ONE STEP BEYOND
Beyond Good And Evil
(promo)
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2004
Durata: 44 min
Genere: death/grind mescolato con dub, raggae, ska, punk, ecc...
Per i lettori di Shapeless, gli One Step Beyond non hanno bisogno di presentazioni! Il geniale trio australiano ha finalmente terminato le registrazioni di "Beyond Good And Evil", l'atteso seguito dell'ottimo "Life Imitates Art" (andate a leggervi la recensione!). La copia in mio possesso è un CD-R promozionale senza copertina. Il gruppo è infatti ancora alla ricerca di un'etichetta. Avessi un'etichetta tutta mia, gli farei un bel contratto immediatamente! Gli One Step Beyond sono infatti una delle migliori band australiane in circolazione e meritano di togliersi tantissime soddisfazioni!
Dal sito della band ho appreso che "Beyond Good And Evil" è stato registrato a partire dal marzo dello scorso anno. Lo studio di registrazione è il Soundhouse, lo stesso dell'album precedente.
La line-up non ha subito modifiche: "Mad Matt" Spencer (basso, voce e programmazione), Jeremy P. Lammas (chitarra) e Justin Wood (voce).
"Beyond Good And Evil" si apre con "True Faced". E' il classico pugno in faccia! Il suono è molto potente; le vocals di Justin sono in possesso di una malsana aggressività. Sarebbe però un'eresia aspettarsi una traccia banale dagli One Step Beyond! Innanzitutto la ritmica è funkeggiante. In secondo luogo, dal terremotante grind si fanno luce sprazzi di hard rock, soprattutto durante l'assolo della chitarra. Ottimo il lavoro d'assieme e l'arrangiamento. Grande tecnica.
"Birth Of Disease" è un assalto ancora più violento del precedente. L'anima di questa canzone è naturalmente grindcore. Eppure il trio riesce ad inserire un qualcosa di indefinibile, una sorta di melodia traditrice, che trasforma "Birth Of Disease" in un qualcosa di più di una semplice sfuriata di un minuto e mezzo.
Non c'è nemmeno il tempo per respirare che inizia subito "The Party". E' un vivace ibrido tra ska e death metal. Già in passato gli One Step Beyond ci avevano stupito con tali miscugli. Ancora più sorprendente, tutto ciò che fanno è di notevole qualità! La seconda sezione di "The Party" è tranquilla. La melodia sale in cattedra rendendo in evidente contrasto con il vorticoso finale.
A differenza dei primi tre brani, "Your God" è assestata su un ritmo lento. Il growling profondo del cantante esprime un senso di inattesa malinconia. Si tratta di una delle canzoni più introspettive del gruppo australiano. Riff pesanti si contrappongono ad arpeggi agili. Da sottolineare il buon assolo di chitarra, cantabile.
L'inizio di "Maniac" è così schizzato che mi ricorda in qualche modo i Macabre, soprattutto per il tipo di vocals. Dopo un po' la traccia si assesta su territori funky prima di concludersi su un campionamento. Divertente.
Eccoci arrivati a "Mirrorstance", probabilmente la canzone più ruffiana dell'intero CD. Ruffiano nel senso buono ovviamente. Si tratta infatti di un potenziale singolo, proprio perché è dotato di una ritmica catchy e di un riff di chitarra che entra subito in testa. Anche la struttura del brano è lineare, quasi pop. Ad esempio, Mad Matt evita di mettere in mostra la sua abilità al basso limitandosi a tenere il ritmo. Ognuno fa il suo ruolo senza strafare. Questa canzone potrebbe dare notorietà agli One Step Beyond. Non è la più bella, assolutamente, ma è quella che possiede il maggior potenziale commerciale.
Più potente ma non meno diretta è la successiva "Everyday". La musica è dinamica, grintosa e gode di un riff principale d'oro zecchino! Le radici di questa traccia si trovano nell'hard rock ma la linea vocale, in pieno stile grind, previene qualunque accusa di essersi svenduti. Ineccepibile, come sempre, la qualità dell'arrangiamento. L'intelligenza musicale degli One Step Beyond non finisce mai di stupirmi!
Atmosfere più soffuse, quasi da film noir, con "Black Light Blue". Su un giro insistente di basso, quasi un loop, si staglia l'assolo di Jeremy. I suoni sono oscuri e, a parer mio, questo strumentale tiene fede al suo titolo. La musica gode di un'appena percettibile vena blues.
Dal silenzio che segue lo strumentale, ecco comparire dei distanti suoni spaziali. Il basso tiene un ritmo simile al raggae. La drum-machine è ottimamente programmata. Gli effetti ricreati dalla chitarra donano un tocco psichedelico a tutta la composizione. A circa tre minuti dall'inizio interviene anche la voce di Justin: uno strilllo violento che si potrebbe definire black.
"Made For Cable" pone fine a tutte queste atmosfere soffuse. I riff poderosi degli One Step Beyond iniettano nuova adrenalina nelle vene dell'ascoltatore! Come già "Everyday" e "Mirrostance", anche questa canzone ha messo da parte la follia compositiva a favore di un suono più diretto. Forse molti ascoltatori della prima ora potrebbero sentirsi traditi leggendo questo. No, non pensate male! La musica è sempre di alta qualità! E' solo che in alcuni casi il trio ha cercato di depurare il proprio songwriting da tutto ciò che è superfluo. I fronzoli inutili sono stati tutti eliminati. A garanzia della qualità c'è un suono d'insieme, e che suono, in grado di fare impallidire gran parte delle band già affermate! I riff sono talmente precisi, potenti e carichi di mordente da portare alla mente i migliori Rage Against The Machine! Occhio, solo dal punto di vista sonoro, non compositivo! I due gruppi infatti non hanno nulla in comune!
La facile melodia della chitarra in contrasto con il lavoro frenetico di Matt è la caratteristica principale di "Chase". Cazzo, funk all'ennesima potenza! Wah-wah a go-go, un basso impazzito e vocals folli per tutta la durata del brano! I suoni sono morbidi, ma come si fa a non restare impressionati?
In stridente contrasto con "Chase" ecco la violentissima "Foot High Tough Guy", pronta a travolgere l'incauto ascoltatore! Un aggressione hardcore che sembra sbattersene altamente di qualsiasi tipo di atmosfera. Se non che, a metà del brano, gli One Step Beyond si mettono a giocare col jazz per qualche decina di secondi. "Foot High Tough Guy" riprende poi in tutta la sua furia. Ottima, appassionante prova.
"Blinding Haze", con la sua ritmica stramba, è il classico prodotto del trio australiano. Le vocals, profonde, sono vagamente effettate. La qualità di esecuzione è come al solito impeccabile. Non un brano velocissimo, relativamente catchy.
"The Calm Before..." è un breve intermezzo dark che fa da apripista per lo sfogo devastante di "Free To Air", la traccia più puramente brutal dell'intero lotto. Grande tecnica unita a potenza cieca. Difficile trovare di meglio sul mercato, credetemi! Dopo tutta una serie di passaggi carichi di groove, "Free To Air" si conclude su una lunga coda raggae...
Ora mi trovo davanti all'arduo compito di dare un voto a "Beyond Good And Evil"! E' un lavoro molto diverso rispetto al suo predecessore. Come è evidente dalla mia recensione, gli One Step Beyond hanno optato per un suono più diretto, meno "pazzo". Alcuni potrebbero vedere questa scelta come una sorta di compromesso col mercato. Io credo invece che il gruppo abbia raggiunto una certa maturità. L'esperienza gli ha insegnato a non mettere troppa carne al fuoco, a non volere fare di tutto e di più. Per questa ragione mi sento di dare mezzo voto in più a "Beyond Good And Evil" rispetto a "Life Imitates Art". Proprio perché il songwriting è più coerente. Ma, alla fine della fiera, sono ambedue lavori di grandissimo profilo.
Solo dei pazzi potrebbero non mettere sotto contratto gli One Step Beyond! Forza etichette, datevi una mossa! Non continuate a lasciarmi l'impressione che questa industria discografica altro non sia che un immenso manicomio!
(Hellvis - Dicembre 2004)
Voto: 9.5
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