NOVEMBRE
Wish I Could Dream It Again...

Etichetta: Polyphemus Records
Anno: 1994
Durata: 64 min
Genere: black/death


Nel settembre del 1990 due fratelli di Ostia, Carmelo e Giuseppe Orlando, rispettivamente chitarra/voce e batteria, formano i Catacomb e nel '91 registrano il loro primo demo-tape, "Unreal", con il quale ricevono notevoli consensi ed ottime recensioni. Nel 1993 esce per La Sacra Sindone Records un 7" EP intitolato "The Return Of The Ark", dove per la prima volta si può ascoltare quel misto di doom/gothic malinconico e death metal classico che diverrà in seguito il loro marchio di fabbrica, e che farà circolare prepotentemente il loro nome nell'underground. E' nello stesso anno che i due fratelli decidono di mutare il loro nome in Novembre, in quanto il nome precedente non rappresentava più sino in fondo le loro sonorità ed il loro modo di intendere la musica.
Mi ricordo di aver acquistato questo album più di dieci anni fa, per corrispondenza, direttamente dalla Polyphemus Records, dopo aver letto delle ottime recensioni. L'album inizia con "The Dream Of The Old Boats" e subito veniamo avvolti da atmosfere oniriche e ricche di pathos, dove a tappeti tastieristici tipicamente new wave fanno da contrappunto riff di chitarra molto anni '80; Carmelo Orlando alterna clean vocals a growls ruvide e strascicate, trovando delle melodie vocali malinconiche ed opprimenti. L' inventiva melodica del gruppo è innegabile, come dimostrato dall' assolo finale del pezzo in questione, ispirato e appoggiato da una ritmica precisa e dal buon groove. Una triste e lunga introduzione musicale dà il via a "Novembre / It's Blood", dal cantato decadente ed etereo e da una sfuriata centrale tipicamente black; pezzo questo contraddistinto dal riff finale di Carmelo Orlando, che se pur in lontananza ti avvolge con il suo gelido e plumbeo alone di sofferenza. Il buon lavoro alle tastiere di Thomas Negrini e alla chitarra acustica di Carmelo sono la perfetta colonna sonora, atmosferica e decadente, per inneggiare alcuni versi di Salvatore Quasimodo in "Nigth / At Once". Il lavoro prosegue alla grande con un pezzo puramente black metal come "Let Me Hate", dove per la prima volta si viene a ricordare uno tra i gruppi fondamentali del genere in questione, gli Emperor, soprattutto nelle atmosfere evocate dai tappeti tastieristici. Grandissimi.
Un riff di chitarra acustica che mi ricorda molto i Cure di "Lullaby" ed il loro dark emozionale, ci introduce in "Sirens In Filth", altra song che poi andrà a sfociare in un' intensa sfuriata ai limiti del black, contraddistinta da melodie di chitarra dal gusto tipicamente mediterraneo, e dall' emozionante e sommesso bridge di tastiera, che con uno splendido crescendo ci accompagna alla fine del pezzo. Il brano che conclude il primo lato della cassetta in mio possesso è "Swim Seagull In The Sky", dal riff portante incisivo e dal sicuro appeal, dai buoni cambi di ritmo ed atmosfera e dall' egregio lavoro di Giuseppe Orlando dietro le pelli; da segnalare inoltre il bel solo finale di Fabio Vignati al basso.
Il secondo lato inizia con quello che forse considero il miglior pezzo dell' intero lavoro, ossia "The Music", dal rifferama vario ed ispirato, decadente ed ossessivo; dove a partiture thrash si sostituiscono spunti black, creando un crescendo emotivo unico e veramente stupendo sino all' assolo di Carmelo, vera gemma di dolore e sofferenza.
L' infrangersi delle onde fa da sfondo a "Nostalgia / It's Gaze", dove la chitarra acustica la fa da padrona, inneggiando il riff portante del pezzo che va a ricordare le sonorità dei primi Opeth, dirompenti cavalcate black inframezzate da intermezzi neoclassici. "Behind The Window / My Seas Of South" è un' atipica ballad scura ed opprimente, dove si può apprezzare un gran lavoro delle due chitarre acustiche e dove Carmelo dà sfoggio della sua inventiva melodica nell' assolo finale, veloce e frizzante. Le reminescenze ottantiane rifanno capolino nella successiva "Old Lighthouse Tale", dagli intermezzi melodici azzeccatissimi e di gran gusto e dove la voce è sommessa, sofferta come fosse gridata in lontananza. "The White Eyed" ed "Neanderthal Sands" sono altri due buoni pezzi che non tolgono od aggiungono niente al lavoro dei cinque capitolini, se non per dimostrare ancora una volta il loro grande amore per il primo black rabbioso e gelido degli Emperor e per quello più atmosferico e squisitamente neoclassico dei primi Opeth. Degna conclusione di questo gran lavoro è "Christal", con i suoi fraseggi acustici ed i plumbei tappeti di tastiera che fanno da sottofondo per le poche ma espressive parole di Carmelo Orlando. Sicuramente uno dei lavori italiani del genere che preferisco. Certo, delle piccole ingenuità ci sono; la voce, soprattutto quella pulita, talvolta rimane un po' fuori dalle righe e non sempre sembra accompagnarsi melodicamente al pezzo. Sicuramente da ricordare la magnifica copertina, una barca abbandonata sulla spiaggia ed il mare calmo sullo sfondo, che fin da subito inneggia ad atmosfere eteree e malinconiche. La registrazione, effettuata ai mitici Unisound Studios da Dan Swanö, è sicuramente apprezzabile e non denota grosse pecche. Come i Novembre ci insegnano, "è come impazzire in un mare dorato": frase semplice, ma dalle molteplici interpretazioni. Veramente grandi.
(Pasa - Dicembre 2005)

Voto: 8


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