OAKENSHIELD
Gylfaginning
Etichetta: Einheit Produktionen
Anno: 2008
Durata: 61 min
Genere: viking/epic metal con tinte folk
Il progetto Oakenshield nacque nel 2004 sotto il nome di Nifelhel, il
cui suono era decisamente più potente di quello attuale. Dopo due album
autoprodotti, Ben Corkhill, mente del gruppo, decise di dare una svolta
alla sua carriera musicale cambiando monicker in Oakenshield ed
inserendo nel suo sound elementi più folk e a tratti progressivi. Ben
decise anche che il primo album avrebbe dovuto avere un concept così
cominciò a leggere i miti nordici, componendo così undici tracce.
All'inizio del 2007 quattro di queste tracce finirono sul demo
"Gylfaginning Demo". Dopo aver ottenuto buone recensioni su internet, i
demo vennero spediti alle etichette europee tra cui la Einheit
Produktionen, che dopo aver ascoltato il disco si disse interessata a
produrre l'album, ed ecco così questo "Gylfaginning".Passiamo dunque
all'analisi di questo esordio.
La prima traccia, "Ginnungagap", si apre con un rullo di batteria
accompagnata da tastiere potenti e una chitarra ronzante ma decisa:
l'innesto del flauto è ben congegnato, anche perché è suonato bene. Il
ritmo è spedito ma le tastiere danno quel tocco in più di atmosfera che
non guasta mai. La melodia, dettata da flauto e tastiere è avvincente,
anche l'uso del coro è azzeccato. In questa traccia folk ed epicità si
mescolano bene. Tastiere in dissolvenza chiudono la traccia.
La seconda traccia, "The Sons Of Bor", è aperta da tastiere e
cori, lasciando spazio allo scream di Ben e alla sua chitarra. I riffs
si susseguono veloci e ben suonati ma, seppur sia una buona
traccia,risulta meno intrigante rispetto alla precedente.
Tamburelli e chitarra acustica aprono "Idavoll". Subito però
chitarra e tastiere prendono le redini con un riff ben ideato ed una
sezione ritmica adeguata. Nella parte centrale il basso la fa da
padrone accompagnato da tamburelli e un percuotere di tamburo, aprendo
nuovamente la strada alla chitarra ed al violino. Da segnalare il riff
principale.
Carico di pathos è l'inizio di "Yggdrasil". Due chitarre
intrecciano melodie fondendosi in una sola, sotto la guida dello scream
di Ben. Un bel ritmo folk è presente nella parte centrale, tutti gli
strumenti si mescolano bene. Anche qui sono presenti dei cori che
lasciano strada ai riffs iniziali. Davvero una buona traccia, da
segnalare nell'ascolto globale dell'album, un mix ben riuscito.
La quinta traccia, "The Aesir" è una strumentale, sebbene siano
presenti dei cori. Il ritmo è lento e grave, le tastiere danno la
sensazione di un'atmosfera misteriosa ed astratta. Le chitarre eseguono
riffs lenti per prendere sempre più coraggio ed aumentare la velocità,
dando vita ad un climax musicale nella parte centrale, rallentando di
nuovo lasciando spazio alle tastiere che intessono una melodia lenta e
sognante con successiva ripresa della chitarra. Nel finale il ritmo
aumenta considerevolmente con batteria in blast beat e riffs veloci
ripetuti fino allo sfinimento andando a sfociare direttamente nella
sesta traccia "Fenris", senza stacchi. Qui si riprende lo scream e i
cori sempre a ritmi elevati, con un assolo ben calzante. Queste due
tracce avrebbero potuto benissimo essere una sola ma forse per
lunghezza sarebbe stata pesante.
La settima traccia, "Valhalla" in tema con il titolo ha un'intro
guerresca per assumere tratti più folk con il supporto del flauto. Si
riprende poi il tema epic/viking con tanto di cori: purtroppo però il
volume è un po' troppo alto in certi frangenti e il suono ne risente un
po'.
Mai sentito riff più strani di quelli di "Utgarda-Loki". A dire il
vero un po' tutta la traccia è strana, perché sconclusionata in quanto
non capisco in che modo si possano amalgamare una voce profonda che
sembra venire dall'oltretomba, lo scream e una melodia folk vecchio
stampo. Sicuramente non deve essere il primo ascolto dell'album
altrimenti si potrebbe avere un'idea errata del tutto se si parte col
piede sbagliato. Unico aggettivo che calza a pennello: monotona.
Fortunatamente si riprende con "Hymir", che rispecchia un po'
quello schema che gli Enslaved impostarono con il loro primi album
viking, aggiungendo però tastiere dal carattere personale. Dico
personale perché sono poco incisive in quanto risultano un po' ingenue.
Carino invece il passaggio folk con il violino. Una traccia che parte
viking e termina in perfetto stile folk.
"The Death Of Baldr" comincia acusticamente per esplodere con
grande potenza. Dopo delle tracce se vogliamo così definirle "leggere",
finalmente una traccia più cattiva con riffs decisi ed epici. Anche le
tastiere hanno più profondità. Il finale riprende quelle note acustiche
che avevano aperto la traccia.
L'ultima traccia, "Vigrid", è anche la più lunga. Purtroppo questa
scelta non si rivela azzeccata perché dopo dieci tracce già lunghe, un
ulteriore traccia di tale portata rischia di scocciare l'ascoltatore.
Anche qui viking e il folk si mescolano bene, rendendo molto carina la
traccia che se ascoltata in una playlist può risultare apprezzabile ma
che alla fine del disco risulta pesante. Chitarra acustica e chitarra
elettrica in assolo danno un effetto fenomenale che mi è piaciuto
molto. Il finale della traccia riprende in modo similare "Ginnungagap",
quasi come a chiudere un cerchio.
In copertina è raffigurato un lago con delle montagne sullo
sfondo, con degli uccelli che volano. La produzione è impeccabile se
non nella traccia di cui ho già citato il difetto. In sostanza è un
grande album, perché è un viking stemperato dal folk che fa un
bell'effetto ma che non risulta molto incisivo. A volte certi passaggi
sembrano clowneschi mentre altri sono a dir poco geniali. È anche un
album che non credo vada ascoltato dall'inizio alla fine per come era
stato concepito: è troppo lungo e rischia di annoiare, meglio
ascoltarlo qualche traccia alla volta, si rovinerebbe il concept ma è
un prezzo pagabilissimo in virtù del fatto che l'album ci guadagna in
ascolti. Sconsigliato a chi di solito cambia subito una traccia se si
scoccia di sentirla per intero, consigliatissimo invece a chi ama
questi generi fusi in uno ed è uno strenuo ammiratore del folk e delle
tradizioni nordiche, nonché lettore assiduo dei canti dell'Edda non può
lasciarsi sfuggire questo disco.
(Kaiser Zar Luka - Febbraio 2009)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Oakenshield: http://www.oakenshield.org/
Sito Einheit Produktionen: http://www.einheit-produktionen.de/