OPETH
Blackwater Park
Etichetta: Music For Nations
Anno: 2001
Durata: 67 min
Genere: extreme-prog
Ecco, se uscissero sempre dischi di questo calibro, sarebbe un casino assurdo per noi poveri metalhead scegliere ciò che più ci aggrada. Già, un disco di tale portata è assolutamente superiore a ciò che ultimamente le mie orecchie hanno dovuto sentire. Parlare degli Opeth è un bel problema, poiché sono una bestia di difficile classificazione, cantato death, e una musica che può essere classificata come un prog molto raffinato. Una cosa che mi ha molto colpito, è la presenza di stacchi acustici, che mi impressionano per la bellezza degli arrangiamenti e per la voce (pulita) che li caratterizza (per la cronaca: sono stati aiutati dal cantante dei Porcupine Tree, Sven Wilson, alla voce e al piano). L'opener "The Leper Affinity" è esplicativa del sound degli Opeth: veramente complessa, ma non per questo prolissa e noiosa, forte anche di un grandissimo riff di chitarra, stupendo poi il finale con un solo di chitarra e un pianoforte incredibilmente evocativo. Anche "Bleak" è qualcosa di fenomenale, infarcita di umori discordanti, a volte rabbiosa e devastante, altre volte è invece disperata e malinconica... anche qui i nove minuti non pesano per nulla su di una composizione incredibile.
Il capolavoro si tocca con "The Drapery Falls", canzone triste che colpisce per l'intensità che crea (cosa dire poi del bellissimo e drammatico ritornello?). Sono in totale 8 le canzoni, che compongono questo lavoro, complesso ed articolato. Un lavoro sicuramente ambizioso, su cui gli Opeth scommettono sicuramente molto. E a mio modo di vedere riescono a vincere la loro scommessa, perché hanno composto un disco veramente superiore, a discapito di una supponente concorrenza. Un disco che non stancherà mai per le mille sfaccettature, per le mille sensazioni che escono dal vostro stereo. Un album a tratti oppressivo e cupissimo, drammatico nelle melodie del piano che infarciscono il loro sentitissimo heavy metal. Già, heavy metal, perché operare una classificazione su quest'opera sarebbe un affronto verso chi fa dell'ispirazione il suo vero padrone. Come potrete immaginare vi consiglio caldamente l'acquisto di un disco che va ascoltato in una giornata grigia e piovosa (immortalata da Travis Smith nella cover, con un magistrale disegno), per essere meglio capito ed assimilato. Se tutti capissero cosa vuol dire arte...
(Noldor - Dicembre 2001)
Voto: 9.5
Analizzato freddamente è un album perfetto, con nessuna sbavatura, il
massimo! Ma lo trovo più asettico rispetto al precedente. Non è quella
bomba emotiva che era Still Life.
qaplà
(G.B.Teo - Dicembre 2001)
Voto: 9
Se provo a giudicarlo dal punto di vista "oggettivo", posso solo dire che è un capolavoro, questo album dal punto di vista materiale non ha proprio nessun neo (forse la produzione meno cattiva e più settantiana, ma va a gusti). Però ad ascoltarlo non mi lascia nulla, anzi, mi fa solo dormire. Non ci trovo la passione degli album precedenti, tutt'altro, sembra un disco costruito da una macchina. E questo è un punto molto negativo, se un album mi comunica il vuoto, io non gli do voti alti.
(teonzo - Dicembre 2001)
Voto: 6
Questo disco mi e' piaciuto sicuramente piu' dei due lavori
precedenti (My Arms Your Hearse, e Still Life) che non mi hanno detto proprio
niente. Non lo metto alla pari di Orchid e Morningrise, pero'
mi ha preso sin dal primo ascolto e, pur non essendo io un estimatore
del genere, percepisco un valore artistico dietro l'intera cosa.
Cosi' a pelle credo che solo il tempo dira' se ci troviamo di
fronte a vera arte o solo a mestiere studiato a tavolino..
(Mork - Febbraio 2002)
Voto: 7.5
Non è ai livelli di quel capolavoro di Morningrise, certo, nemmeno di quell'immenso disco che è Still Life, ma è pur sempre un lavoro di caratura
superiore per una delle band più rilevanti degli anni novanta. Risulta molto
più rock oriented (incisivo l'influsso di Steve Wilson dai Porcupine Tree
alla produzione), una sensibile trasformazione che era lecito attendersi e
comunque ottimamente riuscita. Come sempre affascinanti.
(Orion - Febbraio 2002)
Voto: 8.5