ONE STEP BEYOND
Life Imitates Art

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2002
Durata: 36 min
Genere: Death/Grind mescolato con Dub, Raggae, Ska, Punk, ecc...


L'Australia è un crogiuolo di band interessanti. Da Adelaide, ecco gli One Step Beyond. La scelta del nome dovrebbe far intuire che non si tratta di un gruppo comune! E' stato tratto infatti da un brano di Prince Buster portato alla ribalta dai Madness. Forse una delle composizioni ska più note. E proprio la vivace musica giamaicana è una delle tante influenze che arricchiscono la musica del trio. Basta dare un'occhiata alla voce "genere" per rendersi conto della particolarità della proposta musicale!
Formatasi nel 1997, la band consisteva in "Mad" Matt Spencer (basso, voce e programmazione) e Jeremy Lammas (chitarra). Nel 1999 Justin Wood è entrato come cantante, rendendo ancora più estreme le vocals. A line-up completata, la band ha inciso un demo omonimo contenente cinque canzoni. Queste incisioni hanno fatto circolare il nome del gruppo nell'underground. La fama si è accresciuta maggiormente grazie a un gran numero di concerti.
Nel 2002 si ha il debutto ufficiale con l'album "Life Imitates Art", di cui sto recensendo il promo. Si tratta di un lavoro autoprodotto che gode di un'ottima qualità di registrazione. Da sottolineare la partecipazione di membri delle band Jesus Anal Penetration, ONI, Hatred Slave e Raven Black Night.
La copertina è abbastanza innocua. Il colore principale è il bianco, le scritte sono in blu. Al centro, in un rettangolo, si trova il particolare di un quadro. Un'immagine alla De Chirico, anche se l'autore è Alastair Williams.
Se la copertina è inoffensiva, "Cropsy" dimostra che musicalmente gli One Step Beyond sanno far male. La voce di Justin Woods è di impostazione grind. Alterna un gutturale profondo a strilli maniacali. La qualità di registrazione è perfetta e rende giustizia ai musicisti. La successione dei riff è tonale: porta alla luce influenze hardcore. In pratica, una perfetta introduzione che sfuma nella successiva "Greed". Se le prime battute di questa sono abbastanza soffuse, il resto della canzone è cattivo e brutale. Certamente, è molto più potente dell'opener. Nonostante tutta questa violenza, la band australiana dimostra di non saper fare a meno della melodia. I riff infatti creano una successione di passaggi melodici estremamente evidenti.
"Rockstar" è un brano non troppo veloce ma estremamente catchy. Il riff principale è ben marcato, quasi un tributo all'hard rock da parte di questa band eclettica. Ciò che è più notevole è il tiro che gli One Step Beyond possiedono. Se come songwriting ogni tanto ci sono dei tentennamenti, come esecuzione il gruppo è ineccepibile. Molto coinvolgente il rallentamento doom a metà del brano.
"Forecast" è un intermezzo funky retto dai passaggi afro del basso e dalla ritmica della chitarra in wah-wah.
Il grind esplode in tutto il suo fragore con "Disillusioned Friend". Le prime battute sono distruttive. In seguito le sorprese non mancano. Dopo una breve sezione caratterizzata da dissonanze alla Voivod rette da un ritmo ska, il brano si conclude con un raggae malatissimo. Gli effetti sonori fanno molto anni '60. Da ascoltare.
Dopo un preludio "spaziale" ecco partire il dub raggae di "Infinite Illusions". Non è certamente un brano potente ma è incredibilmente affascinante. Nonostante gutturale e ritmiche giamaicane siano teoricamente così distanti, in questo frangente dimostrano di poter convivere. Tra l'altro, il tocco dei musicisti tradisce il loro amore per il jazz. Quello che rende notevole questo album degli One Step Beyond sono la creatività e l'effetto sorpresa. Tenuto conto anche della breve durata di ogni traccia, non c'è rischio di annoiarsi!
La band ritorna a picchiare con i cinquantotto secondi di "Psycho Sexual". Puro brutal senza compromessi.
Sempre death, ma più rilassata, è la seguente "The Beyond". Jeremy e Mad Matt dimostrano di saperci fare con i loro strumenti. Nel corso di "Life Imitates Art" riescono a essere aggressivi, delicati, pesanti o sognanti. La gamma espressiva è enorme. Questo rende gli One Step Beyond una band non comune. Inoltre le scelte armoniche non sono mai banali.
Con "Thoughts Lost To Time" tocca alla psichedelia a passare sotto i ferri dei pazzi australiani. Grande prova di insieme, tutti bravi senza strafare. Questa traccia è atmosferica, porta la mente dell'ascoltatore a viaggiare per i silenziosi spazi cosmici.
Di tutt'altra pasta è la seguente "One Chance", un brutal punkeggiante. Brano corto, veloce e diretto: senza fronzoli.
Accordi inquietanti introducono "The Game". Anche qui il ritmo è raggae. Questo è evidente solo ad un ascolto attento. "The Game" è una canzone death di notevole spessore, resa ancora più interessante dalla scelta delle dissonanze. Questo mid-tempo è senz'altro uno dei punti più alti dell'intero album.
L'album si conclude con il thrash di "Chaos Engine". Una cavalcata potente per chiudere in bellezza.
Quello che la band ha di buono è la capacità di saper coniugare tecnica e potenza. Tutti i brani hanno una forte carica propulsiva che non si affievolisce quando i toni si fanno più soft. O quando la musica si allontana dal metal. Sì, perché gli One Step Beyond sono in grado di trovarsi a proprio agio anche in generi differenti. Non per niente hanno calcato i palchi assieme a band che di metal non avevano assolutamente nulla.
Un'altra considerazione va fatta per quanto riguarda l'eclettismo della band. Non c'è nulla di dispersivo. Per quanto le canzoni siano diverse l'una dall'altra, e per quanto i generi toccati siano opposti, la musica resta coerente. Ciò che tiene assieme tutto quanto è il suono della band. I passaggi non sono mai forzati ma rimangono legati a quanto ascoltato in precedenza. Va quindi dato atto agli One Step Beyond di avere una qualità di songwriting non comune.
Dando un'occhiata ai loro fogli di presentazione, la band australiana sembra avere grande fiducia nei propri mezzi. Hanno ragione ad averla. Se riusciranno a trovare una buona distribuzione, sono sicuro che sfonderanno. O, data la particolarità della proposta musicale, diverranno una band di culto. Di sicuro non cadranno nel dimenticatoio. Considerate che, dopo l'ascolto di questo promo, mi è venuta una gran voglia di acquistare il primo demo della band!
Veramente bravi. Gli One Step Beyond sono una band che ama il rischio e vuol fare qualcosa di nuovo. "L'originalità tramite la diversità" come dicono loro stessi. Si meritano senz'altro un voto alto!
(Hellvis - Agosto 2003)

Voto: 9


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