ONSLAUGHT
Power From Hell
Etichetta: Under One Flag
Anno: 1985
Durata: 43 min
Genere: death/thrash
Dopo i Venom, l'Inghilterra vomita altri figli maledetti del metal anni '80.
Sono infatti gli Onslaught i diretti continuatori (in patria) del percorso
satanico intrapreso da Cronos, Mantas e Abaddon nel 1981. Non so se
l'attitudine al satanismo degli Onslaught fosse più sincera di quella dei loro
padri ispiratori, fatto sta che questo disco si colloca nel solco iniziato
dai Venom e proseguito da Destruction, Slayer, Celtic Frost, Bathory,
Possessed e compagnia brutta. Agli Onslaught va sicuramente ascritto il
merito di essere stati tra i primi a suonare "Death Metal", anche se ventato
di forti influenze speed/thrash. Nel 1985 questo genere emetteva i primi
strazianti vagiti, e gli inglesi erano lì, a pestare malamente.
Da questa
considerazione bisogna dunque partire nell'analizzare "Power From Hell".
Prescindendo dalla sua storicità, si rischia di non capirne un cazzo e di
giudicarlo altrettanto alla cazzo.
Ma ora addentriamoci nel disco, che si
apre con la classica invocazione satanica, con il classicissimo vocione
"straight from hell" ad intonare una dannazione (l'intro si chiama per
l'appunto "Damnation"). Quando parte "Onslaught (Power From Hell)" quel che
colpisce è il suono delle chitarre, particolarmente scuro e cupo,
sicuramente personale rispetto al sound degli altri gruppi contemporanei già
citati. A me piace un casino, mi trasmette una sensazione di pesantezza e di
buio insostenibile. Il brano in sé è uno dei migliori del disco, con un
ritornello subito memorizzabile e con una struttura semplice che permette
alla canzone di essere tranquillamente digeribile. Già presenti i forti
richiami thrash in qualche riff. L'assalto continua con i tempi veloci di
"Thermonuclear Devastation" (ossia, i Nuclear Assault prima dei Nuclear
Assault!), un pezzo di neanche 2 minuti dalle radici molto hardcore, ma
filtrate attraverso il suono death metal. Belle anche le due strumentali
"Skull Crusher 1" e "Skull Crusher 2", dalle strutture ritmiche e dal riffing molto thrashy,
ma con suoni sempre terribilmente death. Segue l'altrettanto sporca e
cattiva "Lord Of Evil", ben assestata sul mid-tempo, e l'inno "Death Metal",
con un ritornello da urlare insieme al cantante/bassista Paul Mahoney.
In particolare, c'è da dire che
il suo non è un growl vero e proprio (il padre del growl è Jeff Becerra, che
esordiva giusto in quell'anno!). Diciamo che ricorda una voce rauca tipo il
primissimo T. G. Warrior, comunque lontana dall'esasperazione di un Cronos,
ad esempio.
Grande riff che più death non si può quello di "Steel Meets
Steel", anche questo brano ha una struttura lineare ma efficacissima, come le
tracce restanti, ossia "The Devils Legion", dal ruvido e bestiale riff
proto-thrash, e "Witch Hunt".
La tecnica non è certo stellare, come ben
potete immaginare, ma gli Onslaught non sono poi così scarsi!
La copertina è
in classico stile satanico, con un diavoletto che fuoriesce da un pentacolo.
che volete, era la moda!
Per finire, ripeto ancora una volta che "Power From
Hell" è un disco certamente storico, ben suonato e con qualche canzone da
manuale del genere. Pecche del disco sono, alla lunga, la staticità e la
mancanza di varietà nelle composizioni e l'eccessiva lunghezza di qualche
brano, sintomo della direzione che intraprenderanno in seguito.
A me questo
album piace molto, e c'è anche da dire che gli Onslaught non sapranno
ripetersi su questi livelli in seguito, a cominciare dal successivo "The
Force", buono (ma quanto cazzo son lunghi i pezzi!!!), e dal mediocre "In
Search Of Sanity", che chiuderà la loro brevissima carriera.
(Randolph Carter - Luglio 2003)
Voto: 8