OMEN
The Curse

Etichetta: Metal Blade
Anno: 1986
Durata: 45 min
Genere: Speed/Epic Metal


Gli Omen sono la solita band sottovalutata e ben presto dimenticata dei gloriosi anni '80, ma che ha saputo regalarci autentici capolavori di Puro Metallo, lontano da qualsiasi trend. Questo disco, il terzo in ordine cronologico, è un must assoluto per chiunque si reputi un vero defender di vecchia scuola, di quelli cresciuti a suon di Metallica, Iron Maiden e Metal Church tanto per intenderci.
L'album si apre con l'intro cupo e malevolo di The Curse, seguito da un assalto in doppia cassa tremendo, un giusto connubio fra speed metal e sonorità maideniane. Grande il lavoro del basso e della chitarra, ma soprattutto della meravigliosa voce di J.D Kimball, uno fra i vocalist più epici del panorama Metal.
Impossibile rimanere fermi senza sbattere la testa con violenza al ritmo incalzante della successiva Kill On Sight, song granitica e possente, che se avesse la produzione dei giorni nostri spaccherebbe le ossa a tanti gruppetti odierni (non faccio nomi...). Ma gli Omen hanno anche un un lato malinconico e melodico, ne sono un ottimo esempio le successive Holy Martyr e Eye Of The Storm, autentiche perle di struggente Epicità.
La voce di Kimball è sempre più straordinaria, unica ed inimitabile, sostenuta da una base ritmica che in alcuni casi ricorda tantissimo i migliori Iron Maiden dei tempi d'oro. Da brivido anche la strumentale S.R.B., con un giro melodico ed un pianoforte sul finale che si fa un baffo di tutte le canzonette ripetitive del Power Metal dei tempi nostri, questa era originalità!
Ma è con la paurosa Teeth Of The Hydra che la band dà una solenne lezione su come si suona l'Epic Metal.
Prendete Iron Maiden e Manilla Road, sbatteteli assieme in un frullatore e ne otterrete una miscela devastante e senza pari. Lenta, cadenzata e con tanta melodia che vi entrerà dritta nel cuore, questo brano è un inno di battaglia ancestrale, a mio parere può entrare di diritto in un'ipotetica chart delle dieci canzoni più epiche del Metal! Seguono due brani belli ma un po' meno incisivi rispetto ai precedenti, At All Cost e Destiny, anche questi visti in un'ottica Epico/Maideniana.
A chiudere questo disco memorabile ci pensa Bounty Hunter, altro assalto sonoro dai tratti marcatamente Thrash Metal, che vi farà venire un sonoro torcicollo dalla prima all'ultima nota a furia di 'Testate Metalliche' seguita dalla breve song acustica The larch.
Che altro dire? Lasciate da parte Rhapsody, Hammerfall o ultimi Manowar, risparmiate i soldini per tale robaccia e riscoprite una band di indubbio valore, sia che voi siate vecchie guardie o nuove leve desiderose di imparare un po' di storia.
(Muad'Dib - Aprile 2002)

Voto: 9.5