ONSLAUGHT
In Search Of Sanity

Etichetta: Polydor
Anno: 1989
Durata: 60 min
Genere: Thrash Metal


"In Search Of Sanity" è il disco che nessuna band vorrebbe mai incidere per accommiatarsi dalle scene. Un disco noioso, scialbo, piatto e bugiardo se si guarda alle origini degli Onslaught, partiti come una delle prime death metal band europee (loro sono inglesi) e finiti come un gruppo simil-thrash dell'oratorio.
Si inizia già male con una intro che poi intro non è, "Asylum", 2 o 3 note di synth prolungate per 5 minuti (dice bene teonzo, "l'intro più assurdo di tutta la storia del metal!"). Ricordate il vecchio detto "Chi bene inizia è a metà dell'opera"? Qui già dall'inizio si capisce con che razza di album si ha a che fare! Scordatevi di ascoltare tutta l'intro, e passate alle cose più serie (?), per esempio alla title-track, ossia 6 minuti di classico thrash stantio e monotono, velocino ma che non fa sbattere la testa. Il fatto che canti Steve Grimmett, ex-Grim Reaper, non aggiunge niente al brano: il buon Steve sembra un pesce fuor d'acqua, e la sua voce, che personalmente mi ricorda molto i primi cantanti di Malmsteen, non si amalgama con le sonorità del disco.
Le cose non migliorano con "Shellshock", anzi. A poco servono i cori rubati alla Bay Area, pare di sentire i primi Metallica, ovviamente sbronzi! E che cazzo! Il riff di "Lightning War" è preso a prestito dal guardaroba degli Exodus (chissà che puzza!!!), peccato che il brano non mostri alcun segno di uno sviluppo degno degli americani. Ma ora viene il brutto, ossia la cover degli AC/DC (un classico per ogni gruppo thrash), "Let There Be Rock", di cui non è resa minimamente la grinta che contraddistingueva la versione originale. Ve lo immaginate? Sembra di sentire gli AC/DC mosci!!! Lasciamo perdere, che è meglio.
Meglio? Cosa ci può essere di più palloso di un pezzo come "Welcome To Dying", lungo ben 12 minuti e mezzo! Ad un inizio arpeggiato si frappone un solo melodico fotocopia di "Fade To Black", e il pezzo si sviluppa in seguito con dei rocciosi (è un modo di dire) mid-tempo sulla scia di "Armed And Dangerous". Ovviamente, il brano degli Onslaught sta a quello degli Anthrax come la verginità ad Alessia Merz. Invece, quando stiamo per guadagnarci l'inferno per l'eternità a forza di bestemmie, con "Powerplay" si arriva ad una parziale redenzione. Infatti il brano non è male, anzi è proprio figo, molto Exodus primo stile, solamente più raffinato e meno barbarico. Chiude il disco un'altra cover (mi sa che gli Onslaught non ne avevano proprio voglia di scrivere nuove canzoni!). Questa volta ad essere martirizzata è "Confused" degli Angel Witch. Anche qui, la resa è minima, la carica misterica ed eclettica dell'originale ve la scordate. E siamo giunti alla fine!
Che altro dire? La tecnica è accettabile, la produzione privilegia suoni molto anni '80 e mi ricorda, ancora una volta, i primi tre dischi dei Metallica. Certo, anche la copertina è proprio brutta, con una lampadina in primo piano che riflette una stanzetta di manicomio. Manicomio dove sicuramente avranno sbattuto gli Onslaught per essersi rovinati dopo i promettenti esordi. Detto questo, vi lascio: vado a purificarmi le orecchie con "Power From Hell", lì sì che gli Onslaught avevano qualcosa da dire!
(Randolph Carter - Luglio 2003)

Voto: 5