ODIN'S COURT
Deathanity
Etichetta: Progrock Records
Anno: 2008
Durata: 67 min
Genere: progressive rock/metal
Quando mi sono ritrovato tra le mani un pacchetto della ProgRock
Records contenente il promo degli Odin's Court, devo dire che le
aspettative erano piuttosto alte. Non conoscevo la musica di questa
band statunitense e non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma c'era
già qualcosa che mi aveva fatto drizzare le orecchie. Innanzitutto una
bella copertina evocativa al punto giusto, che ritrae un albero in
fiamme nel mezzo di un paesaggio cupo e spoglio; un pregevole contrasto
di colori tra il verde scuro del cielo e il rosso delle fiamme, per non
parlare di un titolo, "Deathanity", quantomeno stuzzicante.
A questa prima impressione visiva si aggiungeva la garanzia di una
etichetta interessante come la ProgRock Records (cosa produrranno mai
con un nome del genere?) e poi il nome stesso della band: Odin's Court.
Insomma, immagino che anche voi, nei miei panni, vi sareste
trovati a pensare quello che ho pensato io, ovvero 'figata, un bel
disco di prog rock vecchio stampo, bello epico e ispirato alle
mitologie nordiche! Mi ci butto subito!'. E invece no. Non c'entra
nulla.
Gli Odin's Court, infatti, non possono essere definiti come prog
rock, perchè sebbene questo stile sia presente nel dna del gruppo, la
matrice principale del sound del gruppo è un prog metal decisamente
intricato e, purtroppo, anche abbastanza scontato. La band, che nasce
nel 2002, arriva con "Deathanity" alla quarta uscita discografica, dopo
un EP eponimo nel 2003, "Driven By Fate" (autoprodotto, 2003) e
"Redriven By Fate" (2006), in cui la band ri-registra o rilegge in
chiave acustica alcuni pezzi già editi.
A conti fatti, quindi, questo CD è il secondo vero album della band e,
come dicevo, la direzione intrapresa non è quella che potrebbe
sembrare: i punti di riferimento, oltre gli immancabili Dream Theater,
sono band come Evergrey, uniti al tipico sound del prog metal
nordeuropeo. Certo, nella biografia gli Odin's Court non si risparmiano
e citano una miriade di band che avrebbe influenzato il loro sound
(Pink Floyd, Boston, Queen, Rush, Metallica, Yes, Iron Maiden, Journey,
Devin Townsend, Chroma Key, OSI, Porcupine Tree, Type O Negative e
Tool, uniti a Beethoven, Mozart e Bach) ma, diciamoci la verità,
sfiderei chiunque a far sentire l'influenza di tutti questi artisti in
un solo album. Allo stesso modo anche le tematiche non trattano di
Odino e compagnia, ma puntano più su aspetti attuali: per la
precisione, "Deathanity" è un concept album che parla di come l'umanità
stia lentamente distruggendo il pianeta. Anche qui non si brilla di
originalità, ma questo è un fatto secondario.
Come si sarà capito, non sono rimasto particolarmente colpito
dalla proposta di questi ragazzi e il motivo è sostanzialmente uno: la
loro musica, pur non essendo disprezzabile a livello compositivo e
tecnico, mi risulta ancora terribilmente confusa. Le composizioni si
susseguono tra cambi di tempo buttati lì, melodie contorte, ritmi a
singhiozzo e un alone intellettualoide un po' troppo forzato.
Ammetto che per tutta la prima parte del CD sono rimasto abbastanza
indifferente alla proposta del gruppo: qualche momento piacevole, molti
passaggi a vuoto e pochi picchi di interesse. Verso la metà del CD,
fortunatamente, la band piazza un paio di buoni episodi, "Mammonific"
ed "Esoterica", impreziositi da due ospiti d'eccezione, ovvero Tom
Englund (Evergrey) e Tony Kakko (Sonata Arctica), che fanno da preludio
alla parte più interessante del CD. Verso la fine, infatti, gli Odin's
Court giocano le loro carte migliori con "Obesite", "Cosmosera" e la
breve "Vastificant" (almeno i titoli sono suggestivi, no?). Qui la band
inizia a spaziare un po' di più ai confini del prog rock, i passaggi si
fanno più eleganti, compare un sax ad impreziosire il tutto e si fa
presente l'influenza dei Pink Floyd di "Dark Side Of The Moon".
Oltretutto in questi pezzi le melodie sono finalmente vincenti e
riescono a far breccia, al contrario del resto dell'album.
Infine vale la pena di citare "Ode To Joy", uno strumentale che
rilegge l'abusatissimo "Inno Alla Gioia" dalla nona sinfonia di
Beethoven: divertente e ben fatta, per carità, ma i Rainbow con
"Difficult To Cure" l'avevano già fatto con 27 anni d'anticipo e con
risultati ben più entusiasmanti.
Per ora, quindi, il lavoro degli Odin's Court mi pare ancora in
una fase di transizione, ma sono convinto che se continueranno sulla
strada delle ultime composizioni potranno raggiungere uno stile
interessante e più personale. Per ora sospendiamo il giudizio con un
voto intermedio e aspettiamo il terzo album per vedere qualcosa di più
definitivo.
(Danny Boodman - Agosto 2008)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail Odin's Court: band@odinscourtband.com
Sito Odin's Court: http://www.odinscourtband.com/
Sito Progrock Records: http://www.progrockrecords.com/