OCEAN MACHINE
Biomech

(Questo album spesso lo si trova elencato come solista di Devin Townsend dal titolo "Ocean Machine - Biomech", il che non Ŕ sbagliato, visto che Ŕ collegato coi solisti usciti in seguito. Sul sito ufficiale HevyDevy per˛ lo elencano con nome gruppo Ocean Machine, e titolo dell'album "Biomech", quindi seguo la catalogazione ufficiale. - nd teonzo)

Etichetta: USG Records
Anno: 1998
Durata: 74 min
Genere: progressive rock


Credo che Devin Townsend non ami le cose semplici, o perlomeno, la sua personale concezione della musica si rivela abbastanza complicata e ricercata a orecchie avvezze di un ristretto campo del rock o heavy metal. Descrivere - figuriamoco recensire! - il risultato delle sue elucubrazioni mentali non Ŕ per niente semplice quando l'intenzione Ŕ quella di far capire come suona il disco.
"Biomech" Ŕ innanzitutto un concept: tracce collegate, liriche unite da un senso logico, messaggio di fondo e bla bla bla... l'aspetto pi¨ interessante dell'album Ŕ l'aver collegato l'aspetto ambientale e visivo con le tematiche. La copertina spiega bene tutto, una volta compreso il significato dell'insieme: sullo sfondo il mare blu diviso all'orizzonte dal cielo in un complesso monocromatico di vastitÓ e di smarrimento; in questo spazio infinito un'ipotetica testa senza volto si interroga, mentre lo sguardo Ŕ rivolto dentro di sÚ. "Biomech" rappresenta la colonna sonora del viaggio interiore, in un mare di incertezze, alla ricerca del proprio io e della propria casa, intesa come il proprio posto, il proprio microcosmo di pace interiore.
Ed Ŕ con il rilassante e ritmico fluire delle onde che comincia il disco, rappresentando la rilassatezza del moto con l'incedere ritmico cadenzato e costante su cui si poggia il melodico giro di chitarra. E' un tema che affiora spesso lungo l'album, come a definire sempre il punto di riferimento da cercare nel mare di dubbi e di drammi interiori.
I suoni sono profondi e l'atmosfera resa ariosa dagli inserti di tastiera e dai tempi quadrati e regolari, a tratti anche groovosi e trascinanti, tali da lasciare grande libertÓ di movimento all'estro melodico di Townsend, capace di tessere con facilitÓ l'ora di viaggio delle proprie riflessioni.
I primi tre brani seguono, abbastanza elasticamente, la forma canzone, dove la cura viene messa negli arrangiamenti e nel rendere il pi¨ diretti possibili strofe e ritornelli; con le tinte blu di "Hide Nowhere" invece incominciamo a notare uno spostamento dei binari: si inizia ad abbandonare progressivamente i canoni precedenti per andare a parare in lidi psichedelici, che prendono il largo in "Sister", e in soluzioni spiccatamente atmosferiche, pesanti e cariche, che prendono forma con il passaggio graduale alla successiva "3 A.M.". D'ora in poi gli aspetti del concept prendono il sopravvento, dando piena vita alle caratteristiche pi¨ emotive ed espressive di Townsend, il quale tende a relegare la sezione ritmica alla funzione di "supporto" di quella atmosferica e melodica per dare forma a pezzi compositivamente complessi nei quali Ŕ la versatilitÓ e il pathos della sua voce lo strumento principale, tale da definire tempi e modi del resto del gruppo. Con questo non voglio dire che la parte vocale prenda l'egemonia, ma ho l'impressione di composizioni ispirate dalla miglior resa lirica dei testi.
La parte strettamente musicale non viene pertanto ridimensionata, ma riesce ad offrire sia spunti 'tempestosi' in "Regulator", sia il tipico delay degli arpeggi di "Greetings", apertura su cui si innestano progressivamente il resto degli strumenti per dare continua evoluzione al brano. E' anche caratteristica iniziale della lenta ma intensa "Funeral", culmine tematico delle liriche, mentre il picco emotivo viene registrato nella seconda parte di "Bastard" ('gone where feelings go...'), per spegnersi nei rivoli catartici di "The Death Of Music".
Beh... rileggendo quanto scritto finora mi rendo conto di non essere stato bravo a smuovere gli indecisi e non sarÓ un'accurata descrizione di ogni singolo momento interessante a rendere giustizia a "Biomech".
Non sono in grado di misurare la portata effettiva di un disco come questo e preferisco fare affidamento sulla sua capacitÓ di sapermi toccare qualche corda dentro... Ŕ quello che realmente cerco nella musica, indipendentemente dal genere o etichetta che si trova appiccicata sopra, e la sensibilitÓ di Townsend in quello che esprime riesce a coinvolgermi parecchio. Forse Ŕ solo una questione che riguarda questo aspetto, ma prego continuamente per vedere dischi come questi negli scaffali dei negozi.
(Melix - Giugno 2004)

Voto: 8


Contatti:
Sito Devin Townsend: http://www.devintownsend.com/
Sito HevyDevy Records: http://www.hevydevy.com/