico sfocia in un riff trascinante e potente aprendo la strada ad una strofa cantanta growl da far venire i brividi, un ritornello pulito (dove si nota subito la capacità vocale di Mikael Akerfeldt di passare da un growl pesantissimo ad una voce pulita veramente bella) la song procede senza fatica nell'ascolto... si alternano chitarre acustiche a ritmi prog a growl impressionanti.
Si procede con "Godhead's Lament", la migliore canzone del disco secondo me, notevole più di sempre la voce di Mikael, una ritmica impressionante, un ritornello (forse) che non si terminerebbe mai di ascoltare, bellissimi intrecci chitarristici e ottimi passaggi da pezzi distorti a puliti, sottolineo ancora l'ottimo lavoro di Martin Lopez e Martin Mendez (batteria e basso) conosciuti già in precedenza su "My arms, your hearse".
Con "Benighted" gli Opeth dimostrano la loro capacità compositiva anche in campo acustico riuscendo a rilassare al massimo l'ascoltatore... l'album procede con "Moonlapse Vertigo"... azz... che dico?? Cazzo mi verrebbe da dire "la migliore song del disco" ma già l'ho detto prima!!! Questa canzone parte subito in stile Opeth con intrecci chitarristici di grande classe per poi realizzarsi in un riff di grandissima semplicità e di grandissima bellezza! Impossibile non provare emozioni; proseguono poi pezzi acustici dove bassista e batterista possono esprimersi al meglio, pezzi distorti dove non può mancare il mitico cantato growl, forse una delle song più complesse strutturalmente del disco dove si riscontrano le varie influenze prog della band.
Il disco prosegue con "Face of Melinda" una song in grande maggioranza acustica dove il batterista suona addirittura con le spazzole... grandissime linee vocali, chitarristiche e un ottimo lavoro svolto dal bassista portano questa song a dei livelli veramente alti per tutti gli 8 minuti, un riferimento particolare va fatto secondo me per il finale, veramente da brividi, l'avrò ascoltato centinaia di volte... gli Opeth dimostrano veramente come con 2 semplicissime note possono essere create delle cose veramente incredibili.
Si prosegue alla grande con "Serenity painted death", impossibile non notare ancora una volta il mitico cantato growl di Mikael, come loro caratteristica di sempre la canzone si alterna tra fraseggi acustici e pezzi distorti, notevole anche qui la struttura della canzone... ritmiche cadenzate, fraseggi intricati, tempi dispari, ritmiche notevolmente prog che ricordano forse i vecchi Fates Warning... i nove minuti filano senza intoppi....
Per finire "White cluster", come d'inizio l'album chiude con aggressività e potenza, doppia cassa molto veloce, alternanza di pezzi acustici e distorti, voci pulite, growl, fraseggi psichedelici sopra ritmiche quasi funky portano ad un ritornello stupendo, molto particolare, proseguendo con delle parti strumentali da panico dove gli Opeth dimostrano al massimo la grande capacità tecnica e compositiva!!
In conlusione credo che gli Opeth siano una delle poche band attuali capaci ancora di farsi riconoscere per il loro stile ed il loro sound, consiglio a tutti coloro che amano ascoltare della VERA musica di prendersi assolutamente "Still life", un album ricco a tutti gli effetti.
(Darksymphony_vs - Aprile 2002)

Voto: 10



Questo è il mio album preferito degli Opeth, lo trovo semplicemente senza difetti, una lezione di stile a tutti. La musica non è certo delle più facili da digerire, e non è certo facile capire se questo album possa piacere o no ad una certa persona conoscendone i gusti. Questo perché è un album che punta tutto sull'emotività, quindi o ti prende alla grande, o ti lascia indifferente, e questo dipende dall'emotività delle persone più che dai loro gusti personali... io sono stato preso sin dal primo ascolto e ho perso il conto di quante volta l'abbia sentito. Lo consiglio a tutti gli amanti della musica estrema che cercano un album da ascoltare nei momenti di tristezza e di amarezza, se lo ascoltate quando siete allegri perde molto del suo fascino. E, cosa importantissima, va ascoltato tutto di fila, staccare le canzoni lo rovina.
Una nota sulla bellissima copertina: fate caso al riflesso del crocefisso nello stagno.
(teonzo - Aprile 2002)

Voto: 10



Acustico e distorto, growl e clean vocals, melodie struggenti e rabbia lacerante, non proprio chiaro e scuro, più che altro due tonalità di grigio differenti. Gli Opeth vogliono innanzitutto emozionare, perfetti nell'accarezzare la nostra malinconia, nell'acutizzare la tristezza, in secondo luogo vogliono sorprendere, attorcigliando, dilatando, intrappolando la nostra amarezza in strutture camaleontiche, in modo che ogni ascolto regali una pennellata in più. E' il loro quarto album e l'aspetto psichedelico comincia a prendere forma in maniera sensibilmente più marcata. Morningrise è ancora mezzo gradino sopra, ma il fascino è stordente.
(Orion - Aprile 2002)

Voto: 9



Quest'album non mi prende per nulla, cosi' come il precedente My Arms. Trovo i pezzi freddi e molto di maniera, lontani dal pathos dei primi due lavori. Molti ritengono questo disco il picco della band, io continuo a preferirgli tremendamente Morningrise.
(Mork - Aprile 2002)

Voto: 6