OBLITERATION
Perpetual Decay

Etichetta: Tyrant Syndicate / Peaceville / Halidon
Anno: 2007
Durata: 34 min
Genere: death metal


Ve li ricordate gli Obliteration? Shapeless Zine era stata forse la prima webzine a presentarli al pubblico italiano. Molto stimati nell'underground norvegese, dopo un demo ed un 7" pubblicato dalla Duplicate Records, ecco che il quartetto di Kolbotn è riuscito ad accordarsi con la Tyrant Syndicate (e tramite essa, con la Peaceville) per pubblicare l'album d'esordio.
La copertina di qusto lavoro è tutta giocata su colori marroncino, ocra e nero, e ritrae immagini di morte molto naif, quasi una fantasia vudù.
La formazione della band è sempre la stessa: Sindre Solem (voce), Kristian Valbo (batteria), Didrik Telle (basso) e Arlid Myren Torp (chitarra). Un anno fortunato per Sindre e Arlid, che hanno esordito anche con il loro altro gruppo Nekromantheon.
Il CD inizia con una canzone il cui titolo è tutto un programma: "Sadistic Nekroabortion". E' un assalto di death metal purissimo, nero e violento come da tradizione. Ma ecco la prima sorpresa: preparati ad una traccia veloce, dato l'incipit arrembante, l'entrata della voce è scandita da una ritmica lentissima, soffocante, praticamente doom. Il gutturale profondo del cantante è pauroso, e si adatta alla perfezione al suono d'assieme. La pesantezza non se ne va nemmeno nel corso delle brevi accelerazioni: moderata la prima, la seconda addirittura arriva al blastbeat. Semplice, diretta, "Sadistic Nekroabortion" mette subito in mostra le qualità di un gruppo che, alla tecnica, privilegia la bontà del songwriting.
"The Abominator" conferma quanto ho appena scritto. I riff, sebbene siano derivativi, sono sempre di ottima fattura. Death metal vecchia maniera, ma che non dimenticano il thrash. Probabilmente i detrattori del gruppo norvegese bolleranno questa musica come anacronistica. In effetti, in tanti frangenti sembra di essere in ascolto di un album dei primi '90. Bisogna però tenere a mente che questa è la politica musicale degli Obliteration, una band giovane che non ha mai nascosto le sue passioni. In questo caso quindi, più che all'originalità, bisogna guardare alla creatività compositiva ed alla bellezza delle canzoni. E queste canzoni "prendono", spingono al headbanging, rimagono in testa andatto dirette al dunque, senza perdersi in passaggi inutilmente prolissi.
Le traccie si susseguono le une alle altre senza pause. Con l'irruenza di un tornado, "Breeding The Sick" non molla la gola dell'ascoltatore. Grazie ad una produzione ottima (non pulitissima, ma fangosa al punto giusto), all'esecuzione precisa del gruppo, all'utilizzo mai eccessivo dei trigger, anche questa canzone colpisce il segno. Davvero molto bravi, i musicisti sembrano dare il loro meglio nella seconda parte di "Breeding The Sick", dove il ritmo si fa (relativamente) più moderato, e l'arrangiamento essenziale brilla di luce propria.
Il death metal degli Obliteration è di stampo floridiano, tendente al primo brutal. Ogni tanto si avverte qualche "indizio" svedese (death svedese, intendo, non death melodico), mentre della tradizione death norvegese pare non esserci traccia (ma questo è abbanstanza normale, visto che la Norvegia non ha mai brillato in ambito death).
L'inizio di "Repent" lascia un po' da parte la velocità, a favore di riff pesanti ed inquietanti. E' solo la calma prima di una nuova tempesta. La canzone è una cavalcata death senza compromessi, con tutti gli strumenti in evidenza (molto buono il lavoro del basso). Al gutturale del cantante, nel ritornello, si sovrappone una secondo growling più acuto. Il ritmo varia nel corso della composizione, e quando non pigia sull'acceleratore dà prova di essere in possesso di un groove pazzesco. Davvero bella, non nasconde l'abilità di tutti i musicisti. C'è anche un pregevole assolo di chitarra, nel quale le note non sono suonate a caso (come, ahimè, è di regola per tanti gruppi death).
"Instrumental" è, ovviamente, uno strumentale. Questa è anche l'occasione per ammirare il poderoso sound d'assieme dei norvegesi. E' un po' la loro "Redneck Stomp", tanto per intenderci. Anche qui ci sono dei rallentamenti (che non erano presenti in quantità così massiccia nel 7" precedente), nel corso dei quali il quartetto sembra godere della pesantezza che solo certe note riescono a comunicare!
Eccoci ora arrivati alla title-track. Violentissima, caratterizzata da un'esecuzione serrata, da riff cesellati nel metallo e cosparsi di sangue. Non è comunque solo velocità e basta: in altri momenti, il ritmo si fa testardo e ben scandito, ed è impossibile non avvertire la grande energia sprigionata dal quartetto. Perchè è stata scelta come title-track? Beh, non è il brano più intrigante, nè il più veloce. E' però irresistibile in quanto a dinamismo ritmico, e credo sia in grado di spingere indiscutibilmente al pogo o quanto meno al headbanging. In questo sta forse la ragione della scelta.
"Guts And Glory" è un brano sanguinario, di pura violenza. Beh, "pura" sempre per modo di dire, perchè per quanto gli Obliteration siano semplici, nulla è mai lasciato al caso.
"Consumed By Flames" non tradisce quanto ascoltato fino ad ora. Gli Obliteration ci credono veramente in ciò che fanno, e questo gli fa onore. Molto probabilmente non li porterà al gran successo, nonostante siano approdati alla Peaceville. Questo perchè ciò che è retrò difficilmente riuscirà ad ottenere un gran successo di pubblico e di critica. Scritto questo, la cosa un po' mi spiace perchè la band è valida e meriterebbe di essere più conosciuta anche al di fuori della Norvegia.
Riff oscuri e orrorifici introduciono "Sepulchral Entity", brano pachidermico e ricco di intuizioni interessanti. Visto che comunque ci troviamo di fronte ad un gruppo con l'adrenalina a mille, il ritmo ben presto riparte alla grande, sradicando dal pavimento anche i piedi dei metallari più insensibili. Certi passaggi rimagono comunque nostalgici, anche se fa sorridere il termine "nostalgia" applicato a musicisti così giovani.
La traccia precedente sfocia in "Sinsturm", dalla lentezza doom. Si tratta praticamente di una coda, una pietra tombale in granito che scrive la parola "fine" sull'intero album. Le parole scolpite su questa pietra sembrano però essere particolarmente vivaci, visto che la canzone accelera a poco a poco. Il finale è violentissimo.
"Perpetual Decay" è un album particolarmente intrigante, perchè non annoia. Vi sembra una giustificazione discutibile? Beh, mettetevi nei panni di chi ascolta musica, ma veramente tanta, sia per piacere che per dovere di giornalismo. Tanti, troppi dischi che compro, o che mi arrivano, dopo qualche ascolto tendono a perdere la loro carica esplosiva. Questo indipendentemente dal genere, o dal fatto che un gruppo sia famoso o underground. Questo perchè la scena metal è ricca di ottimi mestieranti, e di musicisti tecnicamente ineccepibili, ma che hanno dimenticato come si scriva una buona canzone. Poi mi ritrovo ad ascoltare l'album d'esordio di questi giovani norvegesi, di ascoltarlo e riascoltarlo, e dopo essermi preso delle pause, di riascoltarlo nuovamente. Ed ecco che la carica rimane sempre la stessa, anzi, aumenta mano a mano che riesco ad assimilarne i riff, i cambi di ritmo, le cadenze della voce. Non è un disco innovativo, non è il miglior disco death metal che mi sia capitato di ascoltare quest'anno, ma è un disco che prende, che spinge al movimento, che fa venire voglia di roteare la testa. E allora, perchè essere di manica stretta? Diamo un bel voto agli Obliteration, sperando che non perdano mai la loro energia!
(Hellvis - Ottobre 2007)

Voto: 8


Contatti:
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Sito Tyrant Syndicate: http://www.tyrantsyndicate.com/

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Sito Halidon: http://www.halidon.it/