OPERA IX
Anphisbena

Etichetta: Avantgarde Music
Anno: 2004
Durata: 66 min
Genere: black epico e pagano


Anfisbena è il nome di un mitico serpente dotato di due teste. Mostro del periodo classico, si è conservato nell'iconografia medievale. Ecco il significato del titolo di questo nuovo album degli Opera IX, il quinto per la precisione. Una vera prova di forza! Nonostante i problemi di line-up, gli Opera IX continuano ad andare avanti per la loro strada senza cedimenti qualitativi!
Già "Maleventum" aveva messo a tacere quanti li davano per spacciati dopo le partenze di Flegias e Cadaveria. La freschezza del songwriting ha suggerito un rinnovarsi degli stimoli musicali. Neanche l'improvviso abbandono di Madras (che aveva cantato nell'ultimo album) e del batterista Taramis è riuscito ad incrinare la qualità della proposta musicale.
"Anphisbena", registrato allo studio Only-Music, è un esempio di vitalità compositiva, talento ed esperienza. La line-up vede Ossian alla chitarra, M The Bard alla voce, Vlad al basso, Lunaris alla tastiera e Dalamar alla batteria.
Il CD è introdotto da "Many Moons Ago". Si tratta di un'ouverture estremamente evocativa che, fedele al suo titolo, porta la mente dell'ascoltatore a tempi antichi e fantastici. Questa bellissima introduzione sfocia in "The Serpent Nemeton". Credetemi se vi dico che la qualità della registrazione è veramente ottima! Ogni strumento si distingue in maniera molto nitida e potente. I volumi sono tutti azzeccati. Considerato che lo studio Only-Music non è specializzato nel metal, riconosco che ha svolto un lavoro superlativo! Come da tradizione, il black metal della band piemontese è ricco di melodia e contaminazioni stilistiche. In più, il songwriting è dotato di una verve eroica che non può lasciare indifferenti. La struttura di "The Serpent Nemeton" è complessa: i riff sono tanti, nessuno superfluo, così come i cambi di ritmo e di atmosfera. L'arrangiamento è vario, ricco di sfaccettature che si possono cogliere solo dopo ripetuti ascolti. Il growling di M The Bard si amalgama molto bene col suono degli Opera IX.
"The Prophecy" è un brano complessivamente meno intenso del precedente. Avanza in maniera ostinata, accompagnato da riff essenziali e vocalizzi femminili. Il ritmo varia molto, passando da tempi scanditi non troppo veloci a blast-beat fragorosi. Ciò che abbonda è il feeling epico, questa volta espresso con un atteggiamento marziale. L'esecuzione dei musicisti è molto precisa. Il nuovo arrivato Dalamar si dimostra un batterista forse non strepitoso ma sicuramente competente.
"In Hoc Signo Sanguinis" si apre con una melodia medievale suonata dalla chitarra classica. In breve interviene il cantato pulito di M The Bard, seguito a ruota da una voce femminile. Chiudendo gli occhi, sembra veramente di venire trasportati in un medioevo mitico popolato da creature di fantasia. Dopo circa due minuti gli Opera IX intervengono al gran completo ed il suono si fa immediatamente più cattivo. "In Hoc Signo Sanguinis" è mossa da uno spirito vivace, nonostante la voluta oscurità di taluni passaggi. Di tanto in tanto l'elemento black si mette in evidenza, pur non essendo predominante.
Ben più aggressiva è la successiva "Immortal Chant". Grande violenza d'esecuzione. La chitarra di Ossian è nervosa come non mai; la tastiera di Lunaris dà spessore al suono senza ammosciare l'impatto della musica. La seconda parte del brano è meno aggressiva. Il suo procedere è ostinato, deciso. Viene evocata una forte inquietudine.
Le canzoni presenti in "Anphisbena" sono molto diverse le une dalle altre, indice di creatività fertile. Il sound però è inconfondibile: grazie ad esso l'album non risulta dispersivo. "Immortal Chant" ad esempio, paragonata a "In Hoc Signo Sanguinis", presenta pochi punti in comune. Credo stia qui la bellezza di una musica che non annoia, anzi, affascina l'ascoltatore come si diceva potesse fare il sibilo del serpente. E' una questione di classe e di maturità.
"Scell Lem Duibh" è un canto popolare. Una voce accompagnata dal battito di un tamburo intona la melodia ed un coro gli risponde. Il titolo del brano è in gaelico e non so cosa voglia dire. Quando interviene una chitarra in arpeggio, la musica si fa più rilassata e in poche decine di secondi la traccia giunge alla sua conclusione.
"In The Sixth Tower" è piena di vigore. Le lunghe note della tastiera ben si contrappongono al riffing deciso di chitarra e basso. Non so di cosa parli il testo ma questa traccia è appassionante. Sezioni oscure ma vivaci si succedono a parti più concitate, in un continuo inseguirsi di riff e mutarsi di atmosfera. Lo spirito è battagliero ed agitato. E' impossibile distrarsi durante l'ascolto di una canzone tanto coinvolgente. Davvero bravi, gli Opera IX!
Il suono di due violoncelli apre "Battle Cry", la cui sezione introduttiva è bellissima e malinconica. Evoca paesaggi celtici al crepuscolo. Quando la traccia comincia veramente, il contrasto con l'introduzione è stridente. La musica è tremendamente aggressiva e veloce. Rallenta qualche battuta dopo ma la dolce malinconia dell'inizio si è dissolta. "Battle Cry" è ora una traccia drammatica, che nelle sue parti più veloci assume quasi connotati tragici. Il sentimento che comunica è lo stesso che può provare chi stia combattendo un avversario palesemente più forte. Il fatalismo porta alla furia cieca. Questa traccia sì che raggiunge vertici di intensità notevoli! Le tinte meno fosche che tranquillizzano la parte conclusiva del brano risultano gradevoli.
Ecco ora la title-track. E' una traccia dagli spiccati tratti popolareschi, celtici. Non è un caso che gli Opera IX facciano uso di uno strumento irlandese quale la uillean pipe. La melodia viene a poco a poco risucchiata dalla selvaggia natura black del quintetto piemontese. Il suono si fa quindi più originale e cupo. Il potente strillo del cantante e la voce femminile riportano in superficie tutto il fascino occulto che gli Opera IX hanno saputo comunicare in altri periodi della loro esistenza. Un finale inaspettato, se paragonato al brano com'era all'inizio.
Infine, la bonus-track. Un omaggio all'indimenticabile Quorthon. La canzone coverizzata è "One Road To Asa Bay", uno dei suoi brani più amati. Si tratta di un'esecuzione competente e sentita, non molto distante dall'originale. Non c'è stata intenzione di rivisitare o stravolgere la composizione dell'artista svedese.
Fan degli Opera IX, non temete! Anche se Madras e Taramis non ci sono più, il gruppo non vi ha certamente traditi! Quest'album vi appassionerà, statene certi! Per tutti gli altri lettori, un ascolto valido e consigliatissimo.
(Hellvis - Dicembre 2004)

Voto: 8.5


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